Cinema

The Beatles, ‘Eight days a week’ al cinema. E in un attimo siamo nel 1963

She loves you, yeah, yeah, yeah… She loves you, yeah, yeah, yeah…

Alzi la mano chi non ha mai intonato almeno una volta questo refrain. E’ forse il brano più venduto ed ascoltato dei Beatles. Eravamo nel 1963 e ancora oggi conserva il fascino intatto di quella musica senza tempo e sempre viva. Per tutti gli appassionati, i nostalgici, per i fans più tenaci e per quelli che ancora chiedono chi erano i Beatles, è in arrivo dal 15 al 21 settembre nelle sale italiane e di tutto il mondo “The Beatles: eight days a week”, docufilm diretto da Ron Howard che racconta la storia di John, Paul, George e Ringo. Come tutto è iniziato dai tempi del Cavern Club al n.10 di Mathew Street di Liverpool, fino al concerto storico nell’agosto del ’66 al Candlestick Park di San Francisco. Da qual poco che sappiamo avremo modo di scoprire filmati inediti, immagini rare, la musica e le canzoni che hanno scandito la storia del rock cambiandola per sempre.

Tanti di noi hanno un ricordo personale. Chiunque ami la loro musica non può sottrarsi a un legame con la leggendaria band. Sollecitati a raccontare una propria testimonianza o un pensiero qualunque, anche i CINEMATTI su Facebook, gruppo di appassionati sempre molto attivi nel partecipare e nel farsi coinvolgere dalle novità del panorama cinematografico hanno voluto raccontare come è avvenuta la loro scoperta dei Beatles e quanto siano rimasti innegabilmente legati ad essi.

“Con il vestitino della festa, i capelli cotonati ed intrisi di lacca, quel pomeriggio di una domenica qualunque, degli anni 60 mi apprestavo ad andare ad una ‘festina’ in casa di amici”, è Marina a scrivere: “Fino a un minuto prima avevo canticchiato Tintarella di luna… Mentre salivo velocemente le scale udii le note di una canzone che catturarono la mia attenzione e, quando fu aperta la porta d’ingresso, vidi dei ragazzi che eseguivano una sorta di ballo corale, sulle note di quella musica, da me mai ascoltata prima. Non credevo né ai miei occhi, né alle mie orecchie. Non sapevo se inseguire i ragazzi per imparare qualche passo di quel ballo inedito o se andare immediatamente a sbirciare di titolo di quel 45 giri, prima che sparisse, sommerso sotto gli altri dischi. Optai per la seconda scelta e scoprii che quella musica apparteneva alla canzone Please, please me… da allora niente fu più come prima, la mia vita, le mie scelte musicali, il mio modo di ballare cambiarono”.

I Beatles permettono a molti di rivivere il loro passato. Marinella scrive: “In realtà non credo che mio padre amasse i Beatles, ma il mio ricordo è comunque legato a lui. I miei comprarono una grande radio (grande come un mobile) con un giradischi stereo annesso, verso la metà degli anni 60, per arredare la nuova casa. Per l’acquisto importante gli furono regalati due dischi. Uno di questi era “Twist and Shout” che io adoravo: lo ascoltavo sempre e solo ballando. Avevo 5/6 anni. Mio padre lavorava sempre e quando, a volte, la sera della domenica si concedeva la poltrona, ascoltavamo la nostra radio, ma inevitabilmente gli chiedevo di mettere su quel pezzo e lui so che era felice di ascoltarmi (perché lo urlavo pure in una lingua incomprensibile e senza alcun significato) e vedermi ballare…

I ricordi di adolescente irrompono anche nella bella testimonianza di Antonella che racconta: “Era la mia prima volta a Londra insieme ad una amica (che ora non c’è più). Avevo 17 anni e la nostra prima notte la passammo in un pessimo ostello, che a noi però sembrava un paradiso. L’unica finestra dava su una sorta di cortile, nel quale degli operai edili svolgevano dei lavori e quella mattina ci svegliarono canticchiando Penny Lane, tutti insieme. Tutt’ora, appena sento le prime note di quel brano mi emoziono e la mia passione è poi cresciuta nel tempo”.

Insomma sono tanti i modi per rivivere, ricordare e respirare i Fab Four. L’opera di Howard sicuramente avrà il merito di approfondire osservazioni e pensieri per il pubblico, aiutandolo ad esplorare il dietro le quinte della band, il modo in cui facevano le loro scelte, la personalità e il carisma di ciascuno di loro. E in questo periodo dell’anno mi piace, prendendo in prestito le parole di una poesia di Roversi, avvicinarmi al giorno della proiezione con la curiosità di chi vorrebbe scoprire altri segreti e quindi… “dopo le ferie di agosto, non mi ricordo più il mare, non ricordo la musica, fatico a spiegarmi le cose. Per stare tranquillo scatto a mia nonna le ultime pose, chi erano mai questi Beatles? chi erano mai questi Beatles?”.