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Banca Etruria, tutti gli uomini del re degli outlet: dal massone all’ex sindaco di Laterina, fino al vicino di casa di Renzi

In oltre 30 anni di attività, oltre che con Banca Etruria, il pioniere italo-belga dei centri commerciali ha lavorato con nomi importanti della Prima e Seconda Repubblica. Ecco chi sono

Dall’editore al massone, dall’ex avversario politico di Pier Luigi Boschi al marito della nota conduttrice televisiva, fino al vicino di casa di Matteo Renzi. Cosa hanno in comune? Tutti hanno lavorato al fianco dell’imprenditore italo-belga, Ubaldo De Vincentiis. In 30 anni di attività, oltre che con Banca Etruria, il re degli outlet ha lavorato con nomi importanti della Prima e Seconda Repubblica. Il gioiello di De Vincentiis è la Europ Invest management: il 10% delle quote appartiene ad Alessandro Facchini, persona molto vicina al premier. Quanto vicina? 110 metri, ovvero la distanza che separa le abitazioni dei due in via del Capitano a Pontassieve, residenza di entrambi. Della Europ Invest Italia, invece, ha avuto una quota di partecipazione anche Franco Colosio. Bresciano, ex titolare dei supermercati Colmark, che a inizio anni Duemila venne portato in tribunale dalla ex modella Narissa Bradford. La donna sosteneva di esser stata per dieci anni la sua amante e per questo reclamava 100 milioni di alimenti. I testimoni chiamati dalla signorina a raccontare la liason? Pamela Prati, Chicco Gnutti e Roberto Colaninno, amici di Colosio e commensali delle cene da mille e una notte. Un caso che all’epoca destò enorme scalpore.

Altro personaggio presente in molte società di De Vincentiis è Alessio Ferrabuoi, attuale presidente della Castelnuovese ed ex sindaco di Laterina, il paese natale della famiglia Boschi. Il ministro Maria Elena e soprattutto suo padre Pier Luigi lo conoscono benissimo: nel 1995, infatti, il rosso Ferrabuoi sconfisse Boschi senior (centro) nella corsa a sindaco del comune toscano. Nella Immobili e Finanza, invece, insieme a De Vincentiis c’era un grande assortimento di nomi più o meno noti. Oltre all’editore Sergio Giunti e al marito di Milly Carlucci, il costruttore romano Angelo Donati, ci sono almeno altre tre figure di spicco. La prima è quella di Francesco Casprini, massone secondo il giornale ufficiale del Goi e titolare della omonima società, perquisita l’8 gennaio nell’ambito dell’inchiesta su Banca Etruria.

In quell’occasione le Fiamme Gialle cercarono anche di far visita anche alla Praha Invest: peccato, però, che la società avesse indicato come indirizzo della propria sede quello del carcere di La Spezia. Difficile sapere qualcosa di più dal liquidatore della Praha, Giuseppe Fago che, come riporta la Nazione, ha ammesso di essere stato “solo un prestanome della famiglia piacentina che gestiva la società. Mi era stato chiesto di prestarmi, lo avevo fatto… In tempi di crisi si fa anche questo”. Di piacentino in questa storia c’è Pierangelo Dorini che fino a gennaio 2015 era l’amministratore unico della Praha. Oltre ad essere stato socio di De Vincentiis in Immobili e Finanza come Casprini e Luca Martino Giardi, ex amministratore della Gianosa, altra società perquisita nell’ambito dell’inchiesta aretina. I tre sono accomunati da un altro fatto: sono stati creditori della Banca Federico del Vecchio (Gruppo Etruria, ex consigliere Nataloni) per 280mila euro ciascuno, per un totale di 840mila euro. E come tali nel settembre 2012 sono stati raggiunti da un’ipoteca giudiziale sulle loro proprietà, per un decreto ingiuntivo dell’istituto dal cui consiglio Nataloni era temporaneamente uscito. Rientrerà da vicepresidente nel 2014. Lo stesso anno in cui l’ipoteca di Casprini è stata cancellata.

Riceviamo e pubblichiamo
“Su richiesta del Dott. Pierangelo Dorini, precisiamo che mai egli ha incaricato il sig. Giuseppe Fago di svolgere mansioni di liquidatore della società Praha Invest come prestanome della propria famiglia”.

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La notizia è stata ripresa dal Secolo XIX che riportava le dichiarazioni di Giuseppe Fago, 53 anni che, raggiunto da un’informazione di garanzia in seguito alla vicenda, aveva dichiarato: “Io non so nulla di Banca Etruria, delle modalità con le quali venivano erogati i finanziamenti, né dell’investimento a Praha. Io facevo da prestanome all’imprenditore emiliano Pierangelo Dorini nella Praha Invest e non ho toccato neppure un centesimo di tutti quei soldi”.

P.G.C. e G.S.