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David Cameron si è dimesso da deputato: “Scelta giusta, ora fuori dalla politica”

"Sarebbe troppo difficile restare da ex premier in Parlamento in una posizione defilata e non voglio essere elemento di distrazione per il primo ministro May", ha dichiarato il conservatore. Subito dopo la Brexit, aveva dichiarato che sarebbe rimasto alla Camera dei Comuni "fino al 2020"

David Cameron si è dimesso da deputato, rinunciando al suo seggio elettorale vinto nell’Oxfordshire di Witney. “Ci ho pensato molto a lungo e questa è la cosa giusta da fare, sarebbe troppo difficile restare da ex premier in Parlamento in una posizione defilata”, ha dichiarato il politico conservatore, affermando che vuole farsi una vita al di fuori della politica. Cameron, che si è dimesso da primo ministro dopo l’esito del referendum sulla Brexit di giugno, ha detto che non voleva essere una “distrazione” per il nuovo premier Theresa May.

Il 49enne ha rappresentato Witney dal 2001, è diventato leader dei Tories nel 2005 ed è stato primo ministro per sei anni. Lascia così vacante il suo seggio dove si dovranno tenere delle elezioni suppletive per scegliere il suo successore. L’ex premier ha negato che la sua scelta sia legata al recente annuncio da parte del governo conservatore di voler riformare le grammar schools, una delle articolazioni del sistema di istruzione secondaria in Gran Bretagna, un provvedimento al quale si è sempre opposto. La decisione di lasciare il Parlamento, ha spiegato, è maturata questa estate dopo un periodo di riflessione.

Cameron in un primo momento dopo l’uscita da Downing Street per la sconfitta nel referendum per la permanenza o meno nell’Unione europea aveva affermato di voler rimanere alla Camera dei Comuni “fino al 2020”.

Indetto sciopero dei giovani medici “senza precedenti” – Nello stesso giorno in cui Cameron annuncia le proprie dimissioni, inizia la protesta indetta dai giovani medici britannici, tramite il loro sindacato, la British Medical Association (Bma), che ha provocato uno scontro politico nel Paese. Dopo l’annuncio dei 5 giorni consecutivi in cui i dottori incroceranno le braccia fra il 12 e il 16 settembre, col rischio del caos per la sanità del Regno Unito, è intervenuta la premier May. “Stanno facendo politica a danno dai pazienti”, ha tuonato contro i junior doctors, che però non ci stanno e attribuiscono ai conservatori al governo la responsabilità del “fallimento delle trattative per il rinnovo del contratto” che è stato imposto dall’alto e verrà applicato da ottobre.

Deputati laburisti contro il loro leader e il governo May – Anche l’opposizione laburista si muove, col deputato Owen Smith che lancia un doppio assalto. Uno contro l’esecutivo Tory chiedendo le dimissioni del ministro della Sanità, Jeremy Hunt, secondo lui incapace di condurre le trattative senza evitare la serie di scioperi che hanno funestato il servizio pubblico. E un altro invece tutto interno, con lo sfidante alla leadership del partito che accusa il segretario in carica, Jeremy Corbyn, di non essersi opposto in modo adeguato alla conferma come ministro della Sanità di Hunt dopo l’uscita di scena dell’ex premier David Cameron.