Politica

Italia 5 Stelle spiegata a Berlusconi che ci riprova con la storia di ‘Grillo come Hitler’

Casaleggio 675

Ieri, mentre a Imola era in corso il secondo giorno di Italia 5 Stelle, Silvio Berlusconi interveniva telefonicamente a una manifestazione organizzata da Forza Italia a Catania, dicendo: “Quel sistema di voto, una sola camera, e l’abolizione del Senato può portare al governo il Movimento 5 Stelle, che ha anche lui un dominatore che si chiama Grillo. È un signore che, nell’ultima campagna elettorale, aveva i suoi discorsi pieni di ciò che Hitler aveva detto ai tedeschi nel ’33 per conquistare il potere, esattamente la stessa posizione assolutistica e antidemocratica di Hitler”.

Dopo un anno e mezzo Berlusconi ci riprova. Esattamente come lo scorso maggio si gioca la carta del Grillo dittatore, con l’intento di allontanare i moderati dal M5s. Questa strategia fu vincente alle europee. Ne parlai subito dopo le elezioni e lo conferma la sondaggista dello stesso Berlusconi, Alessandra Ghisleri.

Ma oggi è tutto diverso. Il Movimento visto a Imola è un’evoluzione di quello delle europee, ha cambiato pelle, ha l’impostazione di una forza di governo, non più di opposizione; di proposta, non più di protesta. Ma Berlusconi non l’ha capito.

B. non è uno stupido. Tutt’altro. È proprio lui che ha portato un passo in avanti la comunicazione politica italiana, da pre-moderna (quella fatta con manifesti, giornali venduti porta a porta e militanti) a moderna (uso massiccio della tv). La Tv resta il media principale oggi, ma lo sviluppo di internet ha cambiato le abitudini dei cittadini e ci ha portato in una nuova era, quella che tecnicamente viene definita post-moderna (non più con un unico messaggio sparato alla massa ma, grazie alla rete e ai dati, con più messaggi diversificati in base al target). Berlusconi però è rimasto nell’era precedente, negli anni ’90 ed è cieco ai cambiamenti.

Solo o male accompagnato, non è in possesso degli strumenti necessari per interpretare la realtà di oggi. Non può comprendere quindi la politica fatta con poco, quella di Italia 5 Stelle appunto. Come può il leader di Forza Italia comprendere che un evento costato mezzo milione di euro sia stato coperto interamente dalle donazioni dei sostenitori e che le molte migliaia di persone presenti a Imola si sono pagate tutto di tasca propria?

Berlusconi non capirà mai non solo il Movimento, ma neanche il suo cofondatore Grillo. B. morirà sul trono, è un leader che non ha mai accettato di fare passi di lato o indietro. I suoi leccapiedi – facendo il male suo e del suo partito – l’hanno sempre convinto che facesse bene. Uno come lui quindi non può comprendere una leadership diffusa come quella vista ad Italia 5 Stelle, dove non solo Grillo ma decine di parlamentari ricevevano abbracci e si facevano selfie con veri e propri fan. Come può comprendere che i fondatori abbiano lasciato spazio ad altri proprio dopo esser entrati in parlamento? Non può, e per questo continua ad attaccare Grillo, non il Movimento, e continua a paragonarlo ad Hitler.

Questa tecnica della paura di Grillo, efficace un anno e mezzo fa, è stata neutralizzata dallo stesso Grillo ormai da quasi un anno, da quando ha proposto il direttorio. Oggi per l’opinione pubblica il M5S non è più solo Grillo, ma anche i cinque del direttorio, fra cui Di Maio e Di Battista, e poi è Taverna, Morra, Lezzi e molti altri. Parte del Pd l’ha capito e prova ad attaccare gli eletti. Berlusconi no, e ci propina ancora la storia di Grillo come Hitler. Questa volta non funzionerà. Il M5S è cambiato, ha imparato la lezione delle europee e Berlusconi sta andando comunicativamente contro un muro.