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La ‘madre di tutte le bombe’ serviva a sdoganare la guerra nucleare?

L’esplosione il 13 aprile 2017 dell’Ordinance Massive GBU-43/B (Moab), comunemente nota come madre di tutte le bombe, contro militanti Isis siriani in Afghanistan ha creato stupore, ma poco allarme, un’indignazione di facciata da parte di alcuni governi e una malcelata ammirazione da parte di quasi tutti i capi militari, ma, soprattutto, è stata metabolizzata dall’opinione pubblica come un episodio da fiction, come tutto quanto accade nelle carte geografiche dove ancor oggi potremmo leggere “hic sunt leones”. Quanti cadaveri? Quali distruzioni? Quali escalation nelle risposte militari? Quali effetti climatici e inquinanti? Solo il Papa è intervenuto con disprezzo per tanta malevolenza e ottusità, ma i canali diplomatici si sono affrettati a dire che la Moab ancora non ha un contenuto radioattivo, anche se – e questo è il punto – predispone all’impiego dell’arma atomica, le offre un contenuto di eventualità, magari locale, che penetra nella coscienza di chi abita il mondo.

L’ordigno è stato sviluppato per l’esercito statunitense da Albert L. Weimorts Jr. nel Laboratorio di Ricerca dell’aviazione. Al momento dello sviluppo, è stata dichiarata come la più potente arma non nucleare nell’arsenale americano, progettata per essere teleguidata con GPS da un C-130. Si tratta di una evoluzione della BLU-82 Daisy, che è stata utilizzata come arma di intimidazione per liberare zone fortemente boscose nella guerra del Vietnam. Il Moab, collaudato nel 2003 e di cui esistono una ventina di esemplari, è progettato per essere utilizzato contro un target specifico e non può in sé replicare gli effetti di una tipica missione di bombe pesanti.

Il Moab, secondo il sito di informazioni militari Deagel ha un prezzo unitario di 16 milioni di dollari: ne sono state costruite 20 con una spesa di circa 314 milioni di dollari. Ha 30 metri di lunghezza, pesa quasi 11 tonnellate e produce un’esplosione devastante sulla terra che invia una nuvola di funghi (l’atomica…) che salgono nel cielo. L’esplosione delle munizioni avviene prima di colpire il terreno, accendendo una nebbia combustibile e infiammabile che annulla tutto in un raggio 1 miglio, con un’onda d’urto letale per più di un miglio e mezzo.

Un portavoce dell’esercito afghano ha detto che lo scoppio ha ucciso 94 militanti Isis senza segni di vittime civili. I parlamentari della provincia afgana del Nangahrar affermano invece che più civili sono scomparsi per sempre, i rilievi satellitari e la visita di un giornalista del Guardian dimostrano che nei lussureggianti altipiani si trovano corpi accanto a alberi vuoti, poiché i combattenti stavano dormendoci dentro. Le immagini satellitari di colture attive nella regione hanno portato gli osservatori a supporre che i campi non sarebbero stati lasciati incustoditi e che ci fossero residenti all’interno delle capanne e degli insediamenti.

Sul piano ambientale e climatico la Moab ha effetti molto ampi. Le componenti di essa si decompongono rapidamente, a velocità supersoniche, generando un’enorme scarica d’urto. L’alluminio nella bomba si ossida velocissimamente, aggiungendo forza all’esplosione. Con una tale onda d’urto, il volume di gas creato non è tanto tremendo in quantità, quanto devastante rispetto ai tempi biologici della natura e degli umani. La bomba infatti produce tutto il gas in pochi millisecondi al massimo.

E, se, come temo, si volesse sdoganare una contenuta guerra nucleare locale, Marc Z. Jacobson, professore di Ingegneria ambientale a Stanford, calcola che la più piccola possibile guerra nucleare regionale, “usando solo un millesimo degli armamenti di una guerra nucleare a pieno scala”, potrebbe scatenare circa 700 milioni di tonnellate di anidride carbonica, tanto quanto un paese come l’Inghilterra emette ogni anno. Come mai “si dà un’occhiata” ad alcuni dei possibili risultati di un conflitto nucleare? Perché purtroppo ci stiamo andando irresponsabilmente e incoscientemente vicini.

“Che cosa c’è di peggio che scatenare sulla società l’ira della più grande bomba non nucleare da fare?”. Evidentemente, serve a far capire che si potrebbe esser pronti ad utilizzare il peggio in qualsiasi momento. Si dice che Trump l’abbia fatto per distrarre dalle sue pene politiche interne. Di per sé è un giudizio su quanto sia “unfit to be president”!