Politica

Minzolini: finché c’è il Patto c’è speranza, ma non per noi

Se qualcuno immaginava che il Patto del Nazareno facesse ormai parte del passato è bene che si ricreda. Il Patto c’è, non è mai stato accantonato, né stracciato. Ultima prova dell’esistenza dello stesso è il recente “salvataggio” di Minzolini. Al di là della figura professionale che lo precede (già direttore del Tg1, che in qualità del suo ruolo, in pieno dominio berlusconiano, “informava” gli italiani con servizi pronti ad affermare l’inesistenza della crisi, l’affollamento dei ristoranti, la coda agli aeroporti per le vacanze degli italiani, la relazione zio nipote fra Ruby e Mubarak) è bene soffermarsi su un paio di punti cardine.

Primo fra tutti è il fatto politico in sé. Ciò che è accaduto in Parlamento qualche giorno fa racchiude una gravità traducibile nella continua destrutturazione dell’ordine democratico. Ciò si misura con la violazione, così a random: della legge Severino, delle direttive civili e morali (oltre che politiche) di una moderna democrazia degna di questo nome e del buon costume, visto che non stati risparmiati neanche baci e abbracci al Minzolini dopo il discusso salvataggio. Indice, quest’ultimo aspetto, che esprime quanto lo Stato italiano si cibi di una tracotanza al di fuori di ogni limite, sopratutto dopo la debacle del 4 dicembre scorso e dopo aver ignorato anche la più minima e remota possibilità di andare al voto almeno dopo la sentenza della Consulta.

C’è da chiedersi quanto questa classe dirigente politica, o presunta tale, si ostinerà a stuzzicare la pazienza dei suoi stessi cittadini. Benché essi siano ormai avvezzi a “salvataggi” parlamentari di condannati, indagati e affini (l’era berlusconiana ci ha regalato episodi di rara bellezza in questo senso) è anche vero che gli italiani sono reduci da un periodo in cui i loro diritti principali ed essenziali, quali lavoro e qualità della vita, sono stati bypassati in nome dei voucher, dei decreti salva banche, di riforme (in)costituzionali.

Altro punto fondamentale che emerge dalla vicenda Minzolini è che il governo Gentiloni avrà vita sino alla fine naturale di legislatura. Molti potrebbero affermare, giustamente, che tale fatto fosse già noto da tempo. Eppure il caso in questione è la prova provata che, indipendentemente da Renzi, le alleanze sancite dal Patto del Nazareno andranno avanti non curanti di qualsiasi altra ingerenza sia interna che esterna. Non contano tanto i Renzi, i Gentiloni: a essere essenziali sono i patti.

Finché la carta costituzionale del Nazareno non verrà realmente stracciata, vi sarà sempre una maggioranza governativa fondata sul voto di scambio (Lotti docet).
L’attuale maggioranza è formata dalla più evidente e paradossale contraddizione in termini che una Repubblica democratica possa desiderare: una finta e apparente opposizione. In realtà, tutti traghettano la nave verso l’unico scopo strumentale che hanno prefissato unitamente.

Al popolo italiano, unica vera vittima di questo ennesimo “omicidio” democratico, non spetta altro che continuare a resistere finché può. Eppure c’è da chiedersi quanto durerà questa sua stoica pazienza ragionata. Almeno per il momento.

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