Musica

Siae, ma gli artisti indipendenti chi li tutela?

Uno degli argomenti musicali del momento è senza dubbio il passaggio di Fedez e Gigi D’Alessio dalla Siae a Soundreef. Lo stesso Fedez, sempre qui sul Fatto Quotidiano, in un’intervista video con J-Ax, ha dichiarato di aver scelto Soundreef per sollevare un problema reale in Italia: il monopolio della Siae. Sui social regna molta disinformazione circa la “guerra” tra questi due soggetti che tutelano il diritto d’autore: per la maggioranza, la Siae rappresenta lo spirito di conservazione arcigna e Soundreef quello di una rivoluzione liberale e trasparente. Le cose sono però un po’ più complicate.

Un aspetto cruciale ma trascurato è infatti la tutela degli artisti indipendenti, o con minore risonanza mediatica. Da diversi mesi AudioCoop (Coordinamento etichette discografiche indipendenti), si è mossa con una serie di iniziative, tra cui una lettera al governo, firmata assieme ad altre associazioni che raccolgono oltre 600 realtà piccole e medie in Italia; c’è stata un’audizione alla Commissione cultura della Camera, e sono in corso diverse battaglie internazionali al fianco di Win (Worldwide Independent Network), contro i monopoli globali delle piattaforme online.

Abbiamo chiesto dunque al presidente di AudioCoop, Giordano Sangiorgi, qual è il punto della situazione: “Lo scenario è questo: oggi vi è la necessità, da parte delle multinazionali della musica, di dover recuperare i fatturati persi con il crollo del mercato del cd, procedendo a una liberalizzazione selvaggia e senza regole, a discapito dei piccoli e giovani artisti indipendenti ed emergenti e dei produttori indipendenti e autoprodotti, che saranno ritenuti antieconomici nel rapporto spesa-ricavi per lavorare al recupero dei diritti, e abbandonati al loro destino. Entro pochi anni, saranno fuori dal mercato le piccole società di gestione collettiva sui diritti di copia privata e connessi per i produttori, che per recuperare ogni ultimo euro per ogni più piccolo avente diritto, stante le attuali regole, dovranno lavorare in perdita e chiudere, oppure non recuperarli affatto.

Le regole vigenti sono fatte, solo ed esclusivamente, nel medio periodo per le grandi concentrazioni multinazionali, legate alla grande industria. Noi ci battiamo contro questo modello di “monopolio mondiale”, con Win abbiamo fatto battaglie con Iggy Pop come testimonial contro il monopolio di YouTube e i suoi pagamenti irrisori. Siamo a favore della piccola, media e piccolissima impresa musicale, per il made in Italy, con una Siae totalmente rinnovata, trasparente, efficiente, razionalizzata e digitale, che ripartisca fino all’ultimo euro in tempi rapidissimi a tutti gli aventi diritto. La discografia indipendente, secondo una recentissima indagine, rappresenta in Italia oltre il 26% e nel mondo oltre il 35% del mercato, quindi è indispensabile nel rinnovamento della musica. Ci siamo già interfacciati con i vertici Siae e col presidente Sugar e le nostre proposte sono state ben accolte.”

Andando più nello specifico, viene dunque fuori che il punto è un altro e ben più profondo rispetto alla querelle Siae-Soundreef: dove Fedez nel video sopraccitato parla della competizione tra due realtà come un qualcosa di positivo contro il monopolio, perde di vista il fatto che l’oggetto del contendere non siano detersivi per piatti, ma atti dell’ingegno, che non si possono gestire solo con gli strumenti mercantili di concorrenza. Ancora Sangiorgi: “La liberalizzazione selvaggia dei diritti fa prima di tutto un danno gravissimo: riduce la musica a merce utile solo a creare profitto su scala mondiale per società di gestione collettiva multinazionali, e la toglie dai beni comuni del patrimonio culturale di un paese.”

Riferendoci ancora al video di Fedez e J-Ax, quest’ultimo ha però opportunamente precisato che – pur in una situazione di concorrenza tra società di tutela – sarebbe indispensabile l’intervento della politica, che possa regolamentare l’equità e la trasparenza della situazione. Bene, secondo Sangiorgi la politica dovrebbe addirittura andare oltre: “Bisognerebbe seguire l’esempio della Francia: garantire in radio il passaggio del 40% di musica italiana, con un’ulteriore quota del 20% di artisti emergenti. Questo sarebbe un provvedimento fondamentale. Prima di tutto comporterebbe l’allineamento delle radio ai gusti musicali degli italiani: ogni indagine dice che il 90% della musica acquistata in Italia è italiana, ma le grandi radio passano oltre il 65% di musica straniera. Inoltre significherebbe fare entrare finalmente gli esordienti all’interno dei grandi network radiofonici. Di tutto questo si parlerà al prossimo Mei di Faenza, che si terrà dal 23 al 25 settembre e che avrà al centro proprio il tema dell’informazione, della distribuzione e diffusione musicale, dei diritti e dei live, per un futuro della musica innovativa, creativa, inedita e originale, capace di dare un domani musicale al nostro Paese.”