Scienza

Fabiola Gianotti: su bosoni, pseudoscienza e ciarlatani. Qualche richiesta al direttore del Cern

Gentile Direttore Generale, Dott.sa Fabiola Gianotti,
allora, come ci si trova al timone del grande circo del Cern? Non deve essere facile mettere d’accordo e fare lavorare insieme 12mila persone, appartenenti a 170 istituti di un centinaio di paesi diversi, con una concentrazione di ‘prime donne’ dotate di un ego, se non smisurato, di certo molto importante.

Di sicuro occorre molta pazienza nel risolvere attriti e tensioni. Almeno quanta ne serve per evitare annunci improvvidi, prima di avere la necessaria evidenza sperimentale. Non certezza, perché si parla sempre e comunque di “ragionevole” certezza statistica basata sulla probabilità che ciò che si pensa di osservare sia un reale fenomeno fisico e non una fluttuazione statistica. Se non ricordo male si parla di risultati ‘a sei sigma’. Si è soddisfatti del risultato osservato e misurato se si discosta, in termini di sigma, da quello che si sarebbe ottenuto in assenza del fenomeno. Questa “distanza” si misura ed è un parametro che indica quanto i valori che abbiamo misurato sono sparpagliati intorno al valor medio. Per semplificare, dire che il bosone di Higgs è stato osservato con intervallo di confidenza 6 sigma, vuol dire che c’è una probabilità di 4 miliardesimi che il bosone di Higgs non esista.

Nelle sue recenti interviste lei ha parlato di fluttuazioni e di alcuni indizi che vi fanno pensare, forse sperare, che siano ‘segnali provenienti da una nuova fisica’ su cui lavorare. Si vocifera, a parte le ulteriori conferme del bosone di Higgs, ovvero ritrovarlo a energie più alte misurandone le proprietà, di verificare se sia unico e solo oppure membro di una famiglia di bosoni Higgs-simili. Di trovare il gluino, provando – forse – la teoria della supersimmetria, aprendo anche uno spiraglio per sbirciare sulla natura della materia oscura.

L’enorme quantità di dati prodotta al Lhc debitamente trattata, nel 2015 sono stati registrate 400 trilioni di collisioni protone-protone, permetterà di dissolvere i dubbi. Se sono fluttuazioni spariranno. Se non lo sono per interpretare i risultati servirà, in dosi massicce, l’approccio da lei ricordato di essere ‘totalmente aperti e non guidati dai nostri pregiudizi, perché non sappiamo dove sia la nuova fisica e quale il suo aspetto’. Peccato che la storia della scienza, della fisica in particolare, troppe volte è andata in direzione opposta. Vedi il triste caso dei fenomeni nucleari a bassa energia, conosciuti ai più con la denominazione “Fusione fredda”, messi all’indice da più di venticinque anni. Per fortuna c’è chi al Cern bisbiglia che bisogna andarci a curiosare.

Bisogna darle atto che alle parole lei fa seguire i fatti. L’anno scorso si sono levate voci alquanto scandalizzate perché un ‘paper’, ovvero un articolo scientifico, del Cern, presentato per la pubblicazione, aveva nell’elenco degli autori più di 5mila nominativi. In una sua intervista, pubblicata su Nature, lei dichiara che la collaborazione, chiave di volta del successo del Cern, ‘accetta senza problemi l’idea che il paper sia firmato da tutti. La ragione è semplice: puoi anche essere la persona che ha avuto una buona idea per fare una brillante analisi per ottenere un bel risultato. Ma non avresti potuto svolgere quell’analisi se molte altre persone non avessero ideato i sensori che hanno fornito i dati. Nessun esperimento è lo spettacolo di un/a singolo/a, sono il lavoro di migliaia di persone che hanno tutti dato un contributo nel loro dominio di conoscenza e hanno eguale diritto a firmare il paper’. Si può solo che essere d’accordo. Diventa difficile conciliare questo approccio corretto, buono e giusto, con la prassi imperante nell’accademia di fare lavorare squattrinati e bisognosi ricercatori e assistenti di ordine e grado diversi, ma basso, per poi imporre il proprio nome baronale su qualsiasi lavoro venga prodotto e pubblicato. Il problema può trovare una auto-soluzione: se la tendenza continua –trentamila immatricolati in meno negli ultimi tre anni, fra non molto l’università italiana chiuderà per mancanza di clienti.

