Economia

Cos’è il quantitative easing: gli effetti su tassi, euro, debito e export

Il 22 gennaio la Banca centrale europea ha annunciato un piano di acquisto di titoli di Stato da 60 miliardi al mese almeno fino al settembre 2016. Ecco, nel dettaglio, che cosa accadrà se tutto procede secondo i piani di Mario Draghi.

1- Dalla creazione di moneta al calo dei rendimenti sui titoli  Il quantitative easing consiste nel fatto che la banca centrale va sul mercato, compra titoli di cui sono pieni i bilanci delle banche commerciali e per pagarli crea moneta che immette nel sistema. La prima conseguenza è che il prezzo dei titoli sale (perché c’è più domanda) e il loro rendimento, cioè il tasso di interesse che ogni Stato paga per finanziare il proprio debito, scende. Questo, peraltro, nell’Eurozona è già avvenuto perché i mercati hanno anticipato la mossa di Draghi e si sono mossi di conseguenza. Molti titoli pubblici di Stati europei, a partire da quelli tedeschi a breve termine, offrono ormai da qualche mese rendimenti addirittura negativi. Risultato: scendono gli interessi sul debito. Cioè la zavorra che affossa i bilanci di Paesi come l’Italia.

2- Giù anche i tassi di interesse su mutui e prestiti – A loro volta, poi, i bassi tassi sui titoli pubblici fanno calare anche il rendimento delle altre obbligazioni (quelle di banche e aziende). Alla fine, quel che accade è scendono che tutti tassi, compresi quelli a cui sono indicizzati i mutui. Un fronte su cui le armi “convenzionali” della Bce erano ormai spuntate, visto che il tasso principale di rifinanziamento è già al minimo storico (0,05%) e abbassarlo ulteriormente non avrebbe alcun effetto. Non per niente il 22 la banca centrale lo ha lasciato invariato.

Infografica di Pierpaolo Balani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3- L’euro si deprezza e sale l’inflazione – Il terzo canale di trasmissione è quello che passa attraverso la valuta. Che si deprezza, perché ce n’è molta di più in circolazione. L’euro dovrebbe dunque perdere terreno rispetto al dollaro, favorendo le esportazioni. Al tempo stesso, l’aumento dell’offerta di moneta crea inflazione. Questo è uno degli obiettivi fondamentali di Draghi, visto che la Bce ha come “target” un’inflazione vicina al 2%, mentre ora nell’Eurozona i prezzi sono in discesa. E, come è noto, il calo dei prezzi innesca una spirale negativa per cui le imprese non investono, i consumatori non acquistano e l’economia ristagna. Moneta debole e un minimo di inflazione, insieme, hanno quindi effetti benefici sull’economia reale. Il che dovrebbe anche far crescere l’occupazione.

4- Sale il valore delle case – L’effetto congiunto della riduzione dei tassi sui mutui e dell’aumento della liquidità sui mercati è un aumento del valore delle attività finanziarie e reali, comprese le case. Di conseguenza, i proprietari immobiliari – cioè l’80% delle famiglie italiane – e coloro che hanno investito i risparmi in azioni o obbligazioni societarie si ritrovano più ricchi. E dovrebbero essere indotti a spendere di più.

5- Le banche, alleggerite dai titoli di Stato, hanno più liquidità per fare prestiti o investimenti – Infine, come effetto collaterale, i bilanci delle banche risultano alleggeriti da un eccesso di titoli di Stato. E gli istituti – ammesso che lo vogliano e che la domanda sia ripartita – sono incentivati a usare il denaro incamerato per dare più prestiti. O per investire nel mercato immobiliare e azionario.