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Italicum, paralisi del patto del Nazareno. Renzi a Berlusconi: ‘Basta perdere tempo’

Incontro di due ore a Palazzo Chigi ma la "profonda sintonia" sembra lontana. Il premier propone modifiche e chiede di non perdere più tempo. L'ex Cavaliere ottiene 24 ore, ma ha paura delle elezioni anticipate. Ma soprattutto che il Pd perda la pazienza per la troppa lentezza e riapra il dialogo con il M5s

Il Patto del Nazareno e la profonda sintonia diventano materiale da cineteca: si doveva fare tutto in quattro e quattr’otto e invece siamo fermi all’approvazione di marzo alla Camera. Un testo che ora non vale più nulla. Matteo Renzi lo vuole cambiare, Silvio Berlusconi pure, ma i due non sono d’accordo sul come. Insomma: l’intesa che sembrava fatta di cemento armato si riscopre, quasi 10 mesi dopo, con i piedi d’argilla. E’ stallo completo. Il segretario del Pd ha detto ai suoi che vuole fare presto, che vuole l’approvazione in commissione Affari costituzionali del Senato entro dicembre. Ma dopo essersi incontrato a Palazzo Chigi con l’ex Cavaliere, la fotografia è stata più chiara: lui vuole mettere il piede sull’acceleratore, Berlusconi vuole prendere tempo. In due ore non hanno trovato la quadra su niente. C’è una piattaforma che entrambi sottoporranno ai rispettivi partiti: il leader democratico alla segreteria, il capo di Forza Italia all’assemblea dei gruppi parlamentari. Quali sono gli elementi principali della trattativa? Premio di maggioranza al 40 per cento, ma da valutare se attribuirlo alla coalizione o alla lista. Soglia di sbarramento al 5% per i partiti coalizzati, teste di lista (o anche una quota maggiore) di candidature bloccate, il resto con le preferenze (la proporzione sarebbe 30%-70%).

Il Pd in pressing: “Ancora ritardi? Potremmo rivolgersi ad altre forze”
Il confronto è stato forse quello più difficile tra i due leader. Tanto che il Pd non ha rinunciato a andare in pressing, a mettere alle strette Berlusconi e la sua delegazione. Il vicesegretario Lorenzo Guerini che si è spinto a ricordare che se Forza Italia continuasse a tirarla molto per le lunghe, i democratici potrebbero cominciare a pensare di rivolgersi da qualche altra parte. Per esempio aprire canali di dialogo con il Movimento Cinque Stelle. Anche in quel caso si ripartirebbe da capo, ma trovata la quadra i parlamentari grillini potrebbero essere più compatti.

E Verdini partecipa (ancora) alle trattative
Se dentro al Pd si moltiplicano i malumori per il fatto che sia Denis Verdini a condurre le trattative del Patto del Nazareno, ecco la risposta: l’uomo delle riforme, l’ambasciatore di Berlusconi presso Renzi e la Boschi, plurimputato (da ultimo per la vicenda P3) ha varcato la soglia di Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio e discutere di legge elettorale, riforme istituzionali e, perché no, dei due giudici che il Parlamento deve eleggere per completare la Corte costituzionale (monca di due componenti da 5 mesi). Verdini ha accompagnato Silvio Berlusconi, insieme a Gianni Letta, ed è rimasto negli uffici del palazzo del governo per oltre due ore.

Il caos interno di Forza Italia sulla Consulta
L’incontro tra Pd e Fi, tuttavia, non è andato bene, secondo quanto ricostruiscono le agenzie di stampa: Renzi ha invitato Berlusconi ad accelerare sull’Italicum, ma il leader di Forza Italia ha preso ancora tempo. L’impressione, secondo uno dei partecipanti all’incontro citato dall’Ansa, è che il Pd vorrebbe andare avanti con il patto del Nazareno ma non al prezzo di consentire ai parlamentari di Fi di rallentare tutto. Emblematica, sottolineano ambienti di maggioranza, la vicenda della Consulta che ancora non trova soluzione. Entro una settimana, comunque, secondo fonti parlamentari, sarà tutto più chiaro: “in un verso o nell’altro…”, commenta un parlamentare Pd. E il nodo per la Corte costituzionale è la “scissione perpetua” interna a Forza Italia, che ha bruciato in questi 5 mesi i nomi di Antonio Catricalà, Donato Bruno, Francesco Caramazza e da ultimo Maria Alessandra Sandulli.

Ma Berlusconi teme le elezioni anticipate
E’ chiaro che Berlusconi ha paura di tirare troppo la corda perché le elezioni decreterebbero una volta per tutte la sepoltura di Forza Italia. C’è una cosa che va bene a lui, ma non a Renzi, intanto: la soglia di sbarramento al 5% per i partiti coalizzati. Una quota di voti troppo alta per il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano che secondo tutti i sondaggi arranca poco sopra il 2. Se passare una proposta del genere, dunque, la maggioranza avrebbe più di un problema. C’è invece una cosa che va bene a Renzi, ma non a Berlusconi: il 40% che permette il premio di maggioranza (che porta al 55% dei seggi). E’ chiaro che il Pd è l’unico in questo momento a avvicinarsi alla quota del 40, sia se si trattasse di un premio di maggioranza alla lista sia se si trattasse di un’aggiunta da destinare a una coalizione: per il centrodestra – dove peraltro è un tutti contro tutti – arrivare al 40 sembra un’impresa, almeno ad oggi.

Quota di liste bloccate. Per “eliminare” le minoranze Pd e Fi
Su una cosa invece Berlusconi e Renzi sono d’accordo: sulla quota di liste bloccate. Un modo per entrambi di “sbarazzarsi” delle rispettive minoranze. Renzi con il metodo che lui nega ma che molti osservatori sottolineano: la continua provocazione per stimolare la sinistra a prendere coraggio e togliere il disturbo magari per fare – nel ragionamento del leader del Pd – l’ennesimo partitino destinato all’estinzione. Berlusconi ha invece il problema di Raffaele Fitto. L’ex ministro non a caso anticipa che non è che sta lì a guardare: “Domani (6 novembre, ndr) saremo aggiornati e avremo elementi per poter compiere una valutazione. C’è la necessità di contemperare diverse esigenze, a partire dalla necessità di evitare scelte calate dall’alto, ma penso che un punto di sintesi sia possibile”.

Il peso della questione della legge Severino
E infine, anche se tutti negheranno, sul tavolo è finita inevitabilmente la questione della modifica della legge Severino. Il leader di Forza Italia non ha molto gradito la chiusura del governo – prima del ministro della Giustizia Andrea Orlando e poi il presidente del Consiglio Matteo Renzi – sulla possibilità di modificare le norme anche rispetto alla retroattività (che “annullerebbe”, per così dire, l’ineleggibilità di Berlusconi). Al contrario il Pd vuole limitarsi a prevedere la sospensione dalla carica di sindaco solo in caso di sentenza definitiva e non – come previsto attualmente – già al primo grado, come accaduto a Napoli a Luigi De Magistris.