Cultura

‘In pensiero’, una rivista wunderkammer sull’eternità

In campo letterario e artistico, si sa, ogni tanto c’è qualcosa che muore: il romanzo, la poesia, la musica di ricerca, il teatro, la pittura, ecc. Ovviamente non è vero, anche perché, sembra ormai chiaro, la ‘morte dell’arte‘ è solo un successivo stadio nell’evoluzione dinamica dell’arte. Dada è nel Museo ed entrambi (tanto Dada che il Museo) godono, nonostante tutto, d’invidiabile salute.

Le riviste (quelle letterarie, tanto quanto quelle ‘culturali’, o artistiche), in ogni caso, godono, da tempo ormai immemorabile, fama di zombie. A finirle sarebbero state la digitalizzazione e la Rete e c’è una parte di verità in tutto ciò. Certamente alcuni siti web svolgono egregiamente moltissime delle funzioni usualmente svolte da una rivista: resta da stabilire, in questi casi, se sia stato il Web che si è mangiato la rivista, o la rivista che ha efficacemente colonizzato il Web. Ciò che conta, infine, non è la materialità (o l’immaterialità) del supporto, ma il progetto che sta dietro a quella macchina produttrice di pensiero ‘dialogico’ che è ogni rivista che si rispetti, in Rete, digitalizzata, o su carta che sia.

Non a caso sono svariate ormai le riviste che vivono ‘a cavallo’, fatte di bit e multimedialità, tanto quanto di carta, anche alcune testate storiche, da Nuovi Argomenti a Civiltà cattolica, che con la direzione di un intellettuale raffinato e aggiornatissimo come Padre Antonio Spadaro non teme certo l’impatto con la Rete e i mondi digitali, anzi ne sfrutta tutte le potenzialità. È questo il caso anche di una rivista assai particolare, raffinatissima, che si lascia la libertà di percorrere tutti gli spazi della cultura e dell’arte: In pensiero (Squi[libri] Editore), diretta da Gianmaria Nerli.

In pensiero è un progetto estremamente complesso ed efficace, che unisce alla forma cartacea un Dvd che si articola con il supporto più tradizionale, arricchendolo, completandolo e dialogando con esso. A leggerlo (a guardarlo, ad ascoltarlo) In pensiero sembra costruito guardando all’esempio delle antiche wunderkammer, spazio plurimo e ‘meraviglioso’ di incontro, scambio, scontro tra arti e pensieri differenti e spesso divergenti, tutte messe a baricentro intorno a un quesito, a una domanda che fa tema comune.

Questo numero 9 – da poco in libreria e dedicato alla tappa finale di una serie di uscite consacrate a indagare il concetto di tempo (nelle sue innumerevoli sfumature ed articolazioni) – riunisce contributi diversissimi, che vanno dal saggio di Macchi, dedicato al concetto fisico di tempo, sino al video che indaga il tempo precario degli insegnati supplenti (La classe docente va in paradiso) ottimamente raccontato dal documentario di Giordano.

Avete letto bene, nella rivista ci trovate un intero documentario. Se una volta la rivista era il luogo dove era presentato un pezzo, una scheggia di un’opera, ora, nel caso di In pensiero, la rivista diventa (grazie alla capacità del supporto digitale) il contenitore che ingloba tutta l’opera. Questa volta è toccato al documentario di Giordano, nei precedenti numeri, invece sono stati ospitati prodotti molto diversi, dal nuovo album di Canio Loguercio a quello di Bembi e Simonetto.

Accanto a questo Assolo (come viene definita l’opera ospitata nella sua interezza) equamente divisi (o condivisi) tra Dvd e carta, stanno le bellissime poesie di Bulfaro, egregiamente musicate da Rossato, i graphic poem di Cinquetti e Bustaffa, un reportage dedicato al marmo e ai cavatori di Carrara di Terzago, i dipinti nebulosi e coinvolgenti di Morales, un saggio dedicato alle lingue e alle loro eredità proposto da Bravi, un racconto sospeso nel tempo sospeso delle sale d’attesa di Villa, un altro reportage sui centri di raccolta profughi di Cutecchia, un audio-dramma che mescola riflessione antropologico-letteraria e teatro di Arto&Fantasma.

Una rivista wunderkammer si diceva, capace di affiancare una veste grafica curatissima e assolutamente originale a supporti multimediali in cui ciò che è su carta si completa, si modifica, compie una sorta di metamorfosi, mostrando ciò che la carta non può significare, tutto ciò che è – per l’appunto – proprio delle arti che abitano il tempo, come la musica, la poesia, il cinema, il video, il teatro.

Una scommessa coraggiosa, direi, e insieme un’intuizione preziosa, quella che nel melting pot di forme generi e media sta forse la chiave di un possibile futuro delle arti e della cultura. Perché, per dirla con Seneca, citato in epigrafe all’intervento di Arto&Fantasma: «nessun secolo ci è precluso, siamo ammessi in tutti e se ci piace, per grandezza d’animo, di uscire dagli stretti limiti della debolezza umana, abbiamo un vasto spazio di tempo che possiamo percorrere».

Anche il futuro.