Politica

Giuliano Pisapia, il superticket è iniquo ma è tutta la sanità allo sfascio

L’incontro di lunedì tra Campo progressista, Movimento democratici e progressisti e governo sull’aggiornamento del Def, ovvero la legge di bilancio, mi ha lasciato francamente senza parole. Applaudo, quindi, al ravvedimento di Mpd che si sfila dagli impegni politici presi incautamente in quella circostanza perché ritengo che appoggiare una politica economica antipopolare per chi fa opposizione sia praticamente un suicidio. Bravo Filippo Bubbico, le sue dimissioni valgono più di mille discorsi.

In quell’incontro Giuliano Pisapia ha posto il tema della sanità chiedendo investimenti (e fin qui tutto bene) ma circoscrivendo il problema al superticket di 10 euro sulla ricetta e quindi chiudendo gli occhi su tutto lo sfascio in cui essa versa. L’abolizione di questo balzello ammonta 1 miliardo ma il vero megaticket – che vale 35 miliardi – è quello che i cittadini pagano di tasca propria per curarsi quando la sanità pubblica, strangolata dal definanziamento, li respinge, li mette per mesi in lista di attesa, non gli garantisce le cure necessarie, li fa morire in barella al pronto soccorso.

Sia chiaro il superticket di 10 euro va cancellato perché fonte di iniquità soprattutto nei confronti dei redditi bassi, ma a che mi serve allargare l’accesso alle prestazioni se poi alla gente le prestazioni non gliele garantisco?

Lo sa Pisapia che:
– nonostante nel 2017 il Pil sia cresciuto dell‘1,5%, il governo Gentiloni prevede di continuare a de-finanziare la sanità (6,5% di nel 2018, 6,4% nel 2019, 6,3 nel 2020)?
– l’Organizzazione mondiale per la Sanità ha fissato la soglia di investimento pubblico degli Stati al 6,5% come limite al di sotto del quale è certo che si impedisce alla gente l’accessibilità ai servizi sanitari?
– il combinato disposto tra la nota di aggiornamento al Def e il Decreto del 5 giugno, che taglia di 423 milioni di euro il Fondo Sanitario Nazionale 2017 e di 604 milioni il Fsn 2018, è una vera mazzata al nostro Sistema sanitario nazionale?
– il definanziamento della sanità pubblica serve solo a privatizzarla perché con i soldi che le vengono negati si finanzia la defiscalizzazione totale delle mutue, dei fondi integrativi, delle assicurazioni?
– il welfare aziendale incentivato a partire dal Jobs act dal governo significa la fine del diritto alla salute uguale per tutti?
– se si muore nei pronto soccorso è perché sono stati tagliati in modo scriteriato decina di migliaia di posti letto?
– i consultori, cioè la conquista delle donne, stanno morendo?
– mentre cresce il disagio mentale, come se fosse una epidemia, i servizi che servono per farvi fronte sono ormai ridotti allo stremo?
– i dipartimenti per la prevenzione primaria delle malattie non hanno più occhi per piangere e che le professioni di cura non sono più in condizione di fare il loro dovere?
– mezza Italia non ha gli stessi diritti dell’altra ed è costretta a vendere i suoi malati all’altra mezza?
– le persone che aggrediscono i medici non lo fanno a causa del ticket ma perché sono esasperati da una sanità pubblica che li respinge sempre di più?

Tutto questo costa alla gente con redditi bassi dolori e sofferenze e, in molti casi, la vita. Come può essere credibile una sinistra avallare una così macroscopica immoralità pubblica? Mi interrogo sul perché di questo grave scivolone: capisco le alleanze, i giochi interni, i rapporti con il governo, la crisi della sinistra. Ma questa vicenda disvela una sinistra che ha smarrito il senso delle riforme, del progetto, della non negoziabilità dei diritti, il senso profondo del bene comune. La vera sinistra avrebbe dovuto chiedere tre cose a Gentiloni sulla sanità:
– la revoca delle politiche di definanziamento;
– la messa in sicurezza del sistema universalistico;
– una nuova idea di sostenibilità economica-sanitaria per governare ma con un più avanzato pensiero riformatore, i rapporti difficili tra diritti e limiti economici.

Perché non lo ha fatto? La sinistra che da sempre difende la sanità pubblica oggi non è più all’altezza di questo progetto, non dispone di un pensiero riformatore. Ma allora che sinistra è?