Il “9N” – acronimo che indica la data della “consultazione alternativa” sull’indipendenza della Catalogna – ha un vincitore: Artur Mas, governatore della regione e leader di Convergència i Union, uno dei partiti che propugna il distacco da Madrid.

L’ex delfinodi Jordi Pujol, padre dell’autonomismo catalano ora in disgrazia per guai con il fisco spagnolo, ha fortemente voluto queste elezioni, definite “plebiscitarie” dopo la pronuncia di illegittimità del 29 settembre scorso dell’Alta Cortespagnola: il referendum contrasta con i principi della Carta fondamentale, ha sentenziato il tribunale costituzionale. Rimaneva quindi un valore puramente politico della consultazione. Il President non si è tirato indietro, ha mantenuto l’appuntamento elettorale malgrado le pressioni del “blocco di Madrid”, concentrazione di potere politico e burocratico percepito come una riedizione del centralismo illiberale. Non si è piegato di fronte alla prospettiva di un intervento della procura spagnola per inottemperanza ad un ordine dell’autorità. Si è mosso con abilità in un clima di crescente tensione, si pensi che fino a poche ore dal “9N” le carte bollate hanno rubato la scena alla politica, da ultimo vi è stato il rigetto dell’istanza di sequestro delle urne presentata da alcuni partiti unitaristi (Upyd e Plataforma per Catalunya. Infine ha portato più di due milioni di cittadini negli oltre seimila seggi allestiti nei 942 comuni della Catalogna e in alcune centinaia di spazi elettorali predisposti all’estero. In migliaia hanno depositato la loro scheda nelle sedi delle istituzioni regionali di Buenos Aires, Mexico D.F., Londra e Parigi dove vive la comunità catalana più numerosa con oltre 30 mila residenti.

È proprio sul fronte internazionale che ora Mas cercherà di trasferire lo scontro politico interno. Finora le cancellerie europee ed internazionali non hanno preso posizione, in queste ore rappresentanti della Commissione europea dichiarano che si tratta solo di un “affare interno”, tuttavia gli uffici politici di Bruxelles hanno più volte paventato il rischio di un possibile veto di Madrid in caso di richiesta di adesione all’Unione di uno Stato catalano indipendente. Non pochi paesi hanno voltato il loro sguardo altrove perché impegnati a fronteggiare al proprio interno altri ardori separatisti.

Le vicende politiche di questi ultimi mesi hanno ampliato le distanze tra Barcellona ed Edimburgo. Anche Madrid è apparsa molto lontana da Londra. Il governo britannico si è mostrato dialogante con il processo scozzese. I conservatori del premier Mariano Rajoy continuano a mostrarsi sordi a tutte le istanze catalane, negando ora persino un valore consultivo al “9N”.

Un voto di massa che reclama una via d’uscita politica” titola a nove colonne La Vanguardia, il foglio più letto a Barcellona. Soluzione politica che è da ricercare in un “referendum reale”, con l’avallo della politica internazionale.

Ma si sa, se Bruxelles fa finta di non sentire, Madrid e Barcellona, quando vogliono, parlano lingue diverse.