Cronaca

Moby Prince, hacker contro i siti del libro-inchiesta e della campagna #iosono141

La sciagura 25 anni dopo - "Azzerati" gli spazi web di "Verità privata" e della campagna social in sostegno alla commissione d'inchiesta

Un altro piccolo giallo in una storia avvolta da grandi misteri. A poche ore di distanza dalla celebrazione del 25esimo anniversario della tragedia un attacco hacker ha messo ko il sito web-inchiesta Verità privata del Moby Princee quello della campagna #iosono141 lanciata in passato dai familiari delle 140 vittime per chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta. “E’ stato un attacco di tipo distruttivo – spiega Francesco Sanna, autore dei due siti e in passato cronista del Fatto.it – Il database, ossia tutto il lavoro svolto, è stato completamente azzerato“. L’artefice e le motivazioni dell’attacco? Sanna preferisce non far congetture: “Non ho idea di chi possa esser stato e se possa davvero esserci un legame con la nostra ricerca di verità”. Sanna però poi aggiunge: “Certo, se qualcuno vuol giocarti solo un brutto scherzo non sferra un attacco così duro. Il fatto insomma non mi meraviglia: negli ultimi 5 anni sono stati ricomposti tanti tasselli del puzzle e questo a qualcuno può aver dato fastidio”.

Verità privata è un “site book”, ossia la “declinazione” web del libro-inchiesta Verità privata del Moby Prince scritto nel 2013 dallo stesso Sanna: un testo di oltre 500 pagine contenente elementi, ricostruzioni e testimonianze molte delle quali non considerate durante l’iter giudiziario. Il blog #iosono141 raccoglieva invece foto e messaggi delle centinaia di persone che hanno aderito alla campagna social. “Non c’è più traccia né del site-book né della parte web relativa alla campagna – dichiara Sanna – Tutto è stato cancellato. Il tecnico cercherà di ripristinare almeno in parte il sito ma non è un’impresa facile”. Non è la prima volta che il sito finisce nel mirino degli hacker: “Ma fino a oggi si era sempre trattato di attacchi di lieve entità“.

Loris Rispoli, cuore e anima dell’associazione “140”, sostiene che si tratti “di un attacco sferrato contro chi da anni si impegna nella ricerca della verità”. Sulla pagina Facebook di Sanna interviene anche Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby Ugo Chessa e guida dell’associazione “10 aprile”: “La testimonianza di #iosono141 dà fastidio”. La senatrice pentastellata Sara Paglini, componente della commissione d’inchiesta del Senato, parla di “bruttissimo segnale”. Anche il sindaco Filippo Nogarin interviene: “L’hackeraggio del sito è un odioso colpo di coda perpetrato dagli stessi che da 25 anni impediscono che si faccia, finalmente, luce su una delle pagine più buie della nostra storia repubblicana”. Poi conclude: “Voglio però essere ottimista perché lo ritengo il segnale che quel dannato muro di omertà si stia definitivamente sgretolando: quando la richiesta di verità viene sostenuta con grande forza e partecipazione, la giustizia non può che trionfare”.