Cultura

Colosseo e il progetto di ricostruire l’arena: non trinceriamoci dietro la logica del non fare

L’altra sera ad una cena ho constatato che non si è ancora spenta l’eco della proposta/provocazione del ministro Franceschini sulla ricostruzione dell’arena del Colosseo dal momento che alcuni amici mi hanno chiesto cosa ne pensassi. Premettendo che nessuno di noi, anche con l’orgoglio e la presunzione di avere contribuito anche se minimamente, con i fatti e non con le parole, alla salvaguardia e tutela del nostro patrimonio storico, ha la verità in tasca, ho interloquito con i miei gentili commensali facendo a braccio le seguenti considerazioni che ripeto da oltre 25 anni.

I beni culturali vanno in ogni caso sempre e dovunque salvati valorizzati e tutelati, dovunque vengano attinte le risorse (altro argomento di discussione) e una volta effettuato il loro recupero vanno vissuti.

Paragone che non mi stanco mai di ripetere: l’organismo edilizio è come l’organismo umano, lo si cura per farlo vivere non per chiuderlo in cassaforte, in più l’uso consapevole aiuta la manutenzione ordinaria, che è da sempre l’unico rimedio al non deperimento totale ed al successivo intervento straordinario foriero di costi esorbitanti sia per il pubblico che per il privato.

Premesso tutto ciò, ricordavo che per varie motivazioni la ricerca filologica portata al parossismo o peggio ancora, ricerca di una nuova e “moderna” urbanistica tale da produrre guasti irreversibili quali la polverizzazione della collina Velia come mi ricordava sempre Antonio Cederna, così anche il pavimento del Colosseo fu divelto in nome di una ricerca di verità prima nel 1874 da Pietro Rosa poi successivamente nel 1938 da Luigi Cozzo riportando alla luce gli ipogei (questo in una succinta sintesi).

Gli sterri, a dire il vero, hanno avuto fasi alterne a seconda delle diverse interpretazioni e culture archeologiche che sarebbe troppo lungo e tedioso elencare, ma questo non impedì ad esempio tra il 1939 ed il 1940 di allestire passerelle provvisionali per celebrare i fasti dell’Industria italiana.

Essendo poi impossibile, per motivi oggettivi, ricorrere all’anastilosi, un ulteriore dramma (o quantomeno un acceso dibattito) si scatenerà a proposito dell’intervento che opporrà da una parte i talebani, i rigoristi dall’altra gli interventisti a qualunque costo; certamente il ripristino dell’arena dovrà denunziare la sua contemporaneità mirando alla funzionalità ed anche ad una voluta provvisionalità.

Premettendo che per fortuna non è nella nostra cultura del restauro, il falso storico, assai praticato viceversa in altri Paesi, occorrerà nel caso di adesione alla proposta Franceschini, stimolante ed in linea con la doppia identità e missione del suo Ministero, tutela dei Beni culturali e promozione del Turismo, pensare quindi a come e con quali modalità. Un concorso integrato aperto ad architetti europei cofinanziato dallo stesso attuale munifico sponsor Della Valle, oppure uno studio elaborato dalle Soprintendenze congiunte con l’apporto di studiosi e progettisti.

Il dibattito è aperto e stimolante purché non ci si trinceri dietro logiche retrive del non fare, non decidere e solo polemizzare che uguale danno hanno comportato quanto le manomissioni e il declino ed il dispregio per la bellezza.