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Olanda, avanguardia d’Europa sul reddito di cittadinanza

Certo di affinità, i due Matteo nazionali, ne hanno davvero tante, ma in tema di reddito di cittadinanza si può dire, senza offendere nessuno dei due, sembrano addirittura quasi lo stesso politico. Non ci credete? Il Matteo padano, scuote la testa all’indirizzo di Roberto Maroni che lancia il reddito di cittadinanza “lombardo” con un “no allo Stato elemosiniere” mentre il Matteo premier ritiene il sostegno ai bassi redditi come una furbata.

Discorsi un pò grotteschi da parte di due più o meno quarantenni che probabilmente del mercato del lavoro, a parte di quello caricaturale rappresentato nel dibattito politico, sanno probabilmente ben poco: scommettiamo che nessuno dei due ha idea che ad appena 1000 km a nord di Milano, in Olanda, si discute da tempo di introdurre il “reddito di cittadinanza”, il vero reddito di cittadinanza, ovvero una somma garantita a tutti dallo stato senza obbligo di cercare lavoro e addirittura cumulabile con altri redditi?

 

La misura si chiama basisinkomen e a detta dei promotori, avrebbe l’intenzione di assicurare un’entrata minima sufficiente a campare all’esercito di vriwilligers, i “volontari”, che svolgono quelle attività chiave messe in ginocchio dalla cesoia dei tagli alla spesa pubblica. Ma anche a stagisti e “start-uppers”, la cui permanenza nel limbo dei non retribuiti o dei precari, può durare diversi anni.

D’altronde la società cambia e il livello di elevata complessità che ha raggiunto oggi, richiede una chiave di lettura che rompa determinati credo, soprattutto il totem ‘denaro’. In molti sono perplessi ma che ci crediate o meno, diverse amministrazioni comunali inizieranno presto a sperimentare questa sorta di ‘sussidio 2.0‘, una formula che intende superare il c.d. bijstand ossia un sostegno economico integrativo ai bassi redditi che nei in Olanda già esiste dagli anni ’60.

Il bijstand è in tutto e per tutto il ‘reddito di cittadinanza’ come lo intendono i 5 Stelle nel loro progetto depositato in parlamento; nei Paesi Bassi, il bijstand ha ormai fatto il suo tempo perché introdotto in un’epoca storica lontana da quella attuale, quando il reddito era legato in maniera lineare al lavoro; oggi è comune guadagnare senza lavorare (rendite) e lavorare senza guadagnare (stagisti o volontari)

Ridotto nell’importo, reso quasi inaccessibile e blindato da controlli ed ispezioni il sussidio olandese è ormai uno strumento obsoleto. Chi propone di superarlo, a vantaggio del basisinkomen, ragiona così: gli ispettori antifrode sono tanto costosi, l’importo erogato tanto basso e il meccanismo degli aiuti finanziari alle persone tanto complesso che forse è arrivata ora di aggiornare tutto il meccanismo al 2015. Realismo e semplificazione, insomma. Il bijstand, d’altronde, costringe lavoratori specializzati in settori con poco mercato (arte, cultura e humanities) ad accettare offerte in tutti altri campi, con il rischio di drenare la conoscenza nazionale in quel settore e favorire poi l’emigrazione. D’altronde un ingegnere o un IT non accetterebbero mai un lavoro da venditori; perché dovrebbero uno storico oppure un artista? I detrattori paventano un rischio di apatia sociale generalizzata dovuta al ‘denaro gratis’ offerto dallo Stato ma i sostenitori ribattono: “con 1000 euro in Olanda, è difficile arrivare a fine mese”; proseguono allora i detrattori, cosi nessuno farebbe più lavori pagati il minimo sindacale, ma rispondono i sostenitori “così i datori sarebbero costretti a pagare meglio”.

A prescindere dalla dialettica, diverse municipalità sono pronte alla sperimentazione, supportate incredibilmente da maggioranze trasversali; le stesse che in Italia gridano allo scandalo quando sentono parlare di ‘reddito di cittadinanza’, di reddito minimo garantito o di qualunque altra forma di sostegno per chi non ha un’entrata.
Al nord si sperimenta, al sud si fa retorica: e così mentre in Italia la crisi infinita divora il Paese, i due Matteo ignorano la politica e si dedicano agli slogan.