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Tunisia, turisti in fuga: la Farnesina non vieta i voli dall’Italia I tour operator: “Rimborsiamo lo stesso”

Il Ministero degli Esteri non emette lo “sconsiglio”, ovvero la certificazione di una minaccia che permetterebbe a chi ha prenotato una vacanza di essere indennizzato. Le agenzie di viaggi però non ne approfittano: “Chi non se la sente può chiedere indietro i soldi o cambiare meta". Già dopo l'attentato al museo del Bardo, il Paese nordafricano aveva visto diminuire le entrate turistiche del 21,9% rispetto al 2014

Destinazioni aperte, con turisti pronti a partire già da lunedì, ma anche la possibilità di cancellare la propria prenotazione senza l’obbligo di pagare una penale, nonostante lo “sconsiglio” della Farnesina non sia mai arrivato. L’attentato dello Stato Islamico negli alberghi di Sousse, in Tunisia, che ha causato 38 morti e 36 feriti non ha fermato la macchina dei tour operator italiani, anche se migliaia di viaggiatori occidentali saranno rimpatriati tra sabato e domenica, con il settore turistico tunisino che rischia il collasso, preparando il campo all’avanzata di Isis nel Paese.

Nessuno “sconsiglio” da parte del ministero degli Esteri che, sul sito istituzionale d’informazione per i viaggiatori www.viaggiaresicuri.it, ha diffuso degli avvisi particolari nei quali si raccomanda prudenza quando ci si trova nelle aree a rischio del Paese. Niente di diverso dai comunicati presenti nelle schede di molti altri Stati del mondo, segno che per la Farnesina non esiste, al momento, un pericolo concreto e imminente legato a nuovi attacchi. Lo “sconsiglio”, come certificazione di una minaccia effettiva, permetterebbe a chi ha prenotato un viaggio per la meta in questione di cancellarlo ed essere rimborsato senza l’obbligo di incorrere in una penale. Chi ha già pagato la propria vacanza per la Tunisia, anche per l’area del Golfo di Hammamet interessata dall’attacco, rischia così di perdere parte della quota nel caso in cui decida di non partire.

Il vicepresidente di Confindustria Viaggi (Astoi), Pier Ezhaya, fa sapere che i soci si muoveranno “come se lo sconsiglio fosse formalmente emesso, favorendo le richieste di rimborso. E se i clienti non vogliono partire, scegliamo di andare incontro a questa volontà, ogni azienda secondo alcune variabili”. È così che Eden Viaggi, che ha messo a disposizione dei propri clienti e degli interessati un numero attivo 24 ore su 24 per informazioni riguardo ai viaggi in Tunisia, fa sapere che, per il momento, nessuna penalità sarà applicata alle richieste di rimborso dalla Tunisia: “Per il momento – dicono – permettiamo a chi non se la senta di partire di essere rimborsato totalmente o, se preferisce, di cambiare meta. Le destinazioni tunisine, però, non sono bloccate: continueremo ad accettare prenotazioni e ad organizzare le vacanze. Ci sono anche persone che hanno deciso di partire lunedì 29 giugno”.

Se c’è chi ha deciso di non rinunciare alle proprie vacanze tunisine, sono migliaia i turisti che, tra sabato e domenica, saranno rimpatriati. Alcune compagnie aeree non rendono disponibili prenotazioni con destinazione verso le aree considerate a rischio, mentre, per favorire il ritorno a casa, sono stati programmati voli extra dalla Tunisia verso numerosi Paesi europei. Alcuni tour operator britannici come Thomson Holidays e First Choice, a differenza di quelli italiani, hanno bloccato le prenotazioni per alcune zone della Tunisia, nonostante le rassicurazioni del premier tunisino, Habib Essid, che, nel tentativo di limitare la fuga dei turisti dal Paese, ha dichiarato che da luglio ufficiali armati saranno impiegati nella protezione dei centri turistici del Paese .

Questo secondo attentato in Tunisia nell’arco di poco più di tre mesi rischia, però, di condannare definitivamente il settore del turismo del paese nordafricano che rappresenta circa il 7% del Pil e dà lavoro a un decimo della popolazione. Una prospettiva che rischierebbe di dare il colpo definitivo al settore dell’accoglienza, dopo il calo della domanda in seguito all’attentato al Museo del Bardo. Secondo dati pubblicati da La Stampa, nei primi sei mesi del 2015 la Tunisia ha visto diminuire le entrate turistiche del 21,9% rispetto all’anno precedente, con un -48,7% di italiani, che hanno nella Tunisia la seconda meta preferita fuori dall’Europa, dopo gli Stati Uniti, il -26,3% dei tedeschi e -24% dei francesi. Una situazione che rischia di creare disoccupazione, crisi economica e malcontento, elementi che creano terreno fertile per le radici di gruppi fondamentalisti.

Twitter: @GianniRosini