Trash-Chic

Il Vesuvio brucia (è una Napucalisse) mentre De Luca è alla Reggia di Caserta a sentire Ennio Morricone

Era seduto in terza fila alla reggia di Caserta mentre il Vesuvio bruciava. Una lingua di fuoco lunga tre chilometri da far esclamare al verace drammaturgo Mimmo Borelli: “E’ ‘ na Napucalisse”. No il governatore De Luca, non se lo poteva proprio perdere il concerto del maestro Ennio Morricone che inaugurava “Un’ estate da re”, seconda edizione di un ricco cartellone, messo a punto da sforzo collettivo, Regione e sponsor privati.

Ma perché dare addosso a De Luca, lui, tra un “Nuovo cinema Paradiso” e “The Mission” ( tra i più grandi successi cinematografici di Morricone), la sua missione, era quella di non perdersi una nota. Chissene se alle sue spalle si scatenava un inferno di fiamme e fumo, tanto il giorno dopo arrivava l’esercito, De Luca non poteva perdersi neanche un sospiro di Dulce Pontes, la più grande cantante di fado portoghese.

Sai che ti dico De Luca, hai fatto bene. Il concerto è stato meraviglioso. Una mise en scene pazzesca: 89 elementi dell’Orchestra Roma Sinfonietta e una novantina di coristi. Dai 4000 posti a sedere, tutti in piedi ad applaudire il maestro, 88 anni, dritto come un giunco, che ha diretto un concerto di 2 ore senza una stonatura. E tre bis.

Antefatto. Sabato, l’amico e avvocato Michele Correra era appena sceso da un’escursione nel parco del Vesuvio. Dall’autostrada si vedeva già qualche fuocherello sparso qua e là lungo il dorso del Vesuvio. Con il senno di poi, di cui sono lastricate sempre le buone intenzioni, bastava, forse, che un centinaio di volontari andassero con un secchiello d’acqua a spegnere i primi focolai e si sarebbe evitata la Grande Catasfrofe.

Ai fochetti non ci penso più e arrivo a Ravello. Si attraversa la corte gotica di Villa Rufolo, all’ombra di una torre medioevale si arrampica una boungaville di un rosa intenso, si passa attraverso un giardino all’italiana, in mezzo a svettanti pini mediterranei che sembrano sculture si scendono le scale per arrivare al palco più bello del mondo sospeso tra cielo stellato e mare. Sullo sfondo la silouhette della costiera amalfitana, e lì sui monti Lattari si inerpica il “Sentieri degli dei” che racconta millenni di miti e leggende. Ecco, io mi accontenterei già di questo pezzetto di bellezza multiforme. Invece lo spettacolo nello spettacolo deve ancora incominciare. E ci sentiamo tutti dei per una notte con la strepitosa pianista argentina Martha Argerich, 76 anni portati con la stessa lievità delle sue note che bucano l’oscurità. E che mettono a zittire anche stormi di gabbiani che volteggiano sulle nostre teste.

E se aggiungiamo l’ouverture nel segno di Wagner con l’Hungarian Radio Symphony Orchestra, le musiche di Brahms con l’orchestra sinfonica di Berlino, i preludi di Chopin, Les italiens de l’Opera de Paris con costumi di Christian Lacrois e tanta, tanta roba ancora i programmi degli altri festival internazionali sembrano ‘na cosarella.

E’ raro ma può succedere. Due uomini giusti al posto giusto. Due competenze al servizio del sistema cultura. Due filosofi che ragionano e fanno ragionare gli altri. Onestà intelletuale e impegno civile, due paroline di cui non sono in tanti a conoscere il significato. Sebastiano Maffettoni, docente alla Luiss e presidente della Fondazione Ravello, Nino Daniele, secondo mandato all’ assessorato alla cultura a Napoli, che vuole riportare dopo 20 anni di esilio forzato la kermesse made in sud: Napoli: La Città Libro. A sua detta Napoli ha un’inestimabile antico patrimonio librario che aspetta solo di essere valorizzato. E dal suo sito “Non sprecare” il saggista Antonio Galdo tuona: “E’ inammissibile che a Napoli comprino solo pizza, cravatte e corni scaramantci”.

Twitter @januariapiromal