Scienza

‘Spectre’: la fisica (raccontata male) di 007 e altri posti dove cercarla

La fisica nell’ultimo film di James Bond è facile da raccontare, e molto immediata. Daniel Craig frutta la forza centrifuga per fare la manovra sul lungotevere, la forza propulsiva per salvarsi dall’auto che si sta per sfracellare, la forza di attrazione per stare con sette donne nel giro di due episodi. Ecco, non ha molto chiaro il concetto di gravità, e tutto quello che gli ruota intorno. Per dire, Craig non può avere sempre quella faccia schifata quando bacia una donna. Contro i segni del tempo si può fare qualcosa, dal punto di vista espressivo. Come mi ha suggerito qualcuno sui social network, però, forse gli piacciono solo le donne brutte (sarà, ma la francese io la trovo strepitosa). Dal punto di vista statistico, ha una velocità di uccisione molto elevata, forse il più rapido di tutti, facendo un rapporto tra uomini uccisi e tempo di visione della faccia del nemico. Dalton ne uccide in media solo 10, Lazenby (chi se lo ricordava?) arriva a 5, Sean Connery è sui 12.5, mentre Roger Moore va a 16.6. Poi ci sono Brosnan 27, e Craig che ne stende 15.3, ma con molto più scatto di tutti.

Sulle modalità diverse, e quindi l’inventiva, la fantasia: 140 vittime lasciano la pelle durante le esplosioni di auto, 131 muoiono sotto i colpi di arma da fuoco, 122 perdono la vita durante gli inseguimenti in aria, mentre 36 morti sono legate all’acqua, sbranati da squali o travolti dalle onde radioattive. Ma trovo che l’elemento acqua sia il più affascinante di tutti, nella mia classifica delle morti dei nemici di James Bond. Nell’ultimo episodio, il Tevere. Ecco, la scena girata qui è da urlo. E per arrivarci, si fa tutto il giro di Roma, seguendo il percorso che facciamo tutti per scendere dal Gianicolo fino a piazza Risorgimento, facendo anche “la sporca”, quella stradina che si prende una volta davanti alla Basilica di San Pietro, girato a destra, girato poi a sinistra, e girato poi a sinistra di nuovo.

Ecco, la fisica che c’è dietro a quella spinta con la sua auto della 500 che si trova davanti è molto chiara, ma raccontata male: il contachilometri digitale del vecchietto non può scorrere così lentamente con la macchina di Bond attaccata dietro, il salto discreto deve essere invece più netto, e la successiva frenata poco veritiera, basta calcolare appunto il tempo di frenata in uno spazio approssimativo di 3 metri.

Poi, per il resto, è un susseguirsi di velocità ed equilibrio, balistica e informatica, crittografia e anatomia. Infine, la relatività: nella scena del treno, quando parla con la francese, è come se il sistema di riferimento fosse sul treno stesso. E allora, come dice Einstein, non dovrebbe subire il contraccolpo delle accelerate o della frenata, no? Ma per trovare la bella fisica, di nuovo, consiglio la visione della nuova stagione di “The Big Bang Theory”, è sempre più bella, e sempre meglio descritta. Poi c’è il nuovo film di Anthony Hopkins da andare a vedere al cinema (“Premonitions”), lì però siamo nelle neuroscienze, altro argomento affascinante.

Comunque, nella mia personalissima classifica dei James Bond più belli metto sempre e solo uno al primo posto: Roger Moore. Irraggiungibile.