Politica

Renzi ha perso le elezioni

cover_024[1]Il nostro direttore in questo fascicolo di criticaliberalepunto.it presenta un grandioso scoop giornalistico. Anzi due. Con i potenti mezzi messi a disposizione da Critica (la calcolatrice sul cellulare) si è fatto due conti ed è in grado di annunciare e dimostrare che nelle ultime elezioni comunali in Trentino Alto-Adige il Pd di Renzi ha preso una solenne scoppola, persino superiore al disastro di Berlusconi. Ovviamente i giornali nazionali (sedicenti) di informazione si sono ben guardati dal parlarne. Si sono diffusi sulla sconfitta di Berlusconi, e hanno voltato pagina. Eppure l’iscrizione d’ufficio di Renzi al partito della “sinistra masochista” è una bella notizia di qualche rilievo. Anche perché preannuncia il secondo scoop. Come dice il titolo di Enzo Marzo, “e se Renzi si stesse impiccando da solo…”, l’articolo traccia uno scenario di un futuro fosco per il presidente del Consiglio in base alle tendenze evidenti dal voto delle comunali e soprattutto dagli ultimi sondaggi. Sta diventando chiaro che l’Italicum, fatto su misura per un autocrate senza controlli, può rovesciarsi contro Renzi e regalare all’Italia il potere assoluto di Grillo. Cifre alla mano.

Segue una considerazione molto pessimistica nonché realistica di Antonio Caputo sulla situazione del nostro paese. Poi due articoli, uno sulla scuola, davvero fuori dal coro, di Giovanni Vetritto e uno di Giovanni Perazzoli, autore di un libro Laterza Contro la miseria che sta facendo molto discutere, che affronta il tema “reddito minimo garantito”, di cui si discute con grande approssimazione dimenticando che è una realtà decennale nell’altra Europa.

Dato che Critica liberale, come dice la testata stessa, è assai “critica” e non guarda in faccia a nessuno, questa volta toccano a Barbara Spinelli i giudizi severi di Riccardo Mastrorillo. Completano il quindicinale le note di viaggio in Turchia di Valerio Pocar e le melanconiche considerazioni di Maria Gigliola Toniollo  sul  quotidiano Medio Evo italico del mondo Lgbt. In ultimo, una polemica molto documentata di Paolo Bonetti, contro Habermas sulla mai risolta diatriba, anche linguistica, sulla laicità, laicismo eccetera eccetera-

Questa volta il supplemento è “Gli Stati Uniti d’Europa”. Una testata storica fatta risorgere nel 2003 da Critica liberale. Un mensile federalista che fu fondato dalla Lega internazionale della pace e della libertà al Congresso della pace tenutosi a Ginevra nel settembre del 1867, sotto la presidenza di Giuseppe Garibaldi, col patrocinio di Victor Hugo e di John Stuart Mill e alla presenza di Bakunin. Questa serie de “Gli Stati uniti d’Europa» esce sotto la direzione di Claudia Lopedote, Beatrice Rangoni Machiavelli e Tommaso Visone.

In questo numero Pier Virgilio Dastoli ci spiega, con la consueta lucidità, le ragioni che ci spingono a batterci per la modifica del Trattato di Lisbona, sottolineando i rischi nascosti dietro la presente congiuntura economica. Segue un articolo di Edoardo Bressanelli che affronta con dovizia di argomenti i nodi scoperti della politica britannica alla luce di un eventuale referendum sul cosiddetto “Brexit”. La fondamentale questione connessa alla latitanza politica dei partiti europei è discussa con precisione da Margherita de Candia, mentre Giuseppe Maggio evidenzia la potenziale importanza di una grande Conferenza per la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo per fronteggiare le grandi sfide connesse a questo decisivo spazio di civiltà. Le grandi questioni connesse all’economia europea sono sceverate dal prof. Hein in un’apposita intervista realizzata da Francesco Ruggeri e Giuliano Toshiro Yajima che, nell’intervento seguente, dedicano un’interessante analisi alla situazione greca e al suo rapporto con futuro dell’Unione. In chiusura Guido De Togni affronta il significativo caso di Podemos e Ciudadanos come esempio di una nuova soggettività politica mentre Sarah Lenders-Valenti mostra le contraddizioni insite nelle evoluzioni del sistema di welfare olandese. Il numero è introdotto da un’editoriale di Tommaso Visone che invita a un salto di qualità nel dibattito politico relativo al futuro dell’Unione.

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