Società

Papa Francesco ha troppi nemici? I veri problemi sono sulla scrivania

Commette un grave errore storico chi pensa che Papa Francesco abbia il record di nemici all’interno della Curia romana rispetto ai suoi predecessori. In tempi recenti forse nessuno più di San Giovanni XXIII ha sperimentato che molto spesso i capi dicastero possono essere le spine più dolorose del pontificato. “Spero di morire prima della fine del Concilio, così morirò da cattolico”, diceva di frequente e a voce alta l’allora capo del Sant’Uffizio, il cardinale Alfredo Ottaviani, mentre Roncalli preparava il Vaticano II.

Così come si potrebbero citare i borbottii curiali, per usare un eufemismo, che suscitarono due storiche decisioni del beato Paolo VI: fissare a 75 anni l’età delle dimissioni e a 80 anni la perdita del voto in conclave per i porporati. L’allora cardinale decano Eugène Tisserant commentò: “Il Papa non ha chiesto la mia opinione e, naturalmente obbedisco, anche se possiedo forze sufficienti per fare qualcosa”. Alla sua morte, nel 1972, i suoi confratelli colsero l’occasione per manifestare la loro protesta nei confronti di Montini eleggendo all’unanimità come nuovo decano il cardinale Amleto Giovanni Cicognani sulla soglia dei 90 anni. Il suo mandato durò poco più di un anno.

Francesco è ben consapevole della solitudine che è da sempre connaturata al ruolo del Papa. Così lo ha voluto Gesù. Così è stato per il primo Pontefice, san Pietro, quando si trovò a rinnegare per ben tre volte il Maestro che gli aveva affidato una successione pesantissima. Così è stato per secoli e millenni, fino a oggi. Non deve meravigliare che tutto ciò avvenga anche con Bergoglio, così come col suo diretto predecessore, quel Benedetto XVI vittima già da cardinale di una campagna mediatica che lo ha dipinto in modo assolutamente infondato come un uomo glaciale.

Sicuramente, nei tempi moderni, tutto questo viene amplificato dall’eco globale dei social. Oggi i pontefici devono confrontarsi anche con i tweet, le caricature e persino le fake news che inondando la rete. Delle vere e proprie Pasquinate social se si considera che papi come Pio VII venivano sbeffeggiati già nell’Ottocento. Riferendosi alla morte in cattività di Pio VI e ai buoni rapporti del suo successore con Napoleone Bonaparte, sulla più celebre “statua parlante” di Pasquino a Roma apparse un cartello: “Un Pio perdé la Sede per conservar la fede; un Pio perdé la fede per conservar la Sede”. È noto che poi anche Pio VII si scontrò con l’imperatore francese che lo arrestò e lo condusse in esilio.

I veri problemi di Bergoglio sono, invece, sulla sua scrivania. A iniziare dal processo sulla distrazione dei fondi della fondazione Bambino Gesù per ristrutturare l’attico del segretario di Stato di Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone. Procedimento penale in corso in Vaticano a cui molto probabilmente seguirà quello di monsignor Carlo Alberto Capella, diplomatico della Santa sede richiamato di corsa da Washington dopo che il dipartimento di Stato Usa ha notificato alla Segreteria di Stato la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche.

Ma ci sono anche delle nomine chiave da fare a iniziare da quelle nella Chiesa italiana. Dopo la scelta del cardinale di Perugia-Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, come nuovo presidente della Cei e del nuovo nunzio in Italia, monsignor Emil Paul Tscherrig, primo diplomatico straniero a ricoprire tale ruolo, Francesco deve procedere ad altri cambiamenti importanti. C’è chi pensa che il Papa potrebbe presto mandare in una diocesi il numero due della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, al quale Bergoglio, alle fine del 2013, ha affidato il delicato ruolo di essere il traghettatore della Cei dall’era Ratzinger a quella del Papa latinoamericano.

Poi sarà la volta di due nomine episcopali altrettanto importanti: Genova, con Angelo Bagnasco che scadrà il 14 gennaio prossimo, e Napoli, con Crescenzio Sepe che si dimetterà il 2 giugno 2018. Sedi che fanno aumentare l’acquolina in bocca ai carrieristi ecclesiali che non mancano mai in ogni pontificato. E con essi i nemici, più interni che esterni.