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Generali, è guerra di posizioni: il Leone sotto assedio si difende comprando il 3% di Intesa Sanpaolo

La contromossa sbarra la strada alla banca, che non potrà salire oltre il 3% della compagnia di assicurazioni pena il congelamento dei diritti di voto oltre quella soglia. Ora l'unica opzione sul tavolo per poterla controllare è una costosa offerta pubblica d’acquisto. La mossa prende spunto dalle ambizioni ostili dei francesi guidati da Vincent Bolloré, socio di peso in Mediobanca e a cascata primo azionista di Trieste

La guerra sulle Generali entra nel vivo. Così la compagnia assicurativa si arrocca comprando il 3% di Banca Intesa. Nel dettaglio, il gruppo triestino ha acquistato “i diritti di voto su 505 milioni di azioni” della banca guidata da Carlo Messina, “pari al 3,01% del capitale sociale” attraverso un prestito titoli. L’operazione è una contromossa dopo le indiscrezioni di un possibile interesse di Intesa per la compagnia triestina che l’istituto milanese ha diplomaticamente confermato martedì in serata, dichiarando che “possibili combinazioni industriali” con il Leone di Trieste sono “oggetto di valutazioni” da parte del management.. Ma suona come una guerra di posizione che parte da lontano. E più precisamente dalle ambizioni “ostili” dei francesi guidati da Vincent Bolloré, socio di peso in Mediobanca, che a cascata è il primo azionista delle Generali. Grazie a questa mossa, infatti, secondo il testo unico della finanza, Intesa non potrà salire oltre il 3% delle Generali. Pena il congelamento dei diritti di voto oltre quella soglia. L’unica opzione sul tavolo per poter controllare la compagnia sarà solo una costosa offerta pubblica d’acquisto.

E’ questo l’ennesimo colpo di scena dopo un fine settimana in cui si sono rincorse indiscrezioni sulle tensioni in seno al gruppo assicurativo. In particolare, secondo quanto riferito da Il Giornale il 23 gennaio, l’ad di Generali, Philippe Donnet, voluto da Bolloré, avrebbe tentato di far passare la cessione di Generali France in vista di una futura alleanza con Axa. Una dismissione alla quale, peraltro, sarebbe stata interessata la tedesca Allianz. L’operazione non è piaciuta però al direttore generale Alberto Minali, che ha il sostegno dei soci italiani Del Vecchio e Caltagirone. Così i due manager sarebbero arrivati ai ferri corti. Con Minali disposto a mettere le dimissioni sul tavolo nel cda di mercoledì. Lo scontro su Generali France non è stato inoltre un caso isolato, bensì l’ennesimo braccio di ferro fra i due manager che si erano già trovati su posizioni opposte su due dossier caldi per Generali e per il governo italiano. Il primo è Mps. Con il fronte italiano che ha spinto per la conversione dei 400 milioni di bond subordinati destinati a diventare il 7% del capitale della banca. E quello francese che avrebbe invece preferito desistere. Il secondo è Alitalia per la quale Banca Intesa, socio e creditore del vettore, auspica la conversione in azioni di 300 milioni di prestiti concessi da Generali all’ex compagnia di bandiera. Mentre i francesi preferirebbero non diventare azionisti del vettore che è una spina nel fianco del governo Gentiloni.

Divergenze insanabili insomma che hanno riaperto un’antica guerra: quella per il controllo assoluto delle Generali. Non è la prima volta, infatti, che i francesi tentano di mettere le mani su Trieste. Ma oggi sono più forti che mai. Innanzitutto perché hanno un ascendente su Mediobanca, primo socio di Generali con il 13,46%, attraverso Bolloré. E poi hanno anche dalla loro Unicredit, banca guidata dal francese Jean-Pierre Mustier, che lancerà a breve un aumento di capitale da 13 miliardi capace modificare gli equilibri azionari ridimensionando il ruolo delle fondazioni. Senza contare che sul mercato da tempo si rincorrono ipotesi di aggregazione fra Unicredit e Société Générale che potrebbero intensificarsi dopo la ricapitalizzazione.

Lo scenario è insomma fluido a Milano come a Trieste su cui ha puntato di recente proprio Société Générale diventando il secondo socio di Generali. Tuttavia l’ingresso in scena di Intesa apre a nuove ipotesi di lavoro. Come quella che vorrebbe la tedesca Allianz al fianco della banca italiana per arginare l’assedio francese al sistema finanziario italiano. E’ presto per dire come andrà a finire, ma di certo nessuna operazione sulle Generali potrà avvenire senza il placet del governo Gentiloni che ha sul tavolo diversi dossier franco-italiani. Primo fra tutti quelli su Mediaset e Telecom, due società al centro degli interessi dell’impero di Bolloré in Italia. Ma anche sostanziali per i precari equilibri politici del governo.

Aggiornato da redazioneweb il 24/01/2017 alle 21.31