Cultura

Salerno, l’Archivio di Stato in vendita. La città calpesta la sua storia

La provincia di Salerno è pronta ad accettare la sfida. Noi vogliamo interpretare al meglio il nostro nuovo ruolo e stiamo organizzando l’ente per svolgere al meglio il ruolo di ‘Ente di servizio’, di ‘hub’”. Così ha detto il Presidente della provincia di Salerno, Giuseppe Canfora, nella relazione introduttiva al Consiglio del 21 dicembre. Sul tavolo l’approvazione dello schema di bilancio preventivo per il 2015. Ma anche molto altro. Come il piano di alienazione che coinvolge anche il Palazzo che ospita l’Archivio di Stato, in piazza Abate Conforti. Un edificio dalla lunga storia.

Prima del 1934, quando è divenuto sede dell’Archivio Provinciale, in seguito Archivio di Stato, ha sempre ospitato uffici giudiziari. Prima, forse già nel XV secolo, sede della Regia Udienza, una magistratura risalente al periodo aragonese, e poi sede del Tribunale di Prima istanza e della Gran Corte Criminale. Dopo l’Unità di Italia ha ospitato il Tribunale Civile e Correzionale e la Corte d’Assise. Insomma un pezzo di storia della città. Un luogo nel quale si conserva una documentazione quasi sterminata. Circa centomila pezzi di documentazione cartacea e più di mille pergamene, oltre ad una biblioteca di circa ventiquattromila volumi. Per ricostruire le vicende dell’Antico Regime, del decennio francese e della Restaurazione e del periodo post-unitario non si può davvero prescindere dai fondi dell’Archivio. Almeno finora.

La scelta di mettere in vendita il palazzo che ospita l’archivio sembra mettere fine a questa lunga storia. I 16 milioni di euro che si spera di guadagnare con la vendita dell’immobile di Piazza Abate Conforti, una parte del tesoretto che la Provincia conta d’incassare. Poco importa se nel Palazzo medievale, al piano terra, si conserva la cappella di San Ludovico con gli affreschi del XIII secolo. Aperta al pubblico dopo i lavori di restauro conclusi nel 2009. Irrilevante la circostanza che i documenti dell’archivio non saranno più consultabili, dal momento che ancora incerto risulta il luogo nel quale saranno spostati.

Nonostante la decisione sia stata presa in coincidenza con le festività natalizie, non sono mancate le reazioni. L’Associazione Sunia ha deciso di proporre un incontro pubblico “per discutere eventuali iniziative idonee a bloccare questo assassinio costante e continuo degli spazi pubblici dedicati al sociale e alla cultura”. “Paghiamo più di 60mila euro all’anno all’ente che potrebbero essere usati per restaurare il patrimonio che abbiamo. La Provincia è tenuta alla manutenzione straordinaria che non avviene, il terrazzo di copertura dell’edificio torre perde acqua, questo crea danni anche a documenti. Quando piove si allaga parte della struttura, gli intonaci in alcuni luoghi hanno pesanti lesioni. Abbiamo sempre chiesto alla Provincia la manutenzione, ma non ci hanno mai risposto”, ha detto Eugenia Granito, direttrice dell’archivio storico, durante l’incontro di qualche giorno fa all’Archivio di Stato, tra associazioni e comitati, organizzato da Italia Nostra Salerno, per fare il punto su tutte le questioni nate sul territorio comunale.

Quanto la scelta di fare a meno dell’Archivio di Stato sia irragionevole è di facile comprensione. Di più. Addirittura ingiustificabile per chiunque ritenga scriteriato il privarsi di uno dei luoghi identitari di Salerno. Perché è più che evidente che quel è stato deciso dalla Provincia si abbatterà sulla città. “Tentiamo di essere al passo con le tecnologie più avanzate, sperimentiamo, valorizziamo i luoghi che sono diventati un caposaldo di promozione turistica. Stiamo insistendo sul progetto turismo di questa città con azioni mirate di rapido consumo”, diceva ad aprile Vincenzo Napoli, il vice sindaco che ha sostituito nelle funzioni De Luca, dopo la sua elezione a governatore della Campania.

“Si conferma l’intenzione di procedere sulla strada della valorizzazione e della promozione del nostro enorme patrimonio culturale… Bisogna fare di tutto per perseguire quello sviluppo che manca da troppo tempo, proprio perché le nostre straordinarie bellezze non sempre sono state adeguatamente utilizzate per produrre lavoro e benessere”, ha dichiarato ad agosto Giuseppe Canfora. E’ più che probabile che “le azioni mirate di rapido consumo”, al quale accennava il sindaco Napoli e “le straordinarie bellezze non sempre adeguatamente utilizzate per produrre lavoro e benessere”, richiamate dal presidente Canfora non contemplino il salvataggio dell’Archivio di Stato. D’altra parte perché mai dovrebbero preoccuparsi di un Palazzo storico nel quale ci si reca quasi esclusivamente per studiare dei vecchi documenti? Il nuovo corso salernitano è evidentemente interessato ad altro.