Società

Immigrazione: la cultura è un’arma. Appello per il Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Alcuni giorni fa, il leader della Lega Matteo Salvini si è recato a Viareggio per un comizio e, proprio sotto la sede della nostra casa editrice, è stato contestato. Gli hanno lanciato diverse varietà di ortaggi ed epiteti poco ameni. Purtroppo i nostri uffici quel sabato pomeriggio erano chiusi. Ci saremmo con piacere uniti a coloro che ripudiano una politica che alimenta la guerra tra poveri, ben architettata da élite che hanno il fine di abbattere il costo del lavoro e le intemperanze del Salvini di turno che soffiano su questo conflitto e distolgono l’attenzione dalle vere cause e dai veri interessi in gioco.

Tuttavia, nessun oggetto o parola offensiva avremmo lanciato a Salvini e al piccolo gruppetto di suoi accoliti locali, ma con piacere gli avremmo donato dei libri. Perché la cultura è l’unica vera arma in grado di liberarci dai predicatori di ieri e di oggi che con abilità creano capri espiatori per un malessere che ha radici molto più profonde.

Dal nostro balcone un libro che di certo avremmo teso con gentilezza a Salvini è I Fuorilega del Nordest di Francesco Gesualdi, un’opera che ben spiega i tempi che stiamo vivendo e le motivazioni che spingono gli uomini ad immigrare.

Un’immigrazione che in buona parte scaturisce dalle nostre politiche predatorie che in Africa generano povertà e guerre. Si pensi al Congo dove per il controllo del Coltanil prezioso minerale indispensabile per il funzionamento dei nostri cellulari, computer e videogiochi, causa di una guerra che dal 1998 ad oggi ha provocato la morte di oltre 4 milioni di persone.

L’immigrazione nasce dalle conseguenze dei cambiamenti climatici: siccità e inondazioni generano carestie come quella del Corno D’Africa del 2011 che pone a rischio circa 10 milioni di persone. Ma quali Paesi hanno gettato nell’atmosfera gas climo-alteranti come la CO2? Per non parlare delle carestie alimentari causate dalla speculazione ad opera dei signori della finanza internazionale che pur di arricchirsi decidono con pochi click di mouse la vita e la morte di milioni di persone.

Francesco Gesualdi, già allievo di don Lorenzo Milani a Barbiana, è il fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano. Dal 1985 il Cnms analizza le cause che generano povertà ed emarginazione e per le sue pubblicazioni è diventato un punto di riferimento internazionale per chi analizza gli scenari economici e politici globali. Del resto Francesco Gesualdi è il padre del consumo critico nel nostro Paese e libri come Manuale per un consumo responsabile e Sobrietà sono testi che hanno formato migliaia di attivisti e scaturito dibattiti su argomenti di vitale importanza.

E’ grazie a Gesualdi se nel nostro Paese in molti hanno compreso il perverso funzionamento di un sistema dominato dalle multinazionali; multinazionali che, in questi giorni nella cattedrale dell’Expo, stanno celebrando il proprio dominio assoluto. Un dominio che ha addomesticato la politica, la quale non riesce a ribaltare i rapporti di forza, sebbene sia stato questo modello di sviluppo insostenibile dominato dalle corporation ad averci condotto sull’orlo del baratro ambientale.

Anche in Risorsa umana, il suo ultimo pregevole lavoro, Gesualdi ribadisce la prospettiva di un’economia del benvivere che sia a servizio dell’uomo e non del mercato.

Il testo è una miniera di preziose informazioni. Di particolare interesse è l’importanza di separare i bisogni fondamentali da quelli opzionali. I primi, determinanti per la vita, sono elevati a rango di diritti e in quanto tali non possono essere gestiti dal mercato.

La vera sfida è demercificare i bisogni fondamentali e garantirli a tutti, rendendo così la Dichiarazione universale dei diritti umani approvata nel 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite non solo un’enunciazione formale, ma anche sostanziale.

Ciò che rende questo suo ultimo lavoro ancor più speciale è l’appendice. In essa è contenuta una lettera agli economisti che a mio avviso è equiparabile alla celebre Lettera ad una professoressa che Gesualdi da ragazzino contribuì a scrivere a Barbiana. La tua presunzione più grave è stata quella di aver voluto equiparare l’economia alla natura (…) così da preteso scienziato ti sei trasformato in custode, addirittura gendarme, dell’ordine mercantile.

L’attuale determinismo economico si vince con una nuova politica ed è ciò che da sempre fa il Cnms di Vecchiano. Un laboratorio di democrazia fondamentale che non deve chiudere, come teme nel libro Gesualdi che chiede sostegno invitando a inviare una mail con oggetto “Non chiudete” all’indirizzo coord@cnms.it.

Un appello che io sento di rivolgere a tutti. Facciamo sentire a chi ha donato la vita per costruire un mondo altro, il nostro affetto e la nostra gratitudine.