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Tiziano Renzi: “Ho chiesto 300mila euro di danni al Fatto. Venite a Firenze il 16 marzo e parlerò”. Ma è vero solo in parte

Il padre dell'ex presidente del Consiglio, rispondendo a una giornalista della Nazione, parla della causa contro il nostro giornale, ma la prima udienza si terrà l'11 aprile, non parlerà nessuno e non riguarda il caso Consip, bensì i suoi affari nel ramo degli outlet. Tiziano Renzi ha denunciato il Fatto per quella che lui definisce una campagna mediatica avversa

E’ indagato per traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Consip, si è dimesso da segretario del circolo Pd di Rignano sull’Arno senza dire una parola ma anche per il clamore mediatico provocato dall’indagine. E a tutti i giornalisti che da giorni cercano di raccogliere la sua versione dei fatti ha preferito non rispondere. Fino a due giorni fa, quando Tiziano Renzi ha deciso di dire qualcosa alla giornalista de La Nazione di Firenze, l’unica capace di estorcergli qualche parola. Il tema è quello del rapporto con la stampa. “Non parlo con nessuno, tanto qualsiasi cosa viene travisata o, peggio, inventata”, dice il padre dell’ex premier alla cronista, che giustamente gli pone la seconda domanda: “E allora perché non denuncia chi inventa queste falsità?”. E qui Tiziano Renzi risponde. Così: “Venite il 16 marzo al tribunale di Firenze. C’è la prima udienza contro Travaglio e il Fatto Quotidiano. Credo sia pubblica”. Di che cosa si tratta? “Una richiesta di risarcimento danni di 300mila euro”. Poi ritorna nel suo silenzio.

Ciò che Renzi non dice, però, è che l’udienza in questione non si terrà il 16 marzo, bensì l’11 aprile e, sopratutto, che non sarà pubblica e che non parlerà nessuno perché si tratta della prima udienza di un processo civile: gli avvocati depositano le carte, il giudice decide. Stop. Il padre dell’ex segretario del Pd, poi, non dice la cosa più importante: la richiesta danni non riguarda il caso Consip, né tanto meno le sue vecchie imprese imprenditoriali con la Chill Post, bensì – come ha spiegato il direttore Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto di oggi – i suoi affari nel ramo degli outlet di lusso, in cui operavano una serie di imprenditori poi finiti indagati proprio per la gestione amministrativa di quegli affari. Tra questi figurano Andrea Bacci (sulla sua Coam pende un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e per accesso abusivo al credito), Luigi Dagostino e la famiglia Moretti di Arezzo con Amedeo Moretti è indagato insieme a Dagostino per fatture false. Per questo gruppo di imprenditori, ai quali va aggiunto l’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, Tiziano Renzi ha ricoperto il ruolo di consulente delle società impegnate nel business dei centri commerciali in Toscana (a Leccio Reggello), a Fasano (Brindisi) e a Sanremo. Quanto alla causa contro Il Fatto, il padre dell’ex premier ha querelato in sede civile il direttore del quotidiano Marco Travaglio, il direttore del sito Peter Gomez e due suoi giornalisti (Pierluigi Giordano Cardone e Gaia Scacciavillani) per quella che lui prefigura come una campagna mediatica ai suoi danni, chiedendo appunto un risarcimento di circa 250mila euro. Ai giudici il compito di decidere. Ma di certo non lo faranno il 16 marzo. Né Renzi senior potrà in quella sede spiegare la sua posizione all’interno del caso Consip.