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Monaco, il compagno del killer 18enne: “Gli facevamo mobbing, diceva che ci avrebbe uccisi”

Le parole del giovane pubblicate su una chat online e riportate dal Daily Mail. L'aggressore, Ali Sonboly, era in cura psichiatrica e ossessionato da mass shooting commessi da ragazzi e studenti. La vicina di casa: "Sorrideva sempre come una persona normale"

“Conosco questo cazzo di tipo, si chiama Ali Sonboly (nella foto tratta dal Daily Mail). Era nella mia classe. Facevamo sempre del mobbing contro di lui a scuola. E lui diceva sempre che ci avrebbe uccisi”. Un ex compagno di scuola del killer di Monaco, in un post di una chat online pubblicato dal Daily Mail, parla esplicitamente delle minacce che il giovane 18enne aveva rivolto ai suoi coetanei. Ragazzi che, aveva detto durante la sparatoria, lo avevano sottoposto ad atti di bullismo. Sonboly – che si è suicidato dopo l’aggressione al centro commerciale – avrebbe quindi agito per vendetta, dopo anni di maltrattamenti subiti a scuola, e questa pista è al vaglio degli inquirenti.

All’indomani della strage di Monaco, dove il giovane di origine iraniana ha ucciso 9 persone ferendone altre 16, emerge un quadro cupo. Cresciuto in Germania, dove i genitori erano arrivati negli anni ’90, era in cura psichiatrica, passava ore davanti a videogiochi di sparatorie ed era ossessionato da stragi e mass shooting commessi da giovani e studenti. Tanto da tenere nella sua stanza il libro “La furia nella testa: Perché gli studenti uccidono” e da ammirare il killer della strage di Winnenden del 2009, un 17enne che nella cittadina vicino a Stoccarda aveva aperto il fuoco in una scuola uccidendo 15 persone e si era poi suicidato durante la fuga. Sonboly non aveva il porto d’armi, ma ha sparato sui passanti usando una pistola di marca Glock 17, una 9 millimetri con la matricola abrasa, portando con sé nello zaino 300 proiettili. Quello che ha fatto, secondo gli investigatori, “ha un legame evidente” con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya esattamente 5 anni fa – il 22 luglio 2011 – dove furono uccise 69 persone. Tanti gli elementi di collegamento con il massacro norvegese: “la data – ha spiegato il capo della polizia di Monaco Hubertus Andrae – il fatto che le vittime fossero per lo più giovani, e la valenza di Breivik per chi si occupa così approfonditamente di stragi”.

Nonostante il post della chat pubblicato dal quotidiano britannico, le autorità sono però caute sulla pista della vendetta a causa del bullismo. “Non c’è nessuna prova”, ha proseguito Andrae, precisando che su questo aspetto “saranno fatte verifiche nei prossimi giorni”. Poi esiste l’aspetto medico-psichiatrico: i disturbi psichici da cui era affetto, ha riferito il ministro dell’Interno della Baviera Joachim Hermann, erano “non irrilevanti”: soffriva di depressione ed era in cura. Il suo cadavere sarà sottoposto a un’analisi tossicologica: nelle immagini che lo hanno immortalato davanti all’ingresso del McDonald’s zoppica, barcolla, si muove apparentemente trascinando una gamba. Una condizione che potrebbe essere riconducile, secondo alcuni esperti sentiti dai media, anche dal consumo di sostanze stupefacenti o alcol.

Emergono anche le testimonianze dei vicini di casa, che delineano al contrario un profilo rassicurante, “tranquillo”. Una donna, interpellata dalla tv bavarese BR, lo descrive come “una brava persona, un buon tipo. Non l’ho mai visto arrabbiato né ho mai saputo di suoi problemi con la polizia o con il vicinato – ha detto -. Sorrideva sempre come una persona normale“. Era silenzioso, aggiunge, e non lo aveva mai visto in compagnia di amici. Anche la sua famiglia, secondo quanto riporta la donna, non aveva mostrato segni particolari. Sotto il profilo giudiziario, pur non essendo mai stato coinvolto in questioni penalmente rilevanti, nel 2010 aveva avuto una rissa con dei giovani ed era stato poi coinvolto anche in una questione di furto.