Cronaca

Vatileaks 2, estorsione e intrusione informatica: Francesca Chaouqui e il marito indagati dalla Procura di Terni

L’inchiesta umbra, nata nell’ambito degli accertamenti sul dissesto della Curia locale che avevano coinvolto monsignor Vincenzo Paglia (poi prosciolto) riguarda il “business dei santi” messo in luce anche dai libri di Fittipaldi e Nuzzi

Vatileaks 2 sembra destinato a crescere notevolmente con un filone di indagini sulle “tangenti della fabbrica dei santi. L’inchiesta vaticana su monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, accusati di essere i “corvi” che avrebbero passato i documenti riservati del Papa ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, si intreccia, infatti, come scrive il Corriere della sera, con le indagini avviate dalla Procura di Terni che coinvolgono proprio la pr calabrese insieme al marito Corrado Lanino.

I reati ipotizzati sono estorsione e intrusione informatica in un quadro di pressioni e ricatti simile a quello che ha fatto finire in arresto monsignor Vallejo Balda e la stessa Chaouqui, rimessa in libertà dopo la decisione di collaborare con i promotori di giustizia della Santa Sede. L’inchiesta di Terni, nata nell’ambito degli accertamenti sul dissesto della Curia locale che avevano coinvolto monsignor Vincenzo Paglia, poi prosciolto, riguarda il “business dei santi” messo in luce anche dai libri di Fittipaldi e Nuzzi.

Dalle carte dell’inchiesta emergono gli affari e la rete di relazioni della Chaouqui e di suo marito, esperto informatico, fino a qualche tempo fa webmaster del circuito intranet della Santa Sede, poi trasferito nella clinica Santa Lucia con lo stesso incarico. Soprattutto hanno delineato l’attività illecita che avrebbe consentito a lui di “entrare” in numerosi computer e carpire informazioni riservate da utilizzare poi per ottenere favori e incarichi per entrambi, ma anche per persone a loro vicine. Lo stesso scenario che, secondo i magistrati vaticani, si sarebbe verificato con Vatileaks 2 e con la violazione del pc del revisore generale delle finanze della Santa Sede, Libero Milone, che ha assorbito nel suo ufficio le mansioni svolte precedentemente proprio da monsignor Vallejo Balda. Un filone di indagini, quello di Terni, che potrebbe far aumentare la lista degli indagati nel processo vaticano.

Ci potrebbe essere, infatti, una “rete” che avrebbe agito sui cosiddetti conti “laici” dello Ior, ovvero quelli con intestatari che non rientrano nelle categorie autorizzate. Tra essi, ad attirare l’attenzione dei magistrati sono proprio quelli appartenenti ad avvocati postulatori, cioè coloro che istruiscono le cause di canonizzazione e di beatificazione. Tra i documenti trafugati, infatti, ci sarebbero proprio quelli che raccontato di soldi versati per “pilotare” e accelerare la cosiddetta “fabbrica dei santi”, ovvero la proclamazione della beatificazione e della santità dei candidati agli altari. Non miracoli, dunque, ma vere e proprie tangenti transitate su quei conti finiti adesso al centro dell’attenzione degli inquirenti. I fascicoli al vaglio dei magistrati ricostruiscono anche i rapporti con i religiosi che hanno il compito di gestire le pratiche e quelli con gli esperti medici chiamati a fornire il loro parere sulle guarigioni prodigiose.

In Vaticano, intanto, non si attenuano nemmeno le polemiche sugli scandalosi dati emersi dai libri di Fittipaldi e Nuzzi. L’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone non ci sta a restare in silenzio dopo che è emerso che i lavori di ristrutturazione del suo superattico sarebbero stati pagati, per un totale di 200mila euro, dalla Fondazione Bambino Gesù, il cui cda è stato immediatamente rinnovato dal Vaticano. Il porporato salesiano le definisce “calunnie”, ma aggiunge: “Solo dopo ho saputo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione. Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento. Ho dato istruzioni al mio avvocato, Michele Gentiloni Silveri, di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto. Nel caso venisse accertato che sono state effettuate azioni fraudolente a mio danno, è chiaro, non esiterò a reagire. Vorrei vedere cosa è stato pagato e quanto, il verbale che lo testimonierebbe”.

Twitter: @FrancescoGrana