Gentile Gianotti, lei ha affermato che la sua direzione del Cern seguirà quattro line principali: ‘la ricerca di base, lo sviluppo tecnologico, la formazione dei giovani e il mantenimento del ruolo di facilitatore di pace che il centro europeo ha sempre avuto attirando scienziati di ogni Paese’. I maligni dicono che il motivo dell’attrattività del Cern non sia tanto la facilitazione della pace quanto gli elevatissimi costi della ricerca. Nessuno può permettersi di sostenerli da solo, a casa propria.

La formazione dei giovani è cosa buona e giusta. Sempre sia lodato il Cern che ospita laureandi e dottorandi, consentendo loro di muovere i primi passi lungo il percorso della loro carriera professionale. Ma non basta. Di fisica, matematica, chimica, delle scienze naturali non se ne sa abbastanza, la divulgazione scientifica è insufficiente; l’insegnamento se non obsoleto per lo meno non è aggiornato. Tanti anni fa, erano i primi anni 1960, venne avviato il Project Physics Course per scrivere un libro di testo e materiale associato, che raccontasse la fisica e la rendesse attraente e divertente agli studenti di scuola secondaria superiore statunitense. Dopo sessant’anni è il caso di aggiornarlo. Non c’è nulla da inventare, solo da migliorare. Non importa che sia stampato, stampabile, più o meno digitale e su misura. L’importante è che comprenda anche altre scienze –astronomia, materiali, chimica, informatica…-; che descriva metodi e strumenti della ricerca; che racconti i collegamenti e l’interazione con la tecnologia;  che sia presente la storia e la filosofia della scienza, perché è del tutto demenziale separare la cultura umanistica da quella scientifica. Dagli antichi greci a Copernico, a Higgs, il filo è uno solo e continuo.

Un progetto complesso da affrontare a scala perlomeno europea. Se poi fosse il Cern a proporlo, organizzarlo e gestirlo, allora il risultato sì che sarebbe globale. Quanti sono i paesi che hanno a che fare con il Cern? 87 se ho contato bene. Sarebbe un’ottima base con cui partire. Dottoressa Gianotti, ci fa un pensierino?

Un’ultima osservazione. Come lei ha detto occorre avere grande apertura mentale e zero pregiudizi per fare della buona ricerca scientifica. Serve però anche capacità e attenzione continua nel raccontarla. Siamo sicuri che faccia bene al Cern ritrovarsi sotto la luce dei riflettori solo quando ha una scoperta da annunciare? Il rischio che si corre è che i sacerdoti della pseudo-scienza si approprino dei tempi morti per raccontare di tutto e il contrario di tutto. Basta vedere a cosa accade nel cosiddetto paranormale. Ci sono centri di ricerca prestigiosi che se ne occupano, per dimostrarne l’esistenza o per smentirla: in Usa Standford, Duke, Princeton, Harvard, University of Virginia, University of Arizona, Cornell University, Università di Edinburgo. Lo sanno in pochi. Ci sono anche fior di ciarlatani con una capacità comunicativa impressionante. Le sciocchezze circolano molto più rapidamente e velocemente delle cose serie. Non per nulla esistono organizzazioni come il Cicap, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, che si dedicano a indagare in modo scientifico e critico i fenomeni dichiarati paranormali.

Sarebbe bello che un’organizzazione di grande rigore e credibilità come il Cern facesse qualcosa di analogo nei confronti delle pseudoscienze e non solo. Siamo all’inizio dell’anno e lo sciocchezzaio astrologico è stato, come ogni anno su tutti i media, alimentato dai soliti, inutili, errati vaticini di ogni ordine e grado, spacciati come previsioni. I migliori quotidiani nazionali, senza vergogna alcuna, pubblicano rubriche scritte da laureati in ignoranza statistica che trattano del lotto e consigliano – chissà mai come – lunghi elenchi di numeri da giocare perché “in ritardo” e quindi con maggiore probabilità di essere estratti. Idiozia totale. Eppure…

Sarebbe bello se dicesse la sua su questi per aiutare a capire le scienze, almeno quelle fisiche e matematiche, per insegnare a leggere i dati così da individuare la ciarlataneria e non farsi terrorizzare dalle tante presunte catastrofi prossime venture: bachi del millennio, calendari maya, buchi e cambiamenti vari.

Grazie della sua attenzione, Dottoressa Gianotti e buon lavoro.