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Fusione Unipol-Sai, Fiamme Gialle dai consulenti milanesi. Due indagati

La Procura di Torino riparte dall'indagine sulla correttezza del prezzo in base al quale sono state celebrate le nozze tra le due compagnie i cui bilanci potrebbero essere stati ritoccati per far tornare i conti

Anche la Procura di Torino si interroga sulla correttezza del prezzo in base al quale sono state celebrate le nozze tra Unipol e Fondiaria Sai. Ma lo fa a buoi ormai scappati, nonostante il tema fosse ben più caldo ormai un anno fa, quando l’operazione era ancora in corso e gli stessi magistrati torinesi avevano iscritto nel registro degli indagati il consulente di FonSai, Ernst & Young, che aveva avallato bilanci e relazioni alla base del progetto di fusione tanto caro a Coop, Mediobanca, Consob e Isvap. Un’indagine che non aveva però fermato il voto degli azionisti sulle nozze, con il placet della Commissione di Giuseppe Vegas. Ed ecco che, un anno dopo, i sostituti procuratori Marco Gianoglio ed Eugenia Ghi che hanno recentemente ottenuto l’assegnazione del filone d’inchiesta milanese sulla discussa operazione finanziaria, hanno inviato la Guardia di finanza negli uffici milanesi di Ernst & Young e degli altri consulenti Gualtieri & Associati che ha lavorato per Unipol, oltre che di Boston Consulting. Sono stati anche notificati due avvisi di garanzia per concorso in manipolazione del mercato e falso in bilancio. Uno a Paolo Gualtieri, titolare dello studio Gualtieri Associati, l’altro a Enrico Marchi, il socio di Ernst & Young che ha firmato la relazione per il Tribunale di Torino sulla congruità dei concambi, cioè sulla correttezza del controvalore dell’operazione espressa dal prezzo offerto agli azionisti per le nuove azioni UnipolSai in cambio delle vecchie FonSai.

L’indagine punta a chiarire, anche alla luce dei bilanci d’esercizio 2012 dei gruppi assicurativi interessati, se ci siano state alterazioni nei conti stessi e delle forzature nelle valutazioni societarie, che hanno poi contribuito a determinare il valore della fusione. Un tema che era già scottante a ridosso del via libera dei soci all’operazione. Il 24 ottobre 2013, infatti, sempre dagli atti delle indagini torinesi erano venute a galla delle intercettazioni che avevano aperto uno spaccato inedito e inquietante su come era stato messo a punto il piano di fusione. Documenti non interessanti secondo la Consob che non ha fermato le nozze, ma dai quali emergevano, per esempio a proposito dei conti di Banca Sai, “ingerenze sulla valutazione contabile di alcune specifiche voci (es. immobili) da parte dell’amministratore delegato di Unipol e, dal 5 novembre scorso, di Fondiaria Sai, Carlo Cimbri”, come annotavano le Fiamme Gialle segnalando anche quale era il metodo dell’ad della compagnia delle Coop, la “mutualità dei bilanci“, secondo il responsabile dei documenti contabili di Fondiaria Sai, ascoltato anch’esso mentre lavorava al prezzo del “matrimonio”.

Sullo sfondo c’era poi un altro fascicolo agli atti della Procura di Torino dove era spuntata una mail del 2012 di Pergiorgio Peluso, il figlio dell’ex ministro Anna Maria Cancellieri oggi indagato per concorso in bancarotta, che all’epoca era direttore generale di FonSai. Il messaggio di posta elettronica con allegate le “Considerazioni su criticità bilancio civilistico Unipol 2010”, sottolineava a colleghi, consulenti finanziari e legali che “a quanto pare non siamo gli unici ad avere problemi di solvibilità …” e suggeriva di organizzare una riunione per fare il punto su “quanto stiamo scoprendo”. Un filone, quest’ultimo, che era poi stato approfondito dalla Procura di Milano nella tranche dell’inchiesta che è appena passata a Torino. In particolare sulla situazione della compagnia delle coop il pm milanese Luigi Orsi, secondo quanto emerso a fine maggio 2014, aveva raccolto le testimonianze di coprotagonisti dei fatti, come l’ex commissario Consob Michele Pezzinga, secondo il quale in estrema sintesi, al momento di autorizzare le nozze il presidente della Commissione, Vegas, non volle vedere un potenziale buco di almeno 400 milioni nei conti di Unipol causato dai derivati in pancia alla compagnia.  Lo stesso procuratore milanese aveva inoltre iscritto Cimbri e altri tre manager nel registro degli indagati per aggiotaggio perché “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso diffondevano notizie false sul valore del portafoglio titoli strutturati detenuti da Unipol”.

Oggi l’indagine sembra ripartire proprio su questi due filoni riuniti nel tema dei ritocchi che, mandare in porto le nozze, sarebbero stati apportati da un lato ai conti di Unipol (al rialzo) dall’altro a quelli di FonSai (al ribasso) a tutto vantaggio del compratore. L’attività delle Fiamme gialle è infatti finalizzata alla ricerca dei documenti, delle carte di lavoro e della corrispondenza tra consulenti e referenti societari a partire dal febbraio 2012, quando si iniziarono a ipotizzare i primi rapporti di cambio in relazione alla fusione, poi approvati definitivamente il 22 dicembre 2012. Contestualmente a Torino e a Milano, i magistrati stanno raccogliendo le deposizioni, in veste di testimoni, dei consulenti finanziari che hanno partecipato all’operazione.