Trash-Chic

Saint Tropez: c’era una volta Brigitte Bardot. Adesso va in scena il Gran Cafonal

C’era una volta B.B, la divina. Brigitte Bardot che cammina scalza e corrucciata per le viuzze di Saint Tropez con quel suo broncio che faceva schizzare alle stelle il testosterone. E poi Brigitte Bardot che mette alla porta Gigi Rizzo e valigie, mettendo fine al matrimonio lampo con l’ex playboy. Erano i tempi del cult movie Et Dieu crea la femme, mentre B.B. creava il mito di Saint Tropez. E Gunther Sachs per chiederla in sposa lanciò da un elicottero una pioggia di petali rossi sulla spiaggia della villa di lei, la Madrague. Lei accettò.

Les temps changent: adesso c’è la mini/mini Carol Asscher, l’ereditiera sempre in bilico su trampoloni ammazza/caviglia. Dalla sua villa a Ramatuelle la mise en scene del party è in stile Gran Cafonal, con sfilata di modelle alla Victoria Secret, tutte lingerie e piume. All’ingresso grandi mezzelune di rose bianche e rose sfinite dalle bollenti temperature. Sorpresa finale con gli acuti canterini di Andrea Bocelli. Ma divieto assoluto di farsi un selfie con il tenore “assopigliatutto”: basta firmare uno cheque di 200mila euro per averlo in casa a cantare: Happy 50 birthday! Tre giorni di addestramento intensivo, divertirsi a tutti i costi. Tanto la festa è costata solo uno zero virgola, zero virgola, un per cento del salvadanaio di famiglia. Shhhhh, non fate arrabbiare la Carol. Altrimenti vi riversa in testa un secchiello di ghiaccio in testa. Beh, a queste temperature il rinfresco fuori programma potrebbe anche essere gradito. Non ha invece apprezzato la nuova fidanzata del suo ex, il banchiere Olivier Bizon.

Come da rituale, servono una al massimo due generazioni per costruire una fortuna. La terza spende e spande. La quarta generazione pure visto che i festeggiamenti a Saint Tropez erano al quadrato: i primi 50 anni di Carol e i 18 anni di Nicolas Asscher Telese, figlio di quel Alfonso, imprenditore padovano, ma soprattutto un bon vivant con una tribù di figli da precedente matrimonio. Ma è con Carol che ha messo a segno il colpaccio della sua vita. I figli sono piezze e’ core. E sul cartonage d’invito confezionato dentro una scatola rosa scintillante di Swarovski, figliolo e mamà sono teneramente abbracciati dentro una cornice a forma di cuore.

Un po’ di cronistoria di famiglia: nel 1906 il bisnonno di Carol su commissione del re d’Inghilterra Eduardo VII tagliò il più grande diamante estratto dalle miniere del Sudafrica. Fu battezzato la “Stella d’Africa” il diamante giallo di 110 carati, di rara bellezza  che divenne subito il masterpiece della Corona britannica. Un taglio che rendeva la sua lucentezza in tutte le sue sfaccettature. L’ereditiera Carol è cresciuta a biberon e diamanti. E tacco a spillo pure a bordo piscina. Carol che si fa fotografare a mo’ di Marilyn solo che al posto del lenzuolo lei si fa avvolgere da una coperta di cincillà.

Suo nonno, fornitore della regina Vittoria, le regalò il suo primo diamante a 18 anni. Era ovviamente un Royal Cut Asscher Cut. Ma per la legge del contrappasso il padre di Carol si occupò poco di diamanti e fondò in Francia una compagnia di telecomunicazioni. Mentre Carol si trasferiva nel paradiso fiscale elvetico dietro lo scudo di un “ anonimato miliardario”, si fa per dire. Case a Gstaad, Parigi e Phuket, colleziona opere d’arte contemporanea senza capirne un granché. Ma solo perché fa status. Balli fino all’alba nel giardino di casa su pista da sballo in plexiglass ma c’è chi si è trasferito direttamente al Nikki Beach per un lunch a decibel spacca/timpani. Ma soprattutto per mettersi in ammollo in piscina acciambellati dentro fenicotteri gonfiabili. In fondo il pennuto rosa shocking è l’unica cosa che rimarrà di questa scialba Saint Trop.

Twitter @januariapiromal