Diritti

Unioni civili, per il Vaticano sono ancora prodromo di ‘incesto e pedofilia’?

In un precedente articolo ho sottolineato la necessità di un più diffuso impegno civile, in particolare dei giovani, rilevando come vi siano nei cittadini una profonda diffidenza ed un crescente distacco dalla politica.

Le recenti vicende relative al disegno di legge sulle unioni civili per coppie omosessuali, presentato dall’on. Monica Cirinnà (Pd) e tiepidamente fatto proprio dal governo Renzi, fanno pensare che una delle cause di questo distacco sia nel comportamento delle forze politiche sulle tematiche inerenti i diritti civili. Il ddl è bloccato in Senato da migliaia di emendamenti, presentati soprattutto dal Nuovo Centro Destra e da uno scatenato Giovanardi. Oltre alle forze più conservatrici, anche un terzo dei senatori del Pd, i cosiddetti “teodem”, ha preso la stessa posizione.

E questa opposizione sorda va avanti da quasi dieci anni. E’ così caduto nel nulla, per la crisi del governo Prodi, il ddl Pollastrini-Bindi (prima Pacs, come le unioni francesi, poi Dico, infine Cus), mentre la sinistra ha lasciato colpevolmente cadere l’occasione offerta da due ministri del governo Berlusconi (Brunetta e Rotondi, un ex socialista e un cattolico “laici”) che avevano presentato un loro decente ddl dal nome “Di Do Re – DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi”.

Così, per l’ostruzionismo del partito di Alfano e dei teodem Pd e per l’insipienza della “sinistra”, il 61,4% degli italiani favorevoli ad una forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay, e a maggior ragione per quelle eterosessuali, attende invano una legge che regoli le unioni civili, in un quadro europeo che si riassume in pochi dati.

Hanno le nozze gay la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda e l’Irlanda.
Hanno le unioni civili la Germania, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, l’Austria, la Finlandia la Croazia e l’Irlanda del Nord.
Non hanno né le nozze gay né le unioni civili l’Italia, la Grecia, Cipro e sei nazioni dell’Est europeo: Slovacchia, Polonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria.

Una situazione vergognosa, che si ripete per tutti i diritti civili: dalle scelte di fine vita alla situazione dei detenuti, dai tentativi di rendere molto problematico l’aborto con l’obiezione di coscienza alla vergognosa legge sulla procreazione assistita – i cui divieti inumani sono stati in gran parte cancellati grazie all’azione della Associazione Luca Coscioni e del suo segretario Filomena Gallo – dalla situazione dei disabili a quella dei vecchi con problemi di demenza.

Che passione possono avere per la politica tutti gli italiani – e sono molti milioni – che vedono ignorati o calpestati i diritti (i propri, ma anche quelli degli altri)?

E qui è necessario dire qualcosa sul ruolo delle gerarchie vaticane. Perché è vero che il Vaticano, come molti amici mi fanno notare, ‘fa il suo mestiere’ e che noi dovremmo prendercela soprattutto con i politici (eletti con il nostro voto) ma è anche vero che il Vaticano esagera spesso. Una selezione di prese di posizione sulle unioni civili richiederebbe un ampio articolo. Mi limito ad alcune citazioni, partendo da una recentissima: per monsignor Parolin, segretario di Stato, il referendum irlandese che ha introdotto a furor di popolo le nozze gay, è non solo un oltraggio ai principi cristiani ma anche “una sconfitta dell’umanità”. Al Sinodo di ottobre – dice minacciosamente Parolin – dovremo parlarne, sapendo che per la Chiesa l’equiparazione al matrimonio è “la linea invalicabile”. Parolin si chiede anche (avviso al parlamento italiano!) se le unioni civili siano un riconoscimento di alcuni diritti o un “cavallo di Troia” per arrivare alle nozze gay.

Ma l’offensiva più forte è quella posta in essere nel 2007, quando sembra che la legge Pollastrini/Bindi stia per andare in porto.

L’episodio più clamoroso della ingerenza del Vaticano si verifica alla fine di gennaio del 2007, quando Giorgio Napolitano, in visita in Spagna, accenna alle unioni di fatto ed auspica “una sintesi, che tenga conto dell’identità cattolica e delle preoccupazioni espresse dalla Chiesa”. E’ una posizione molto moderata, un tentativo di mediazione cui il Vaticano risponde con durezza. Il Capo dello Stato – dichiara monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei – “non ha utilizzato la parola compromesso, perché noi non potremmo accettare un compromesso o una mediazione al ribasso che implicasse una rinuncia ai principi”. Betori ha imitato Ruini, che pochi giorni prima aveva liquidato come “superflua” una legge sulle unioni civili.

“Avvenire” del 16 febbraio 2007, rispondendo a quanti suggerivano alla Chiesa di non intervenire sulla legge (tra questi, Rosy Bindi e Oscar Luigi Scalfaro), ribadisce che la Chiesa non può non occuparsi di una legge che mette in discussione il matrimonio. E aggiunge una affermazione tanto grave quanto sconclusionata: “Per la prima volta la legge – scrive il giornale dei vescovi – fa entrare l’affetto nel codice”. Ciò “potrebbe aprire la strada a legittimare l’incesto, perché i vincoli affettivi sarebbero nient’altro che vincoli sessuali”.

Due anni dopo Ratzinger, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2008, arriverà a dire che “chi osteggia la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna rende fragile la pace nel mondo, perché indebolisce quella che di fatto è la principale agenzia di pace”.

In occasione del primo Family Day (maggio 2007) il nuovo capo della Cei, Angelo Bagnasco, pronuncia la più dura condanna dei Dico, che quindi fanno un notevole balzo indietro. Parole pesanti come pietre, che infiammano il confronto: “Se l’unico criterio diventa quello dell’opinione generale perché dire no, oggi, a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell’incesto o della pedofilia tra persone consenzienti?”.

Rileggendo queste dichiarazioni forsennate, penso che il problema del rapporto fra Stato o Chiesa vada rimesso in discussione. Ma di questo mi riservo di parlare in una prossima occasione.

p.s  Mentre concludo questo articolo leggo che il Parlamento europeo ha approvato (341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astenuti) una delibera che invita i parlamenti nazionali a garantire l’eguaglianza alle famiglie formate da partner diversi dai tradizionali uomo e donna. In pratica viene chiesto che i nuclei familiari con figli, formati da gay, lesbiche, bisex e transessuali, possano godere degli stessi diritti rispetto a quelli delle coppie tradizionali. La relatrice della risoluzione, la socialdemocratica tedesca Maria Noichl, ha indicato come obiettivo centrale «raggiungere le parità di genere in Europa».