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Crisi, siamo in evidente ‘depressione economica’ ma loro la chiamano ripresa

Paul Krugman, il premio Nobel Economia del 2008, la chiama nel suo recente articolo sul New York Times Economia Diabetica, proprio a significare la gravità della situazione economica dell’intera Europa! Non salva nemmeno la grande Germania dal tracollo, e tanto meno può farlo per gli altri, incluso quelli (come l’Italia del Renzi riformatore) che, nell’intento di sollevare il grado di fiducia dei consumatori e degli imprenditori, non esita ad indicare piccoli, quasi insignificanti, risultati col segno positivo come se fossero davvero segnali di ripresa. Certo, Krugman, come la gran parte dei grandi economisti, non usa l’impegnativo termine “depressione” per dipingere la gravità della situazione economica europea attuale (contro certo populismo mediatico rischierebbe di essere accusato lui stesso di averla provocata), ma come volete definirla la situazione economica di un intero continente che ormai da cinque anni si dibatte in recessione permanente a causa di sciagurate politiche di austerity, attuate malissimo e nel momento peggiore per farlo?

Le politiche di austerity invece di risolvere il problema lo hanno moltiplicato (sia a livello popolare che nel campo delle imprese), poi ci hanno aggiunto gli “esami” degli “Stress Test” per le banche, che apparentemente servirebbe per individuare quali banche si salverebbero da una prossima crisi e quali no, ma in realtà, anche se migliorano (di poco) la situazione del rischio di default, quando arriverà la crisi (è solo questione di tempo!) in assenza del sostegno pubblico, a cadere nel buco sarebbero tanti istituti, grandi e piccoli. Anzi, sarebbe proprio una valanga! Eppure la Banca Centrale Europea il suo dovere istituzionale lo sta facendo! Nel 2015 ha “pompato” la bellezza di 50 miliardi di euro al mese nell’economia europea, prendendosi in carico, con i “Quantitative Easing”, una buona parte della immensa montagna di crediti indigesti che giaceva (e giace in gran parte ancora) nella “pancia” delle banche.

Quest’anno, visto che lo sforzo attuato non bastava a far ripartire l’economia, la Bce ha aumentato l’esborso a 80 miliardi di euro al mese, abbassando contemporaneamente anche i tassi di riferimento per le banche, finiti sotto lo zeroKrugman prende atto della validità delle politiche monetarie attuate da Draghi, nonostante la difficoltà ad ottenere il via libera dai “riottosi” partners europei, ma non ne nasconde la scarsa efficacia attuale e la totale inutilità qualora la grande crisi dovesse scoppiare. Infatti è lo stesso Draghi a non saper più che santo votare per far ripartire una macchina che si è seduta e non ne vuole sapere di rimettersi in moto. Da tre anni invoca una ripresa che (al di là delle chiacchiere interessate di certi politici) non arriva mai. E’ da tre anni che invoca persino un po’ di inflazione che non ne vuole sapere di arrivare. L’ultimo accenno di crescita dell’inflazione, nella primavera del 2011, è stato fatto abortire da Trichet (tuttora in circolazione con la Trilateral) con due aumenti dei tassi nel giro di tre mesi. Da allora, grazie a quella “audace” sterzata e alle “miracolistiche” politiche di austerity attuate dai (poco) responsabili esponenti economici europei, l’Europa si è afflosciata come un pallone sgonfio con il quale cercano ancora di vincere nella competizione globale.

Dice Krugman: “In the case of Europe, the chronic disease is persistent weakness in spending, which gives the continent’s economy a persistent deflationary bias even when, like now, it’s having a relatively good few months. (Nel caso dell’Europa la malattia cronica è la persistente debolezza nella spesa che infligge al continente un duraturo fardello deflazionario persino quando, come ora, sta registrando qualche mese di andamento economico relativamente positivo). (Vedi nota 1). Draghi le ha già provate tutte, ma se dopo cinque anni di austerity, la riduzione dei tassi fin sotto lo zero, la svalutazione della moneta (l’euro) di oltre il 30% sul dollaro e il rastrellamento di crediti indigesti (spostati dalle banche alla banca centrale a botte di 80 mld di euro al mese), l’economia non riparte, l’inflazione rimane piatta, la disoccupazione rimane su due cifre, come volete chiamare la situazione economica europea, in ripresa o in depressione?

(1) E’ opportuno precisare che Krugman si riferisce (ovviamente) a spese per investimenti, non certo a spese per consumi generici aventi la sola finalità di stimolare i consumi. E’ utile a questo proposito ricordare che questa provvedimento, cioè un’elargizione a “pioggia” di denaro direttamente alle famiglie, fatta da Bush e dal Tesoro americano nella primavera del 2008 (Economic Stimulus Act of 2008), non ha dato il risultato sperato, come si è poi visto nell’ottobre dello stesso anno con il crollo della Borsa e l’inizio della “Grande Recessione Americana”.