Politica

Profughi, prefetti in rivolta contro governo: ‘Stanchi di essere capri espiatori’

Dopo la rimozione del prefetto di Treviso annunciata da Alfano e le "frasi ingiuriose" del vicepresidente del Consiglio delle Marche contro Gabrielli sul caso Roma, i rappresentanti della sicurezza sul territorio passano al contrattacco. Palomba, presidente Sinpref: "Se emergenza ha retto, merito è nostro". Capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione: "Se istituzioni non ci danno soluzioni, dobbiamo decidere in solitudine"

“Siamo lasciati soli ad applicare le direttive del governo in tema di immigrazione, spesso in totale opposizione con altri rappresentanti dello Stato, in particolare i sindaci. Siamo diventati bersagli, il governo ci tuteli”. Dopo l’annuncio della rimozione del prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu voluta da Renzi e Alfano, i prefetti dicono basta. “Siamo circondati da enorme ostilità“, bersaglio di “frasi indegne da parte di esponenti istituzionali e noti politici”, afferma Claudio Palomba, presidente del Sinpref, il più rappresentativo sindacato della categoria.

I rappresentanti della sicurezza sul territorio, continua, sono “stanchi di fare la parte dei capri espiatori“, “ci tuteleremo in ogni sede. Se il sistema della sicurezza ha retto in questa fase di emergenza immigrazione, “lo si deve soltanto al lavoro dei prefetti”, sottolinea il leader di Sinpref. “Se il tema dell’immigrazione diventa uno scontro politico, la battaglia deve rimanere nell’ambito politico. Invece alla fine a rimetterci siamo noi”.

Oltre all’annuncio della rimozione del prefetto di Treviso, pesano le “le frasi indegne” rivolte dal vicepresidente del Consiglio delle Marche Sandro Zaffiri contro il prefetto di Roma Franco Gabrielli dopo i tafferugli scoppiati a Casale San Nicola, dove un gruppo di residenti e militanti di CasaPound hanno cercato di bloccare l’ingresso di alcuni migranti in una struttura di accoglienza.

Ora le associazioni prefettizie prefettizie vogliono chiedere un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Gli illustreremo una realtà che vede i prefetti circondati da enorme ostilità, alle prese con un’emergenza difficilissima da affrontare”.

“Ogni giorno – aggiunge Palomba, che è prefetto di Lecce – le 103 prefetture sul territorio lavorano senza sosta per assicurare assistenza logistica e sanitaria ai migranti che arrivano e che ci vengono assegnati, a volte con preavvisi strettissimi. Bisogna identificarli, visitarli, curarli, trovare loro una sistemazione, il governo deve riflettere su questi aspetti”. “Non vogliamo diventare i capri espiatori della politica. Siamo abituati a gestire le situazioni emergenziali, ma il nostro lavoro deve essere riconosciuto. E non devono scaricarsi sui prefetti – conclude il presidente del Sinpref – le tensioni derivanti da questa situazione”.

A sottolineare le difficoltà che incontrano i prefetti era stato in mattinata anche Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno. “Nessun prefetto ha interesse a decidere in solitudine. Per quanto limitati possiamo essere, tutti ci aspettiamo di confrontarci con sindaci e assessori regionali su quali siano le migliori soluzioni per il territorio. Ma se tu la soluzione non me la dai io devo trovare il modo di collocare le persone”, ha detto davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza.

Morcone si è anche detto deluso per l’accordo ‘al ribasso’ tra i 28 Paesi della Ue sul ricollocamento da Italia e Grecia di 40mila profughi, perché l’intesa si è fermata poco oltre la soglia dei 32mila. “Auspicavamo i 40 mila senza fare tante storie” ha affermato, riconoscendo che l’accordo non è stato un grande successo, pur essendo senza dubbio un passaggio importante. Il prefetto punta il dito sulle “preoccupazioni interne“, prevalse in alcuni Stati, ma si dice certo che “in autunno ci sarà un ulteriore incontro” tra i ministri dell’ Interno europei “per portare a 40mila le persone da riallocare”.

Parole, quelle di Morcone, su cui è montata subito la polemica politica. Forza Italia vede quantomeno una presa di distanza dal ministro dell’Interno, che aveva parlato di un risultato superiore a quanto ottenuto da qualunque governo. E ancora più dura è la Lega, che parla di dichiarazioni “assurde e surreali”, e minaccia: quando saremo al governo cacceremo Morcone e i prefetti che seguono il suo stile.

C’è “un tentativo di strumentalizzare le mie parole”, reagisce il prefetto, che chiarisce la sua tesi: “Quello che abbiamo ottenuto in Europa è un primo importantissimo passo che mai era stato fatto prima. Semmai deludente e imbarazzante è stato il comportamento di alcuni Stati”. E spiega di aver giudicato deludente la presa di posizione di alcuni paesi, “ma non certamente il risultato ottenuto dal governo italiano che non ha precedenti”.

Nei giorni scorsi diversi esponenti politici avevano rivolto accuse alle prefetture. Su tutti, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che nel giorno degli scontri a Casale San Nicola ha twittato: “Prefetti, invece di rompere le palle ai sindaci e ai cittadini (italiani e immigrati regolari) che protestano, fate il loro lavoro e smettete di coccolare migliaia di clandestini. Accoglieteli in prefettura o a casa vostra, se proprio li volete”.