Diritti

Attentati e migranti, perché Angela Merkel ha usato le migliori parole possibili

Non è facile commentare le parole di Angela Merkel a poche ore dall’attentato di Berlino: “Continueremo a sostenere e a dare sostegno alle persone che chiedono di integrarsi nel nostro Paese”. Perché occorre una grande capacità di mentallizzare per separare le emozioni del momento (che in queste ore sono tutte concentrare sulla piena compassione e dolore per le vittime) dalle parole prese alla lettera, dal loro significato complessivo e politico. Cosa quasi impossibile in questo momento di dolore.

Pertanto, dichiarando da subito la piena solidarietà alle vittime e ai loro famigliari, immaginando a fatica lo strazio per una morte tragica e ingiusta e condannando con le forze rimaste simili attentati che nulla o troppo hanno di umano, non riesco a pensare a quali altre parole avrebbe potuto utilizzare Angela Merkel. Quelle di significato diametralmente opposto “smetteremo di dare sostegno alle persone che chiedono di integrarsi nel nostro Paese” avrebbero significato una resa del tentativo di creare una possibilità concreta di convivenza tra le persone che dividono un certo territorio. Facendo uno sforzo ancora più grande avrebbero costituito una risposta di rifiuto davanti all’atto più magistrale del rifiuto della vita.

Viviamo in un mondo insicuro. Sempre più insicuro. Non sono le persone che provengono da altri paesi che rendono la nostra vita più difficile ma la totale incapacità, livello politico, di affrontare le dinamiche e i processi globali che stanno attraversando il nostro pianeta. La totale mancanza di attenzione per chi muore ogni giorno, ancora e anche a Natale, per una dissenteria in Africa. L’avere costruito le relazioni internazionali su una logica di potere e sfruttamento e l’essere diventati uomini e donne la cui vita dipende da scelte effettuate da persone spesso corrotte e prive di scrupoli. La cui vita può dipendere da un folle che investe e uccide. È un mondo molto brutto quello che possiamo raccontare con queste parole. Un mondo che non sa cosa farsene del Natale e dei suoi mercatini.

Siamo uomini di parola e dobbiamo continuare a raccontare un mondo dove è possibile pensare non solo ad integrare possibilità e desideri ma a cui dovremmo iniziare a credere davvero. Credere che occorra indignarsi e lottare per cambiare i politici corrotti e le scelte di consumo verso multinazionali che sfruttano la manodopera e vendono stili di vita inutili perché il risultato è l’insicurezza. Credere che siamo tutti uomini e donne dotati di ragione, ma in certi angoli della terra la ragione la perdi quando non hai diritti. Iniziare a credere all’Oms quando dice che nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di invalidità di malattia e iniziare a finanziare programmi di sostegno psicologico per troppi soggetti che stanno perdendo o hanno perso il lavoro e che perdono il senso di una realtà condivisa e che arrivano a uccidere in modo barbaro giustificando la loro azione in ogni modo. E il terrorismo diviene un brand pronto ad assoldare una cosa che assomiglia molto più alla follia che non ad una provenienza geografica o culturale.

Credo abbia fatto bene Angela Merkel a dire “continueremo a sostenere e a dare sostegno alle persone che chiedono di integrarsi nel nostro Paese” perché è con le parole e le azioni di pace che possiamo mettere fine alla guerra.