Mafie

Ostia, non solo gli Spada. Qui comandano politici e palazzinari romani

Se Ostia fosse una città sarebbe la 14° più grande d’Italia. Il Municipio, con i suoi 150 kmq, comprende importanti quartieri residenziali e note aree turistiche. Uno dei quartieri più problematici del Municipio è quello di Nuova Ostia, dove una settimana fa il giornalista Daniele Piervincenzi è stato picchiato da Roberto Spada. A seguire parole di sdegno, cortei di solidarietà, scambi di accuse. Ostia Nuova è salita così sulla ribalta nazionale.

Oggi ad Ostia il 10% vota Casapound. Negli anni Settanta tutti votavano il Partito Comunista e molti ottennero le case popolari a Nuova Ostia dopo una manifestazione organizzata in Campidoglio nel 1972. Erano originari del Sud Italia, figli di un sottoproletariato urbano e stigmatizzati come “baraccati”. Tra loro anche numerose famiglie di rom abruzzesi. Le loro abitazioni erano le fatiscenti baracche dell’Acquedotto Felice e dell’Alessandrino e tanti attivisti, dal sociologo Franco Ferrarotti al prete di periferia Roberto Sardelli, li avevano conosciuti sostenendo le loro battaglie e dando forza alle loro rivendicazioni.

La nuova sistemazione negli appartamenti di Nuova Ostia rappresentò per tutti un successo della civiltà e della democrazia. Ma nessuno li andò più a trovare, nessuno si mosse per vedere come vivevano queste famiglie dopo il trasferimento, che situazione si era generata nel nuovo quartiere. Qualcuno riconobbe che quella ricollocazione rappresentò in realtà la disgregazione di una comunità umana condannata ad una nuova più grave emarginazione. Le baracche erano state abbattute e questo bastava, si ritenne, per chiudere una parentesi fatta di battaglie politiche. Nascevano in quegli stessi anni, nella periferia romana, i palazzoni dell’edilizia residenziale pubblica di Corviale, di Laurentino 38, di Tor Bella Monaca. Quartieri dormitorio, popolati dai “baraccati” confluiti da diverse parti della città, nei quali da subito alla povertà economica si aggiunse la segregazione fisica e relazionale, la paura, la rabbia, il trauma del distacco.

Per Nuova Ostia la storia andò diversamente visto che già era presente un complesso residenziale rimasto invenduto e costruito abusivamente alla fine degli anni Settanta. Furono circa 4.000 i “baraccati” che, sostenuti dal Partito Comunista e dai comitati del quartiere, occuparono i 1.300 appartamenti. Le case furono assegnate dai militanti della sezione locale del PCI che organizzarono anche i lavori per gli allacci delle utenze. Il Comune di Roma concordò con il proprietario, il costruttore Renato Armellini, affitti molto cari per abitazioni prive di autorizzazioni, al di fuori del Piano Regolatore e, come rivelato dai crolli del 2009, fatte con sabbia e cemento. Milletrecento appartamenti divisi in 6 lotti che dal 1972 il Comune di Roma li affitta da società riconducibili alla famiglia Armellini.

Piuttosto che Roberto Spada, è lei, Angiolina Armellini, la figlia del palazzinaro romano, la vera protagonista di Nuova Ostia. Secondo un’indagine condotta 3 anni fa dalla Guardia di Finanza tra il 2003 e il 2012 avrebbe nascosto un tesoro di 2 miliardi di euro e non avrebbe pagato il fisco per 190 milioni evadendo le tasse mediante un intreccio di società estere. Risulterebbe proprietaria di 1.243 immobili tra cui 3 alberghi di lusso. Di quegli immobili 1.042 sono le case polari di Ostia Nuova per le quali il Comune di Roma paga alla sua società affitti superiori ai 4 milioni di euro annui.

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La microcriminalità, il narcotraffico, il racket delle case popolari, gli Spada, rappresentano la fisiologica conseguenza di mezzo secolo di coesistenza tra forze politiche e palazzinari romani che ad Ostia si sono sempre mossi in un abbraccio mortale fatto di scelte sociali ed urbanistiche scellerate e che ha creato l’humus tossico nel quale si muove una comunità deprivata.

Non sappiamo davvero a cosa porteranno i cortei degli scorsi giorni e popolati da personaggi che una settimana prima delle elezioni municipali ci sono, e domani risulteranno latitanti. Quello che serve nelle periferie romane è combattere la mafia rompendo il meccanismo che vede il sostegno delle istituzioni nei confronti di quelle forze predatorie e antisociali che sino ad oggi, sulla pelle delle fasce più deboli, hanno soffocato ogni sogno di cambiamento. Sino a quando le periferie non torneranno ad essere il centro della città e dell’interesse dei suoi amministratori le attività criminali degli Spada di turno continueranno a prosperare e con esse l’enfasi che verrà data alle loro “gesta”, necessarie ad un’opera di distrazione di massa. Che in prossimità di ogni tornata elettorale è utile a tutti.