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Usa: perché è così difficile accusare un poliziotto di omicidio?

Gli Stati Uniti continuano ad essere un Paese in cui la giustizia si dimostra fallimentare. Numerosi sono i casi in cui i poliziotti accusati di omicidio non vengono incriminati nonostante le evidenti prove. Dopo il caso di Darren Wilson a Ferguson, martedì è stato assolto anche l’agente Daniel Pantaleo che, il 17 luglio scorso a New York, aveva immobilizzato a terra l’afroamericano Eric Garner, con una tecnica vietata chiamata “chokehold”, soffocandolo e portandolo alla morte.

Garner era stato fermato perché sospettato di vendere sigarette di contrabbando e, rifiutandosi di essere arrestato, era stato brutalmente buttato a terra e trattenuto al collo nonostante Garner tentasse di far capire che non respirava. “I can’t breathe, I can’t breathe”, l’aveva ripetuto più volte Eric, ma il poliziotto, come evidente nel video diffuso da tutti i media, ha mantenuto la presa al collo uccidendo così una persona disarmata.

Perché risulta così difficile accusare un poliziotto quando usa la sua forza in modo ingiustificato, letale e soprattutto sleale, imponendo la disciplina fino alla morte? Inquietante pensare che si consideri tutto ciò legale. Ma negli Stati Uniti funziona così. I tribunali americani lasciano agli agenti decidere quale sia l’intimidazione del momento che li porta a esercitare la forza mortale. Anche quando questa viene poi dimostrata come scientificamente sbagliata.

Una minaccia talvolta rafforzata e giustificata dal fatto che negli Stati Uniti ci sono tra i 270 milioni ei 310 milioni di armi. Ormai vendute anche nei grandi magazzini. Quelle giocattolo poi somigliano a quelle vere, e sono entrambe possedute da molti. Questo per il Grand Jury è sufficiente per non vedervi un illecito penale qualora gli agenti si volessero difendere per primi. Strano non esserci però un illecito quando una vittima viene privata dei suoi diritti civili, o della sua stessa vita. Ed è quello che è stato evidentemente deciso per il poliziotto Pantaleo non incriminato per aver ucciso un uomo che certamente non aveva rappresentato una minaccia pubblica. Molto ben sintetizzato dall’editoriale del New York Times in cui si sottolinea ciò che a tutti risulta ovvio: “Lo squilibrio tra il destino del signor Garner, su un marciapiede di Staten Island nel mese di luglio, e la sua presunta infrazione, vendere sigarette sciolte, è grottesco e scandaloso.E non è chiaro perché i giurati non abbiano ritenuto che le accuse penali fossero appropriate”.

La tensione nel Paese è già accesa da settimane a seguito della decisione di lasciare impunito l’agente che uccise Darren Wilson a Ferguson, e dopo che il 24 novembre, un altro poliziotto a Cleveland ha sparato al dodicenne afroamericano Tamir Rice mentre maneggiava una pistola giocattolo all’interno di un parco. Rabbia e proteste comprensibili che continuano a crescere anche a seguito della decisione del Grand Jury di non incriminare il poliziotto che uccise Eric Garner. Sono moltissime le manifestazioni nelle principali città del Paese contro la violenza utilizzata dai poliziotti e contro il razzismo. Tra le scritte sui cartelloni dei manifestanti ce ne è stata una che chiedeva “How do you spell racist?” (Come si scrive razzista?) con sotto la risposta “Nypd” (Dipartimento di Polizia di New York).

Perché in ballo qui c’è anche un evidente atteggiamento razzista di questi poliziotti. Secondo un rapporto dell’Usa Today  che ha analizzato il database dell’Fbi, è emerso che sarebbero circa novantasei omicidi l’anno effettuati da un agente bianco nei confronti di una persona di colore. Queste manifestazioni di rabbia sono destinate ad aumentare anche a seguito della notizia delle ultime ore di un altro caso simile avvenuto a Phoenix: un uomo di colore, Rumain Brisbon, sospettato di spaccio di droga, è stato ucciso da due colpi di pistola di un poliziotto. In tasca però non aveva droga ma solo pillole di paracetamolo.

Il presidente Obama è intervenuto sulla decisione del Grand Jury sostenendo che “in questo Paese fino a quando non tutti saranno trattati in maniera uguale davanti alla legge sarà un problema. E il mio compito come presidente è di risolvere questo problema”. Obama ha anche annunciato un programma per dotare i poliziotti di telecamere indossabili in maniera che episodi simili e le interazioni tra poliziotti e civili vengano registrati. La famiglia di Michael Brown ha sempre sostenuto che il poliziotto Darren Wilson che ha ucciso il loro figlio sarebbe stato incriminato se la loro interazione fosse stata registrata. Per questo chiedono che passi la legge che obblighi i poliziotti ad utilizzare questi dispositivi. Ma qui si apre anche la questione su come impostare le politiche di registrazione in modo che non violino la privacy di entrambi i poliziotti o civili.