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Migranti, il dolore per la strage dura quanto un like su Facebook

Il Mediterraneo non è più quel simbolo vitale dove si sono sviluppate civiltà che hanno influenzato profondamente la nostra cultura. Il Mediterraneo è diventato un immenso cimitero. Un cimitero dove sta affogando ciò che restava del senso di umanità dell’uomo occidentale. Un uomo incapace di provare compassione e comprendere in profondità gli eventi e il tempo nel quale vive. E’ il tempo dominato dalla dittatura dell’effimero che segna il periodo in cui le emozioni durano l’attimo necessario per mettere un like su Facebook. Gli eventi e le notizie si susseguono veloci e si è incapaci di coglierne il vero significato, scivolano come sabbia tra le dita lasciandoci nulla su cui riflettere.

In Italia, come da tradizione, dopo quest’ennesima tragedia si aprirà il sipario del solito teatrino surreale tra attori che, a spese del contribuente, interpretano ruoli di finti buoni e finti cattivi. A nessuno di loro interessa davvero una sola esistenza che si è spenta in quel mare. Uomini che scappavano dalla povertà con il cuore pieno di paura ma anche di speranza. Povertà causata anche dai programmi di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Il meccanismo è noto, si prestano capitali, su cui si pagano tassi d’interesse, a patto che si adottino politiche neoliberiste cioè privatizzazioni, deregolamentazioni e tagli alla spesa sociale, in primis alla sanità che in paesi martoriati dall’Aids equivale a un vero dramma sociale.

Istituti che impongono ai Paesi definiti ipocritamente poveri (in realtà ricchi di risorse) di adottare politiche neoliberiste che fanno comodo alle multinazionali occidentali, che in questo modo sono libere, soprattutto attraverso il cavallo di Troia dell’indebitamento, di appropriarsi d’interi Paesi. Paesi come la Nigeria, che è l’ottavo produttore al mondo di petrolio, ma importa il 70% di benzina e i suoi abitanti vivono con meno di due dollari al giorno . I migranti cercano la salvezza da territori, come il Corno d’Africa, che stanno pagando già le conseguenze dei cambiamenti climatici di cui non hanno responsabilità. Coloro che riescono a giungere sulle nostre coste sono usati dalle élite criminali nostrane al fine di abbattere i diritti dei lavoratori autoctoni innescando una guerra tra poveri. Nel I° libro de Il Capitale, Marx parla di esercito di riserva, una condizione funzionale al sistema capitalista.

Il crescente razzismo è una condizione voluta per dividere e perpetrare nella frammentazione sociale che giova solo ai soliti burattinai. Ma i migranti sono anche usati da esseri abominevoli che, in nome della carità, mercificano le loro vite speculando nell’oramai noto business dell’accoglienza. Insomma l’immigrazione fa comodo a chi ci guadagna, delle morti in mare e delle tensioni sociali poco interessa. Si sostiene che non ci siano soldi per salvare i migranti, ma quante morti, per esempio, si sarebbero potute evitare con i 330 milioni di euro risparmiati accorpando le amministrative con il referendum boicottato dalla presidenza del Consiglio?
Nell’ipocrita dibattito che si aprirà nelle prossime ore, nessuno degli attori della politica dirà che nel mondo s’investono circa mille e ottocento miliardi di dollari all’anno in armamenti quando ne basterebbero quaranta per porre fine alla fame del mondo.  Una piccola cifra che eviterebbe queste migrazioni. Secondo i dati sottostimati dell’ong Save the Children presentati all’Expo nel maggio 2015, ogni anno nel mondo muoiono almeno tre milioni di bambini per malnutrizione e altri duecento milioni soffrono la fame. Ma in fondo, questo interessa all’italiano medio che ieri non è andato a votare seguendo l’ordine del pastore di turno? Lo stesso ordine che un tempo gli era impartito da Craxi e poi da Berlusconi e infine da questa perfetta miscela in salsa fiorentina. Sempre disciplinati, incapaci di alzare la testa e per una volta essere padroni di se stessi. La realtà è che dopo decenni di costanti sobillazioni collettive a molti interessano di più le vicende dei naufraghi dell’Isola dei famosi e non quelle dei quattrocento morti affogati in un mare di egoismo.