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Cuba, l’intesa straordinaria tra Papa Francesco e Fidel Castro

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Manca solo che Raul riceva la comunione dalle mani del Papa e il ritorno al cattolicesimo sarà fatto. L’intesa tra i Castro e Bergoglio sembra essere davvero forte. Non a caso Francesco, appena giunto a L’Avana dopo un volo di 12 ore e 6 di fuso orario, ha voluto subito inviare, attraverso Raul, un saluto al Líder máximo: “Vorrei chiederle, Signor Presidente, di trasmettere i miei sentimenti di speciale considerazione e rispetto a suo fratello Fidel”. Dalle parole si è passati ai fatti con Francesco che, dopo la messa nella plaza de la Revolucion di L’Avana con la gigantografia di Che Guevara, è andato a casa di Fidel.

L’anziano Líder máximo, infatti, a causa della malattia non si muove più dalla sua abitazione. Ma Bergoglio non ha pensato minimamente alle eventuali ripercussioni negative per la sua immagine. Francesco lo ha fatto con la semplicità che lo contraddistingue senza farsi tante domande sul significato che i detrattori avrebbero potuto attribuire al suo gesto di cordialità. La più classica delle opere di misericordia, alla vigilia del Giubileo straordinario che Bergoglio aprirà l’8 dicembre 2015: visitare gli infermi.

Qualche osservatore è rimasto colpito dai libri sulla religione che Bergoglio ha donato a Fidel. In realtà a tutti i leader del mondo che incontra il Papa dona sempre le sue ultime encicliche e altri doni di tema religioso. Del resto era stato proprio Fidel a chiedere a Benedetto XVI, nell’incontro che aveva avuto con lui nel 2012 nella Nunziatura di L’Avana che ospitava il Papa tedesco durante la sua visita a Cuba, di inviargli alcuni libri sulla religione. Francesco, o per meglio dire il suo sapiente staff, se lo è ricordato e ha colto l’occasione per onorare quella richiesta.

La straordinarietà dell’incontro del Papa latinoamericano con Fidel consiste proprio nella visita a domicilio che Bergoglio ha voluto fare al Líder máximo. L’ex presidente cubano, quando era ancora al potere, aveva accolto nell’isola caraibica san Giovanni Paolo II nel 1998 in un viaggio destinato a segnare la storia non solo dell’America e della Chiesa cattolica, ma del mondo intero. Un incontro che cambiò Fidel per sempre: “Ho vissuto – confidò a Wojtyla – delle esperienze personali che mi permettono di apprezzare molti aspetti del suo pensiero”. Poi, quando aveva già passato la mano del governo al fratello Raul, l’incontro con Ratzinger al quale con molta semplicità aveva rivolto una domanda curiosa: “Cosa fa un Papa?”. “È al servizio della Chiesa universale”, gli aveva risposto Benedetto XVI.

C’è un ultimo tassello dell’incontro tra Fidel e Francesco che vale la pena sottolineare. Tra i doni che Bergoglio ha portato all’anziano leader ci sono un libro e due cd con le omelie di padre Armando Llorente, il gesuita morto in esilio a Miami che Castro aveva avuto come insegnante nel Collegio di Belén. Anche Raul, nell’udienza privata con il Papa in Vaticano il 10 maggio 2015, aveva ricordato a Francesco che aveva studiato dai gesuiti. E poi aveva aggiunto: “Se il Papa continua così, tornerò alla Chiesa cattolica”. Che sia questo l’obiettivo di Bergoglio?