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Inpgi, ‘se avanti così patrimonio azzerato in 2030’. E riforma non risolve problema

Dalle stime sull'evoluzione dei conti emerge che la cassa di previdenza dei giornalisti dopo il 2029 non potrà pagare le pensioni. Il consiglio di amministrazione ha votato sì all'aumento delle aliquote contributive, alla riduzione delle prestazioni e al contributo di solidarietà sugli assegni, ma queste misure garantiscono l'equilibrio fino al 2064 solo se saranno rispettate ipotesi ottimistiche su inflazione, crescita e occupazione

L’Inpgi rischia di finire gambe all’aria: il patrimonio si azzererà nel giro di 15 anni, se non verranno prese contromisure adeguate. Che i conti della cassa di previdenza dei giornalisti fossero messi male lo aveva già certificato la Corte dei conti, indicando in 118 milioni di euro il disavanzo registrato nel 2014 tra i contributi versati dagli iscritti e le uscite per pagare loro le pensioni e le indennità in caso di disoccupazione. Dati a cui ora si aggiungono le tabelle del bilancio attuariale, ovvero le stime fatte sui conti dei prossimi 50 anni tenendo conto della variazione futura dei parametri economici e demografici: “A seguito della pesantissima crisi del settore che ha indebolito tutti i numeri dell’ultimo quinquennio – scrive Marco Micocci, il docente di Matematica finanziaria e attuariale che ha firmato il documento – l’attuale configurazione di contributi e prestazioni è diventata non più sostenibile per l’istituto e la prosecuzione a regole invariate porterebbe Inpgi all’esaurimento delle risorse e all’impossibilità di pagare prestazioni successivamente al 2029”. Detto in altre parole: “Annullamento del patrimonio nel 2030”. Per questo le regole vanno cambiate il prima possibile. Ma sull’efficacia della riforma approvata dal cda dell’Inpgi rimane più di un dubbio, nonostante Micocci riconosca gli “impatti positivi delle modifiche regolamentari analizzate” e il “ripristino dell’equilibrio tecnico-attuariale”.

“La riforma ripristina la sostenibilità. Ma il patrimonio scende a valori molto esigui” – Il bilancio attuariale è stato presentato al cda dell’Inpgi a luglio, proprio in occasione dell’approvazione della riforma che prevede interventi su più fronti: un aumento delle aliquote contributive, una riduzione delle prestazioni erogate e un contributo di solidarietà da applicare per fasce crescenti alle pensioni già in essere. Misure che secondo Micocci garantiscono l’equilibrio dei conti per tutto il periodo oggetto delle simulazioni, ovvero fino al 2064. Ma a patto che nei prossimi anni vengano rispettate le ipotesi fornite dal ministero del Lavoro sui tassi di inflazione, di occupazione e di crescita. E quanto possa pesare anche il minimo scostamento dalle ipotesi fatte lo si capisce osservando la dinamica del valore del patrimonio, che dopo una prima fase in cui rimane quasi stabile, passando dagli attuali 2,2 miliardi di euro ai 2 miliardi del 2028, inizia a precipitare fino a raggiungere il suo punto di minimo nel 2044-2045, con un valore intorno ai 170 milioni. “La fase di difficoltà (sia pur in un contesto di equilibrio tecnico)” secondo il docente è causata tra l’altro dalla presenza di vecchi pensionati, “contraddistinti da elevate pensioni cui in passato sono corrisposte contribuzioni non adeguate ed il cui numero si è innalzato bruscamente nell’ultimo quinquennio”. Dal 2045 in poi il patrimonio risale velocemente, grazie alla “progressiva sostituzione dei vecchi giornalisti con i nuovi che sono contraddistinti da aliquote di contribuzione più elevate e pensioni molto più contenute rispetto ai loro predecessori”.

La riforma, per l’attuario, centra dunque l’obiettivo di ripristinare la sostenibilità dei conti, benché rimangano diverse criticità, come i “valori molto esigui” raggiunti dal patrimonio nel 2044-2045. E l’affidabilità dei parametri economici e demografici presi come base per i calcoli, che sono stati ricavati da stime del ministero valide per il sistema paese e non per la specifica categoria dei giornalisti, tanto che “potrebbero rivelarsi ex post non corrette per il settore giornalistico ed editoriale”, con il risultato che “la sostenibilità dell’istituto ne sarebbe necessariamente compromessa”. Per questo – scrive Mecocci – nei prossimi cinque anni andranno monitorati con estrema attenzione eventuali scostamenti tra i parametri effettivamente registrati e le ipotesi fatte.

I critici: “Sovrastimati i rendimenti del patrimonio. Riforma non risolutiva” – Ai dubbi dell’attuario si aggiungono quelli di chi da tempo è critico verso la riforma approvata dal cda: “Migliora la situazione. Ma non è per nulla risolutiva. E costituisce solo il preludio a nuovi interventi da qui al 2020”, scrive Daniela Stigliano, membro della giunta esecutiva del sindacato dei giornalisti Fnsi, sul sito di Unità sindacale che per primo ha pubblicato le tabelle del bilancio attuariale, mai diffuse dall’Inpgi. “Le uscite previdenziali – osserva Stigliano – continuano a superare le entrate per contributi fino al 2044, le prestazioni e i costi di struttura vengono quindi pagati erodendo il patrimonio e facendo conto sul rendimento degli investimenti immobiliari e mobiliari”. E proprio sul rendimento annuale del 4,6% ipotizzato da Micocci, oltre che sugli indicatori di crescita del ministero (“decisamente generosi, per non dire irrealistici”), Stigliano nutre più di una perplessità, in considerazione soprattutto delle condizioni del mercato immobiliare.

Sulla riforma dell’Inpgi ora dovranno dire la loro i ministeri del Lavoro e dell’Economia, in virtù del ruolo di vigilanza che ricoprono per le casse di previdenza. Le verifiche sono in corso, ma un primo orientamento traspare da quanto comunicato a ilfattoquotidiano.it dal dicastero guidato da Pier Carlo Padoan: “Le proposte di intervento andrebbero nella direzione di un miglioramento anche significativo degli equilibri di gestione garantendo la consistenza patrimoniale, ma ogni valutazione puntuale non può che essere rinviata al completamento della fase istruttoria da parte dei ministeri vigilanti”.
@gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com