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Riforma Pa, M5S: “Nel ddl norma che salva Renzi dall’accusa di danno erariale”

Secondo i deputati grillini un emendamento sulla responsabilità amministrativo - contabile dei dirigenti presentato dal relatore Giorgio Pagliari (Pd) è "costruito ad arte per mettere fine ai guai giudiziari del premier", sotto processo per danno davanti alla Corte dei Conti per vicende che risalgono a quando era presidente della provincia di Firenze. E anche Il Sole 24 Ore si chiede quanto ampia sarà questa "esimente politica"

Un emendamento “salva-Renzi” nella legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione. A denunciarlo, chiedendo a premier di “fare immediatamente chiarezza”, è il MoVimento 5 Stelle, secondo cui la proposta di modifica in materia di responsabilità dei dirigenti presentata nei giorni scorsi dal relatore del provvedimento Giorgio Pagliari (Pd) “a prima vista farebbe pensare all’ennesima legge ad personam”, “costruito ad arte per mettere nuovamente fine ai guai giudiziari del premier Renzi”. In particolare il processo per danno erariale in corso davanti alla Corte dei Conti, che al premier contesta la nomina di quattro dirigenti nel periodo in cui era presidente della Provincia di Firenze e “reiterate irregolarità contabili” nei bilanci del comune di Firenze quando ne era sindaco.

L’emendamento incriminato prevede “il rafforzamento del principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, anche attraverso l’esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l’attività gestionale”. Secondo i 5 Stelle, ne deriva che “per ogni danno erariale provocato da un ufficio e/o ente pubblico, la responsabilità esclusiva ricade solo e soltanto sul dirigente stesso e non su chi è a capo dell’ufficio preposto”. Interpretazione su cui, pur lasciando un punto di domanda sull’effettiva portata di questa estensione della separazione tra responsabilità dei politici e dei dirigenti, concorda anche Il Sole 24 Ore. Che in un articolo dal titolo Riforma Pa, spunta la sanatoria per i sindaci nota come nella giurisprudenza della Corte dei conti sia “costante l’applicazione della “esimente politica”, che esclude dalla responsabilità ministri o amministratori locali per scelte che sono il frutto diretto del loro ruolo”. La nuova norma, quindi, “sembra puntare quanto meno ad allargare il raggio d’azione di questa esimente. Di quanto?”, si chiede il quotidiano di Confindustria.

I deputati grillini, invece, hanno pochi dubbi: “Renzi potrebbe essere esente da qualsiasi responsabilità come presidente della Provincia di Firenze e potrebbe far ricadere tutto sulle spalle dei dirigenti e il processo a suo carico automaticamente potrebbe essere cancellato con un tratto di penna”, scrivono sul sito del gruppo alla Camera. Ricordando che la Corte dei Conti  “contesta a Renzi la categoria di inquadramento di quattro persone nello staff” per “un danno erariale di circa 816mila euro”. Vicenda per la quale il 5 agosto 2011 il premier è stato condannato in primo grado (la prossima udienza è stata fissata per il 15 luglio). “La Corte prevede il pagamento di una somma totale di 50mila euro, di cui 14mila a carico di Renzi, i restanti a carico di venti persone fra colleghi di Giunta e funzionari”, ma “alla fine del procedimento, e nonostante la condanna, Renzi attribuisce la responsabilità delle assunzioni contestate dalla Corte dei Conti ai funzionari della Provincia” e “impugna in appello la sentenza. La Corte dei Conti riapre il caso con una prima udienza che si è svolta a settembre 2014”.

C’è poi il caso relativo al bilancio del Comune di Firenze negli anni 2012-2013, cioè “proprio sotto l’amministrazione Renzi”, che presentava “una reiterata irregolarità contabile” legata sempre ad assunzioni che andavano oltre le possibilità del bilancio del Comune.

Tornando ai sospetti di una norma ad personam, il M5s sostiene che già “a giugno 2014 compare la bozza del decreto sulla P.A. con il primo tentativo dell’attuale governo di infilarci una norma ‘salva Renzi’. Colto con le mani nel sacco, il governo affida allo staff di Palazzo Chigi il dietrofront: ‘C’è un errore, lo faremo sparire'”. “Se vogliamo credere che la prima volta si è trattato di un errore in buona fede, questo secondo tentativo, a distanza di così poco tempo, insospettisce e non poco. Per questo – concludono i 5 Stelle – chiediamo al premier Matteo Renzi di fugare ogni dubbio sul fatto che questa norma possa andare, anche indirettamente, a cancellare il suo processo, sanando così i suoi guai con la giustizia”.