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Catalogna, tre schiaffi all’indipendentismo

Le istituzioni centrali mostrano i muscoli ad Artur Mas, presidente della Generalitat – il parlamento della Catalogna– e leader del partito indipendentista Convergència i Union, e agli esponenti del movimento che propugna la separazione da Madrid. Presto il President Mas, la sua vicepresidente Joana Ortega e la delegata alle politiche scolastiche, Irene Rigau, potrebbero andare a processo per il reato di disobbedienza all’ordine di un’autorità.

Il Tribunale Superiore di Giustizia catalano ha rigettato i ricorsi promossi dalla Generalitat contro la dichiarazione di ammissibilità delle querele presentate dai pubblici ministeri di Barcellona, dal sindacato di destra “Manos Limpias” e dalla formazione politica Unión Progreso y Democracia, contro gli organizzatori della consultazione conosciuta con la sigla “9-N”, le “elezioni plebiscitarie” tenutesi lo scorso novembre per la causa indipendentista.

Un referendum “soft”, voluto da Mas per aggirare la decisione del tribunale costituzionale che il 29 settembre aveva accolto il ricorso del governo contro gli atti che indicevano le elezioni per l’indipendenza, sospendendo le risoluzioni adottate dal parlamento regionale. Una consultazione non vincolante, priva di ogni valore giuridico, ma colma di significati politici: milioni di catalani espressero un chiaro orientamento plebiscitario a favore del distacco da Madrid.

Ora nei prossimi mesi verrà istruito un processo penale per “atti di disobbedienza”, e tutto lascia presupporre che sarà un processo connotato da un forte contenuto politico.

Intanto per mano giudiziaria il governo centrale incassa altri due risultati.

Il Tribunale Costituzionale, accogliendo all’unanimità il ricorso dell’esecutivo, ha dichiarato incostituzionale la legge catalana con la quale i partiti indipendentisti diedero copertura legale al “9-N”. L’Alta Corte, dopo la sospensione decretata in via d’urgenza lo scorso settembre, è entrata nel merito della vicenda ribadendo il principio secondo cui i poteri di convocazione di una consultazione referendaria sono di competenza esclusiva dello Stato.

Da parte sua, il Consiglio generale del potere giudiziario, organo di autotutela dei magistrati, dopo sette ore di camera di consiglio, ha stabilito la sospensione per tre anni del giudice Santiago Vidal, reo di aver collaborato all’elaborazione della bozza della Costituzione catalana, in aperto appoggio alla causa indipendentista. Attività incompatibili con le funzioni di magistrato, secondo i componenti dell’organo di autogoverno legati al partito conservatore di Rajoy, semplice estrinsecazione della libertà di espressione, secondo l’ala più progressista.

Tra la sanzione più grave dell’espulsione dalla magistratura e il proscioglimento, si è scelta la strada intermedia della sospensione per tre anni, con l’ulteriore sanzione dell’allontanamento dagli uffici di Barcellona.

Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente?” è quesito che proprio non piace agli apparati del potere centrale.