Politica

Comunali 2016: i cittadini fanno proposte, i politici non rispondono

Presto sette capoluoghi dovranno eleggere il nuovo primo cittadino. Una campagna elettorale che pullula di candidati e scarseggia di programmi. Su Change.org, però, gli stessi cittadini di 5 grandi Comuni hanno stilato un vero e proprio programma elettorale, indirizzando al futuro sindaco le proprie proposte. Le pagine con le richieste dei cittadini le trovate a questi link:

www.change.org/roma

www.change.org/milano

www.change.org/napoli

www.change.org/bologna

www.change.org/torino

Dal decoro urbano ai trasporti pubblici, dal recupero di aree dismesse ai servizi sociali: si tratta di un gigantesco esperimento di democrazia partecipata. Insomma, una novità assoluta per la politica italiana. La mobilitazione che nasce sul web è sempre più “reale” e coinvolge vari aspetti della politica. Tutti i candidati potranno rispondere a queste petizioni, in modo diretto, trasparente e senza filtri. Instaurando un vero dialogo con i propri elettori, cosa che – se voluta – è conditio sine qua non in tempi di social network e di #matteorisponde. Rispondere è molto facile: basta contattare lo staff di Change.org Italia su Twitter (@ChangeItalia) o su Facebook.

I cittadini sono già su Change.org – oltre 220mila cittadini hanno già firmato le petizioni presenti nelle pagine locali di cui ho scritto sopra – e la partecipazione civile è già cambiata. Chi sembra capirlo ancora troppo poco sono i politici e le istituzioni che in molti casi falliscono nell’ingaggiare davvero con gli elettori, all’interno dei nuovi spazi digitali. In questo senso, le elezioni comunali in tanti grandi capoluoghi (tra cui Roma e Milano) sono l’occasione per i candidati di recuperare questo gap, attraverso l’ascolto e la risposta alle petizioni. Coglieranno l’opportunità o preferiranno canali più tradizionali, in cui c’è poco o niente dialogo e in cui la trasparenza è solo l’ultimo dei valore presi in considerazione?

Recentemente Matteo Renzi ha lanciato con #matteorisponde l’idea di un cosiddetto botta e risposta coi cittadini, un’idea che verrà replicata e che come ha osservato anche il giornalista Simone Cosimi su Wired è diventato piuttosto “un monologo stimolato” nel quale il premier nel corso dei 65 minuti, ha risposto a una serie di domande di sua scelta poste sui social network. Il punto è proprio questo: i cittadini fanno proposte, anche articolate, ma la politica seleziona se e a cosa rispondere e soprattutto come rispondere, e il come è spesso gestito con superficialità. Al contrario rispondere articolatamente e puntualmente a proposte altrettanto articolate, puntuali e già ampiamente condivise dai cittadini (le petizioni), potrebbe essere un bell’inizio e potrebbe dare finalmente inizio al vero e proprio botta e risposta.