Cultura

Expo 2015: in ‘Piazzetta Sicilia’ gli acroliti di Morgantina trasformati in pupi

Bisogna andarci per rendersene conto. Ma per averne almeno un’idea ci si può accontentare di dare un’occhiata alle immagini che girano in rete. Perché una semplice descrizione non può bastare. L’Expo milanese è “una grande vetrina”, “una possibilità”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Renzi, ma anche il ministro dell’Agricoltura Martina. Lo hanno ripetuto, con straordinaria costanza e grande enfasi, in tanti. “Vetrina” e “possibilità” che, nel Padiglione Italia, tra le Regioni, anche la Sicilia ha deciso di giocarsi.

“La Piazzetta Sicilia sarà per tutti i 6 mesi il punto di riferimento della Regione siciliana a Padiglione Italia. Essa accoglierà i visitatori con gli acroliti di Morgantina rappresentanti le divinità elleniche di Demetra, dee della fertilità e Kore (530 circa a.c.), sua figlia, divinità legata all’alternanza delle stagioni. Lo splendore e la ieraticità della fierezza dei volti sorridenti delle due dee di, rappresenteranno, al meglio, la bellezza e la fertilità del territorio siciliano”, si può leggere nello spazio dedicato all’isola all’interno del sito di Expo. Che se ne deduce? Tralasciando i diversi errori del testo quel che appare evidente è la centralità dei due acroliti. Parti di due statue di grandezza di poco superiore al vero, in marmo di Taso, provenienti dal complesso di sacelli identificati nel territorio di Morgantina. Acroliti, datati intorno al 530 a. C. Straordinari esemplari della scultura greca di influsso insulare. Testimonianze strappate al contesto originario per giungere prima al Paul Getty Museum di Malibu, in California e dopo un successivo passaggio, al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia. Un’intrigata vicenda internazionale conclusasi con il ritorno in Italia, ad Aidone, in provincia di Enna, nel dicembre 2009. Insomma due capolavori, tenacemente inseguiti, utilizzati in occasione di Expo come simboli della Sicilia. “Protagonisti area Sicilia”, al punto che “La Sicilia avrà così il volto delle dee”, è scritto ancora nello spazio dedicato all’isola nel sito dell’esposizione milanese. Peccato quindi che le due dee alla fine non siano altro che una quinta. Un fondale quasi neutro all’interno dei 38 mq coperti. “L’organismo architettonico è costituito da due parti: una esterna con funzione di pronao e una interna pensata per accogliere gli acroliti. La porzione esterna è definita ai lati da due pareti che geometricamente disegnano un’esedra semicircolare. Lo spazio esterno dalla geometria specificata si presta ad accogliere eventi di vario genere”, spiega l’ideatrice del progetto, l’architetto Galvano dell’Assessorato alle Attività produttive. Progetto che da quel che si vede risulta già di per sé modesto.

Ulteriormente peggiorato dal più recente allestimento dello spazio antistante i due acroliti. Con le teste di moro di ceramica di Caltagirone ripiene di spighe. Quelle utilizzate come portafiori sui balconi delle case. Oppure come abbellimento nelle ville.

Una restituzione che mortifica quei capolavori. Ne stravolge i caratteri. Li spinge verso un cono d’ombra. Insomma proprio il contrario di quanto ha sostenuto la schiera di quelli che li ha voluti assolutamente all’Expo. Dalla Regione che ha deciso, al sindaco di Aidone, Vincenzo Lacchiana, sponsor dell’operazione, che ha festeggiato. Nonostante le molte contrarietà. “Gli acroliti all’Expo sono un incredibile veicolo di promozione della città nel mondo”, diceva il sindaco mentre il dibattito infuriava. Mentre il Museo di Aidone, continua a veder diminuire il numero degli ingressi, scesi nel 2014 a 22.119 dopo i 30.781 dell’anno precedente. Quanto la trasferta milanese, sarà stata utile alla conoscenza degli acroliti e quanto avrà permesso al Museo di Aidone, “orfano” degli argenti di Eupolemo prestati al Met di New York per quattro anni, di accrescere il suo appeal, non è possibile sapere. Quel che è certo è che gli acroliti non si apprezzano come dovrebbero. Perdono la loro grandiosità, trasformandosi quasi in “pupi”, silenziosi. “Le grandi opere non dovrebbero divenire casuali ambasciatori mondani: la loro bellezza e significato storico sono qualità meglio apprezzate nel loro contesto originario”, scriveva Malcolm Bell, per anni Direttore della Missione Archeologica Americana di Morgantina. “Il museo di Aidone perderà alcuni dei suoi tesori più preziosi…e questo, certamente, ne danneggerà immagine e valenza culturale”, avvertiva Serena Raffiotta, l’archeologa che ha schedato i materiali provenienti dall’area nella quale si scoprirono gli acroliti.

Da quel che si offre alla vista entrando in Piazzetta Sicilia, sarebbe stato molto meglio dare ascolto a Bell e a Raffiotta. La Sicilia continua a cercare fortuna emigrando. La storia si ripete.