Economia & Lobby

Expo 2015: la Cina non è vicina

Ve lo ricordate il sito Italia.it? Io sì. A dire il vero ricordo il video con cui lo presentò l’allora ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli, che con il suo inglese maccheronico – “Pliz visit auar cauntri”- lanciava il nuovo progetto. Era il 2007. Dopo un anno, e dopo tante polemiche sui costi di gestione del Comitato Nazionale per il Turismo – ben 45 milioni di euro – il sito venne chiuso.

Oggi il portale con il compito di promuovere l’Italia nel mondo è di nuovo attivo. Lo gestisce Enit, che ha avuto l’idea di tradurlo anche in cinese in modo da attrarre i milioni di turisti che da Pechino sognano di visitare il nostro Paese. Il sito è www.yidalinihao.com, che tradotto vuol dire “Italia ciao”. Cliccate e vedete cosa vi appare. “The website is down for maintenance”: il sito non va. Non solo, mancano meno di due mesi all’apertura di Expo 2015 e il logo dell’evento pubblicato nella pagina ufficiale dell’Italia in Cina non è cliccabile.

C’è da chiedersi se un ente che nel 2014 ha incassato oltre 20 milioni di euro in tutto da Stato, Regioni e Comuni (ne incasserà altrettanti nel 2015) non possa fare qualche sforzo in più per promuovere il nostro Paese all’estero.

A muoversi da dilettante in Cina non è solo l’ente per il turismo, ma lo stesso Expo 2015 che in questi mesi ha fatto promozione di se stesso anche nelle fiere cinesi, distribuendo flyers con la pubblicità dell’Esposizione Universale. L’evento Expo dovrebbe portare in Italia almeno un milione di cinesi, e qui vedete uno di questi volantini. Chi capisce il mandarino si renderà subito conto che quello stampato è il cinese tradizionale, lingua parlata da una minoranza ad Hong Kong, Singapore e TaiwanLa quasi totalità del miliardo e 400 milioni di cinesi parla il cinese semplificato e non capisce il cinese tradizionale. 

Ci sarebbe quasi da ridere ma a far passare la voglia di prenderla con sarcasmo c’è un’altra sorpresa. Sugli stessi volantini che promuovono Expo 2015 ci sono i simboli dei principali social network occidentali: Facebook, Twitter e Youtube. Non occorre essere raffinati sinologi per sapere che la Repubblica Popolare Cinese censura questi siti.

E difatti i Paesi più all’avanguardia nel turismo, come ad esempio Australia o Canada, promuovono le loro terre usando i social network cinesi wechat.comrenren.comsinaweibo.comwww.youku.com.

Ma non è finita: i turisti cinesi saranno i principali visitatori di Expo 2015, ma il portale ufficiale www.expo2015.org non prevede la lingua cinese. C’è l’inglese, naturalmente, ma i cinesi lo parlano poco e male.

Lo scontrino medio di un turista cinese è il più alto tra tutti i turisti del mondo in Italia con 1000 euro circa di spesa. Possiamo davvero permetterci di trascurare in questo modo una potenziale miniera d’oro?