Cronaca

Moby Prince – Theresa e Ship One, le navi senza identità nella tragedia del rogo

La sera del 10 aprile 1991, nella rada di Livorno, è programmata un’operazione destinata a rimanere “coperta”, e che coinvolge un numero imprecisato di imbarcazioni rimaste senza nome, la cui presenza viene rilevata da radar e comunicazioni radio poco prima e subito dopo la collisione fra Moby Prince e Agip Abruzzo. Una di queste imbarcazioni usa un nome in codice: “Theresa”.

Si tratta di una nave misteriosa nave che solca le acque dell’alto Tirreno diretta alla rada di Livorno. Nessuna nave era attesa a Livorno quella sera, a quell’ora, con quel nome. Eppure la sua rotta viene rilevata dalla stazione radar Enav di Valle Benedetta: naviga velocemente e pericolosamente, al punto da provocare ripetute segnalazioni via radio da parte delle navi che ne incrociano la rotta, rischiando la collisione.

Alcune recenti perizie avevano tentato di dare un’identità a Teresa, ipotizzando che si trattasse della “Gallant II”, una nave militarizzata statunitense in rada a Livorno. Ma non è così: la documentazione originale in nostro possesso (Report del capitano Theodossiu alle autorità portuali di Livorno) conferma che la Gallant II è rimasta ininterrottamente ancorata nella rada di Livorno dal 17 marzo 1991 fino alla sera del 10 aprile 1991 quando, dopo la collisione, si allontana dalla petroliera in fiamme. La reale identità di “Theresa” rimane ancora oggi ignota.
Eppure di “Theresa” sono rimaste tracce importanti sui nastri radar e radio. Compare sui tracciati radar di Valle Benedetta intorno alle ore 20 del 10 aprile ’91: è un bersaglio nitidamente diretto verso la zona della rada di Livorno dove di lì a poco avverrà la collisione, e viene rilevato dal radar proprio perché viaggia molto velocemente. E pericolosamente. Intorno alle 20.30 il comandante della motonave Nervi si imbatte in “Theresa”: grida via radio di scansarsi perché sono in rotta di collisione; da “Theresa” risponde malvolentieri una voce con tono seccato: “Accosto, giro… sto girando…” Quasi un’ora dopo, alle 21.30, tocca alla nave militarizzata “Margareth Likes” (uscita mezz’ora prima dal porto livornese) imbattersi in “Theresa”. “Sei in collisione, siamo in collisione!” urlano via radio dalla “Margareth Likes”. Niente, nessuna manovra, nemmeno una risposta dalla misteriosa imbarcazione. Al punto che la “Margareth Likes” è costretta a fare un’improvvisa accostata di 180° per evitare una possibile collisione.

Chi è al timone della “Theresa”? Cosa spinge questa motonave a seguire una condotta di navigazione così rischiosa? Improvvisamente, a partire dalle ore 22.10, “Theresa” scompare dal radar: il bersaglio si perde in prossimità della rada di Livorno, dove rallenta e per questo non risulta più rilevabile. Anche il silenzio radio è totale. Finché, pochi minuti dopo la collisione, sul canale di emergenza ricompare improvvisamente la voce, quella stessa voce che aveva risposto malvolentieri al richiamo della motonave Nervi: “This is Theresa, this is Theresa to Ship One in Livorno anchorage: I’m mooving out, I’m mooving out, breaking station!”. “Da Theresa, da Theresa a Nave Uno all’ancoraggio nella rada di Livorno: sto andando via, sto andando via, passo e chiudo”.

Non attende alcuna risposta al suo messaggio, non ripete la sua chiamata. Non si accerta che la comunicazione sia stata ricevuta. Chiude le comunicazioni, ‘passo e chiudo’, comunicazione secca, senza ritorno. È accaduto qualcosa che costringe questa misteriosa imbarcazione a cambiare programma, invertendo bruscamente la rotta e allontanandosi rapidamente dalla rada: il “Moby Prince” ha da poco speronato la petroliera “Agip Abruzzo”, le due navi sono in fiamme, stanno per arrivare i soccorsi. “Theresa” non interviene, non presta aiuto, non chiede informazioni sull’accaduto, non si preoccupa dei soccorsi né di segnalare quanto vede: abbandona rapidamente le acque portuali, dileguandosi dalla rada livornese. Dove rimane ancorata, invece, la misteriosa “Ship One”.

Individuare la reale identità di queste navi è un primo passo per ricostruire cosa accadde realmente nel porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991.