“Non è solo il pubblico ministero legittimato a proporre l’azione di responsabilità amministrativa” ed è comunque legittimato a integrare il contraddittorio. Questo anche perché non si “può dubitare della terzietà del giudice”. Inoltre anche se il pm non ha definito “la quota di danno erariale alle parti chiamate in causa”, il giudice può comunque definirle. E infine “l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali operate dalla pubblica amministrazione… non priva la Corte dei conti del potere di controllare”. Queste alcune delle motivazioni della Corte dei conti della Toscana che ha fissato una nuova udienza  il 15 luglio per il premier Matteo Renzi che, insieme ad altre sette persone, è citato in giudizio per il danno erariale che sarebbe stato  provocato dalla nomina di quattro direttori generali, quando era presidente della Provincia di Firenze.

I giudici hanno respinto le eccezioni pregiudiziali presentate dalle difese nell’udienza del 24 settembre, comprese quella sulla prescrizione e sulla nullità dell’atto con cui Renzi è stato citato in giudizio, e hanno aggiornato il processo al 15 luglio, per “ogni decisione nel merito”.  Le contestazioni riguardano un danno erariale stimato fra i 200 mila e gli 800 mila euro, che sarebbe stato provocato, dal 2006 e il 2009, con la nomina e le retribuzioni di un ‘collegio’ di quattro direttori generali della Provincia di Firenze, quando la norma prevede che ve ne sia uno. I primi ad essere stati citati in giudizio furono i quattro direttori generali – Lucia Bartoli, Liuba Ghidotti, Giacomo Parenti e Luigi Ulivieri – e il segretario generale della Provincia, Felice Carmine Strocchia.

In un primo momento, la procura contabile aveva archiviato la posizione di Renzi e di altri. Furono poi i giudici, alla luce
di quanto emerso in una prima udienza del processo, a ordinare il loro “intervento in causa”: oltre a Renzi, l’allora assessore
provinciale Tiziano Lepri e di un dirigente della Provincia Rocco Conte. Nell’udienza successiva, del 24 settembre, la
procura ha ribadito la richiesta di archiviazione per Renzi.