Trash-Chic

Trash-chic, dal party tv trash a Vicolo88: la stampa ‘drinkeggia’ nel cuore di Roma

Ha reinventato la formula dello street party. Benedetta Lignani Marchesani, esploratrice di trend, ha trasformato Vicolo88 in via dell’Orso, in un salotto a cielo aperto. Incastonato in un palazzo seicentesco del centro storico di Roma. Serate galoppanti ad alto tasso alcolico con i Martinis boom boom shakerati dal guru dei barman Fabio Cortese, ex giornalista Rai, che al Tg ha preferito l’aperitivo on the road.

“Se esistessero le stelle Michelin del drink, meriterebbe un firmamento”, chiosa Ben. Più che l’art director ha dato anima anche con installazioni di design un posto che altrimenti sarebbe rimasto uno dei tanti anonimi baretti. Qui si miscela il sound sperimentale dei dj Ubi e di Simone Della Croce con moussaka bizantina e mezè libanesi preparati dalla chef Eleonora Segnalini.

Tra un tacos, una focaccia e un’alice croccante con pistacchi, Vicolo88 è diventato pure il quartiere generale della stampa pensante da Dagospia a Giuseppe Scaraffia (tocco gentile del Sole 24Ore), Salvo Sottile, Gaetano Savatteri e Dario Maltese (da madre terra Sicilia a Mediaset) ma si incontrano anche Bruno Manfellotto, Carlo Rossella e Pigi Battista e artisti di gran nome come Enzo Cucchi. Per chi volesse i potenti della comunicazione sono tutti lì all’happy hour de’ noantri, il martedì, giorno di rendez vous.

Lo sceneggiatore Luca Rossi, sigaretta perenne in bocca, parla di una libertà fisica e di una vicinanza mentale, da buon teorico del LAT (living apart together), una bizzarria di pensiero dello stare vicino, ma non troppo.

Ha blindato Iphone e tablets per una settimana. Solo un laconico messaggio su Facebook: “Non chiedetemi di portare nessuno. Non entra più neanche uno spillo”. E intanto l’avvocato penalista Antonemilio Kroghl trasformava il suo loft napoletano in mega set televisivo. Ha smesso gli abiti togati per indossare i costumi della tv trash anni’80, quella del “tuca tuca” e delle ragazze coccodè, antesignane delle veline. Piumata con cresta di gallina in testa, in guêpière e autoreggenti Nancy Dell’Olio.

Un clone di Bruno Vespa si aggirava con un campanellino in mano, mentre l’ex campione olimpionico Paco Wirz per emulare il superdotato pornostar Riccardo Schicchi si infilava uno strofinaccio nelle mutande. Bocca aperta e naso all’insù, un finto schermo da Carosello si apriva, ci si metteva sotto e due camerieri in travestimento camoufflage riecheggiante lo schermo catodico d’antan, innaffiavano gli ospiti di vodka. Tanti masterchef, tanto che nessuno riconosceva il vero, lo stellato Alfonso Montefusco. A squarciagola cantando Viva la Pappa con il pomodoro Rita Pavone (la vera) si scatenava in pista. Fra stellari Startrek, la cantante Fiordaliso che nessuno ha riconosciuto indossava una t-shirt nera “Mi riconosci…?”. Carramba che sorpresa, arriva anche la penalista più temuta della capitale, Nicoletta Piergentili, quella che era salita al Quirinale per “interrogare” l’allora presidente Napolitano.

Effetto Expo. AnnaPaoloa Merone, firma trendaiola e stilosa del gruppo Corriere della Sera, ha stilato un vademecum di indirizzi originalissimi per i visitatori che vorranno ripercorrere le tappe del Grand Tour. La guida “Napoli mon amour” svela il tessuto più intimo e segreto della città. Propone di affittare dai “cozzari” (che sono i coltivatori di cozze) una barchetta a remi o di andare al cimitero delle Fontanelle per adottare un’anima pezzentella. Le anime “pezzenti” sono quelle che non hanno chi prega per loro. AnnaP vi accompagna per mano ai Tribunali, dove Bill Clinton mangiò la pizza come uno scugnizzo di strada accartocciata a “fazzoletto” e poi nell’atelier di Lello Esposito, ricavato dalle scuderie del cinquecentesco palazzo di piazza San Domenico Maggiore. E se l’artista è in vena vi invita pure a spennellare con lui “vesuvi” in eruzione e cornetti con formula anti-malocchio: “Aglio, fravaglio, fattura e cape d’aglio, scio’ scio’ corn, bicorn, tricorn”.

Da mettere in agenda il museo del Corallo in galleria Umberto dove è esposta la parure realizzata per la regina d’Egitto Farida. In pieno chiassosità da movida fra baretti e bollicine di via Bisignano al primo piano di un antico palazzo si trova il salotto letterario di Diego e Annamaria Guida, gli ultimi mohicani di una editoria di nicchia. Fino a spingersi sul Lungomare dove AnnaP è pronta a svelare il mistero di Castello dell’Ovo che si regge su un uovo.

Twitter@januariapiromal