Società

Carnevale di Viareggio, dall’orlo del baratro alla resurrezione: salvo grazie ai carristi che hanno anticipato i soldi

Il 2017, prima edizione dopo l’incubo del dissesto, complice il bel tempo, ha fatto il pienone. Ilfattoquotidiano.it ha cercato di capire le ragioni di questo successo. La principale: “I carristi sono stati determinanti nel salvare la manifestazione. Per quattro mesi, da ottobre 2015 a gennaio 2016, non sono stati pagati nei tempi previsti dal contratto”, ammette la fondazione

 

Rinasce il Carnevale di Viareggio. Dopo due anni di commissariamento, asfissiata dalla mancanza di contributi, la manifestazione, prima nella classifica Mibact dei Carnevali storici d’Italia, quasi rischiava di chiudere. In 144 anni era successo soltanto due volte: durante la prima guerra mondiale e la seconda. Uno smacco per i viareggini che vivono per i corsi mascherati, come hanno scritto a caratteri cubitali nei colori del Burlamacco – la maschera ufficiale, bianca, rossa e nera – sul muraglione che dalla Darsena dei pescatori si tuffa in mare poco prima dell’orizzonte: “Viareggio è il Carnevale”.

Diffidenti, i viareggini hanno lasciato fare un sindaco “forestiero”, venuto dalla piana lucchese ed eletto con una lista civica di centro sinistra, Giorgio Del Ghingaro, che, nello scetticismo popolare – una volta partito il commissario prefettizio – ha messo a capo della Fondazione Carnevale Marialina Marcucci, manager dalle riconosciute capacità comunicative, ma con un peccato originale imperdonabile: non è viareggina. E’ lucchese e fa parte di una delle famiglie più note in Lucchesia. Suo fratello è il senatore renziano Andrea Marcucci.

La ricetta ha funzionato. Il 2017, prima edizione dopo l’incubo del dissesto, complice il bel tempo, ha fatto il pienone. Ma per far funzionare una macchina così grande non basta un po’ di sole. Ilfattoquotidiano.it ha cercato di capire le ragioni di questo successo. La principale: “I carristi sono stati determinanti nel salvare il Carnevale. Se il Carnevale è salvo, è soprattutto grazie a loro, che per quattro mesi, da ottobre 2015 a gennaio 2016, non sono stati pagati nei tempi previsti dal contratto” ammette oggi la Fondazione. A un mese dalla sfilata, hanno anticipato loro tutti i soldi, tanti soldi, pur di non interrompere la magia. A fermarla ci sono riuscite solo le bombe, tanti anni fa. Ma questa è una storia vecchia, che a Viareggio non vogliono più ripetere.

I soldi
A scavare la fossa al Carnevale era stato un contributo del Comune di Viareggio messo in bilancio dalla Fondazione Carnevale nel 2014 e mai arrivato. “Un milione e 400mila euro promessi dalla giunta, ma mai confermati” ricorda la Fondazione. Un guaio, determinato da un’amministrazione allora sull’orlo del dissesto, che costò alla Fondazione un commissariamento durato due anni, durante la quale gli affitti ai carristi per i loro hangar nella Cittadella del Carnevale erano raddoppiati, mentre i loro stipendi futuri erano a rischio e quelli da riscuotere in ritardo di 4 mesi. A ridare ossigeno al Carnevale viareggino è intervenuta la Regione Toscana di Enrico Rossi. Un mega contributo di 1 milione e 400mila euro nel 2015, un altro da 1 milione e 200mila euro nel 2016 hanno sollevato la manifestazione dal baratro. “Quest’anno si attende lo stesso impegno importante” dicono in Fondazione. Il Comune ha fatto la sua dando i proventi della tassa di soggiorno del 2016, mentre il governo già l’anno scorso ha dato 51mila euro, grazie a un bando del 2015, il primo che ha aiutato a pioggia i Carnevali storici d’Italia, del valore complessivo di un milione di euro.

I viareggini
Feriti nell’orgoglio, i viareggini hanno risposto in massa, più numerosi che mai. Lo dicono le vendite degli abbonamenti al Carnevale: rispetto al 2016, sono stati venduti 2500 cumulativi in più, per un totale di 26mila abbonamenti corrispondenti a 722mila euro. Praticamente più di un viareggino su tre si è abbonato al Carnevale quest’anno. La fedeltà dei locali si è vista sui carri. “Quest’anno erano 2700 i figuranti che animavano i carri in modo volontario e che anzi spendono fino a 100 euro ciascuno per comprarsi il costume” rivelano dalla Fondazione. E’ questo lo zoccolo duro dei fan che si trovano più sere a settimana, fin da ottobre, in Cittadella, per provare i balli di gruppo.

