Donne

Anticoncezionali, tutte le mosse del governo per dar figli alla Patria

Ci siamo lasciati alle spalle da qualche giorno la Giornata Mondiale della Contraccezione (26 settembre) ma è passata in sordina la notizia che il 6 luglio scorso l’Aifa ha riclassificato alcuni anticoncezionali orali, facendoli passare dalla fascia A (mutuabile) a quella C (a pagamento) con costi tra i più alti d’Europa. Si tratta di farmaci con dosaggi sempre più bassi che riducono effetti collaterali e che non servono solo ad evitare gravidanze indesiderate ma che curano alcune patologie dell’apparato riproduttivo come fibromi o cisti ovariche. Si colpiscono di più le donne povere e le minorenni e si fa una scelta politica precisa: nonostante le normative nazionali ed internazionali abbiano sancito che i diritti sessuali e riproduttivi debbano essere tutelati, le istituzioni italiane vanno in direzione opposta e con questa scelta dimostrano di considerare questi farmaci come qualcosa di superfluo e di non strettamente necessario. Se diamo uno sguardo all’Europa e in particolare alla Germania (tra le nazioni più attente alla salute riproduttiva insieme a Olanda, Danimarca e Finlandia) scopriamo che gli anticoncezionali sono pienamente rimborsabili fino ai 18 anni e parzialmente dopo i 18/19 anni con prescrizione medica.

L’Italia è al 12° posto nell’Unione Europea per le politiche sulla contraccezione. La classifica stilata dall’Ippf (International Planned Parenthood Federation) ha rilevato come maggiormente critica l’assenza di campagne di sensibilizzazione e consulenze individuali per la scelta degli anticoncezionali, e anche purtroppo, una scarsa competenza da parte delle figure professionali che dovrebbero informare correttamente.

Per anni si sono azzerate le politiche a tutela della salute riproduttiva (e quindi l’autodeterminazione delle donne) prendendo di mira anche i consultori. Il 26 settembre scorso il Gruppo #ObiettiamoLaSanzione ha ricordato lo smantellamento della legge del 1975 che disciplinava i consultori rendendo difficile prevenzione, diagnosi precoci e un’informazione costante sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne e degli uomini. Infatti ai sensi dell’art. 2 della 194/78 nei consultori come nelle strutture sanitarie “si dovrebbe procedere alla somministrazione su prescrizione medica dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile e consentita anche ai minori”. Nella stessa direzione va la disapplicazione dell’art. 4 della Legge 29 luglio 1975 n. 405, in base al quale i consultori dovrebbero farsi carico della prescrizione di prodotti farmaceutici, che “va a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria” mentre le altre prestazioni previste dai consultori secondo la legge “sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, su territorio italiano”.

La contestatissima campagna che preannunciava il Fertility day rievocando il messaggio di dar figli alla Patria del ventennio fascista, la copertina razzista dell’opuscolo sulla salute riproduttiva e dulcis in fundo le dichiarazioni rese ad Otto e mezzo da Beatrice Lorenzin sul suo privato, non ci svelano solo ideologie conservatrici e di destra, goffaggine e superficialità. Le scelte politiche messe in campo in materia di salute riproduttiva, autodeterminazione delle donne, sessualità e libertà di scelta vanno nella direzione di ostacolare e condizionare le donne con ogni mezzo, anche subdolo. E a quelle scelte politiche sono da addebitare l’ignavia rispetto alla disattesa applicazione della legge 194 con un’obiezione di coscienza che in alcune regioni è al 90% e l’aumento delle sanzioni amministrative (dai 51 euro previsti con la vecchia legge, fino a 5-10mila euro) per le donne che abortiscono clandestinamente. Il disegno appare chiaro. Nel nostro Paese si sta perseguendo con ossessione, una politica di controllo del corpo e della libertà di scelta delle donne.

@nadiesdaa