Trash-Chic

Trash-chic, le seconde passioni della beat generation salveranno Galleria Umberto

La carica delle seconde passioni avanza. E come tutte le passioni rinviate sono dirompenti. C’è chi prova a suonare, a recitare, a dipingere quadri ansiosi soli di essere visti. L’azzardo della penna non conta, perché a scrivere un mémoire proustiano ci provano tutti. Marialuisa Agnese, penna sagace del Corriere, prende lezioni di danza classica sulle punte e si è appena presa un master di yoga. Canio Mazzaro, ingegnere dal fiuto sopraffino, custodisce il suo amore per la filosofia come una cosa sua, di cui prendersi cura, una volta alla settimana, con il suo “coach” d’intelletto, Ezio Visconti. E così da dieci anni, si danno ancora del lei per mantenere integro quel rapporto tra discepolo e maestro. E metti una sera a cena, fra vongole veraci e sarago in guazzetto, con Canio e Stefano (Bonaga) si filosofeggia sull’utopia del “Dio non esiste, ma insiste” e sulla buona creanza nietzscheana: “Il gentiluomo non perdona, dimentica”.

Andrae Rea insegna marketing alla Bocconi ma una volta alla settimana da quattro anni riunisce 32 amici, tutti napoletani, per lo più imprenditori, madri di famiglia e giocatrice di burraco, e cantano, gorgheggiano. Non vorrei fare torto a nessuno, cito solo quelli che ricordo: Sergio Gigliotti (il Paroliere) Giuliana Calimeri (la Maestra) Anna Santangelo (detta Fata Anna,) Stefano Selvaggi, Matilde e Gianfrancesco Zezza, Carla Masi, Stefano e Antonella Aversa, Attilio Doria, Brunella Summaria.

Coristi per caso, hanno formato il gruppo, assolutamente non professionista, degli Arrabbas Ad Aquae Mundi con un repertorio fatto di pezzi rock e della tradizione napoletana rivisitati negli arrangiamenti in maniera molto personale. “E’ un gioco – chiosa il professore Rea, che è anche il capotribù del coro – ma sopratutto è una piccola magia “corale”. 29 su 32 dilettanti non avevano mai cantato prima, docce a parte”. I primi giudici sono stati i figli, severi come il plotone di giuria di X Factory. Ma dopo essersi esibiti in famiglia al pranzo di Natale e nei circoli che più privati non si può, adesso sono invitati a manifestazioni pubbliche e acclamati nelle piazze alle sagre di paese. I dillettanti allo sbaraglio sono diventati un fenomeno di aggregazione sociale che diverte e sollecita tanti altri a fare musica e a vivere la socialità in modo rigenerante.

Capa fresca, è una colorita espressione dialettale. Ma è anche un vino frizzantino offerto in Galleria Umberto I, cuore pulsante del centro storico. E’ l’iniziativa gourmet/propagandista “anti/scippo” rivolta ai turisti. Non abbiate paura di visitare le meraviglia del centro storico, dice la giovanissima trend setter Ninotchka Salza ( figlia d’arte, dell’ingegnere spaziale Norberto e della modaiola Alessandra Barbaro) che è stata anche l’art director di un trunk show. Oh yes, in America si chiamano così. Gonne gaucho, frange e frangette, minikimoni e pantaloni a campana le figlie dei fiori sfilavano sulle note rimbombanti da beat generation. La Galleria, tutta transennata per pericoli di crollo, è ferita a morte, di notte diventa un dormitorio per i senzatetto, ma per un giorno le vetrine di Barbaro sembravano il set del cultmovie “Hair”. “La rinascita della città o anche di un solo luogo deve partire da noi privati. Senza aspettare che l’amministrazione pubblica faccia qualcosa”, spiega Ninotchka che proprio l’anno scorso lanciò la collana antiscippo: se il malvivente la strappa dal collo scatta un dispositivo, collegato con un microchip che fa suonare l’allarme.

 

Twitter: @januariapiromal