I turisti
Nei giorni dei corsi mascherati hanno invaso gli hotel della Versilia, da Forte dei Marmi a Viareggio, passando per Lido di Camaiore, e dell’entroterra: Lucca, Pisa e Montecatini. La Fondazione elenca le cifre: “Più 6% di pernottamenti, più 10% di presenze rispetto all’anno scorso”. Un afflusso che ha portato a incassare 630mila euro di biglietti ordinari (non abbonamenti) soltanto domenica 26 febbraio. Un record se si pensa che ogni anno il Carnevale di Viareggio in 5 sfilate ricava dai biglietti quasi 2 milioni di euro. E non sono solo italiani. I turisti a Viareggio arrivano da ogni parte del mondo. “Quest’anno abbiamo ricevuto delegazioni da Francia, Corea, Cina, con l’agenzia di stampa cinese Xinhua venuta a fare le riprese. “I cinesi amano da morire il Carnevale” dicono in Fondazione. Un risultato che non piove dal cielo. Non solo quest’anno è stato introdotto uno spot su tutte le reti Rai e su RaiPlay, ma tra le novità c’è anche il Premio Internazionale, attribuito a Los Angeles, New York e Mosca da giurie composte da giornalisti, imprenditori e tour operator che guardano la sfilata viareggina in video.

I lavoratori
Il Carnevale genera un’economia che fa bene alle maestranze di tutta la Toscana. In Cittadella, da settembre a febbraio, lavorano 150 persone tra saldatori, sarte, carpentieri, addetti alla carta. Non solo: il materiale è tutto made in Italy, secondo la Fondazione. Di più: a km zero. “Tutto l’indotto diretto della lavorazione dei carri, quindi carta, legno, ferro, gesso, creta, sono materiali che vengono comprati tutti da aziende locali. Sono soldi reinvestiti nel territorio” afferma la Fondazione Carnevale.

Ma il merito va soprattutto a loro, i carristi, i “maghi nati col cuore di cartapesta”, come recita una canzone del Carnevale viareggino. Un pugno di famiglie che, di generazione in generazione, si tramanda l’arte e il mestiere, un mestiere ingrato fatto al freddo di capannoni alti più di venti metri, a pitturare, segare, modellare, una corsa contro il tempo che inizia a settembre, quando si smantellano i vecchi carri, proprietà della Fondazione, che li rivende in giro per l’Italia e per il mondo, e finisce a gennaio, prima che inizi il Carnevale. Ma a volte gli ultimi ritocchi si fanno anche in corso d’opera.

Tutti hanno lo stesso budget ed è il loro ingegno che li spinge a distinguersi. Ogni carro di prima categoria, la Serie A del Carnevale, riceve 121mila euro, ogni carro di seconda prende 57mila euro, mentre a ciascuna mascherata di gruppo vanno 21mila euro e 1000 euro alle maschere isolate. “Con questi soldi i carristi devono pagare se stessi, i dipendenti, la sicurezza che è fatta di ingegneri e consulenti da pagare, l’affitto dell’hangar” spiega la Fondazione. Il primo classificato vince 9000 euro. Ma in palio c’è molto di più. Come nel calcio, vige la regola della retrocessione e della promozione, che scatta ogni due anni. Il 2017 è uno di quelli. “Il ritorno di questo meccanismo ha stimolato tanto i carristi, livellando verso l’alto la qualità della manifestazione” commenta a ilfattoquotidiano.it Claudio Vecoli, vice caposervizio della redazione Versilia del Tirreno e memoria storica del Carnevale. E i carri – si dice a Viareggio – non sono mai stati così belli come quest’anno. “I carristi sono stati determinanti nel salvare il Carnevale. Se il Carnevale è salvo, è soprattutto grazie a loro, che per quattro mesi, da ottobre 2015 a gennaio 2016, non sono stati pagati nei tempi previsti dal contratto” ammette oggi la Fondazione. A un mese dalla sfilata, hanno anticipato loro tutti i soldi, tanti soldi, pur di non interrompere la magia. A fermarla ci sono riuscite solo le bombe, tanti anni fa. Ma quella è una storia vecchia, che a Viareggio non vogliono più ripetere.

*modificato da redazione web il 5 marzo 2017 alle 12