Musica

Scuola: il piano del Miur contro l’analfabetismo musicale

Nell’ambito delle attività promosse dal Miur per “La Buona Scuola”, è stato presentato dall’ex ministro Luigi Berlinguer, presidente del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, il “Piano nazionale per la musica a scuola”. La proposta prevede un percorso di formazione centrato sul “fare musica tutti” e ribadisce l’importanza della presenza della musica sin dalla scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Nel Piano viene affrontata anche la questione dell’assenza dell’insegnamento della musica nella scuola secondaria di secondo grado, dunque sia nei licei sia nell’ambito tecnico e professionale, e proposta la prosecuzione della pratica musicale, già avviata nelle scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale, nel biennio della secondaria superiore; per gli studenti che vogliono intraprendere la professione musicale sono attivi dal 2010 i licei ad indirizzo musicale, anche se per il loro funzionamento regnano ancora tanta incertezza normativa e direttive contraddittorie e confuse, che investono anche il reclutamento e la formazione dei docenti e le modalità di svolgimento degli esami di maturità.

L’Italia è un paese che ha sempre prodotto direttori d’orchestra, compositori, cantanti e musicisti considerati eccellenze mondiali. E allora perché è così importante studiare la musica anche a scuola? L’educazione musicale si esaurisce con la pratica musicale?

In Italia vi è un diffuso analfabetismo musicale con la conseguenza che se da un lato le sale da concerto e i teatri hanno sempre più difficoltà a riempirsi, dall’altro è facile che persone mediamente colte ammettano candidamente di non riconoscere neppure i più grandi e famosi capolavori musicali. Inoltre, tarda a sdradicarsi la convinzione che conoscere la musica riguardi soltanto il saper fare musica, cioè suonare uno strumento. La conoscenza della musica include anche il sapere musicale che riguarda la comprensione della struttura di un brano, del contesto culturale in cui è stato composto e la sua funzione da porre in connessione con gli altri saperi, dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alla storia dell’arte e perfino con la matematica.

Per comprendere la musica è necessario ascoltarla e non solo eseguirla. Lo ha sottolineato Nicola Piovani in un recente articolo pubblicato da MicroMega (6/2014) nel quale il compositore raccomanda che l’educazione musicale nelle scuole può passare, sì, per lo studio di uno strumento, “ma dovrebbe incentrarsi fondamentalmente sull’abitudine all’ascolto: saper ascoltare è il punto di partenza imprescindibile per qualsiasi attività, e in special modo per la musica”.

Occorre dunque che la scuola promuova accanto alla pratica anche la comprensione dell’opera musicale attraverso l’ascolto, allo scopo di creare un bagaglio culturale generale e in connessione con le diverse aree del sapere per costruire una passione, un interesse per la musica che duri tutta la vita e che sia parte, come ricorda Giuseppina La Face Bianconi in uno dei suoi interventi su questo argomento, di un sapere fondante della formazione culturale del cittadino.

L’insegnamento della musica deve tendere non soltanto all’esclusivo scopo di formare nuovi esecutori, compositori, critici e musicologi. La musica viene eseguita per essere ascoltata: abbiamo bisogno allora di formare spettatori, ascoltatori, pubblico per i concerti e persone che, pur svolgendo un’attività diversa da quella del musicista professionista, sappiano distinguere una buona musica, scegliendo se e quando preferire brani complessi di musica d’arte o più semplici e selezionando consapevolmente l’ascolto nella pluralità di funzioni e generi musicali presenti nella società contemporanea. 

L’obiettivo finale dell’educazione musicale nelle scuole è dunque mettere tutti in grado di conoscere il patrimonio musicale, fornendo agli studenti gli strumenti dell’arte dell’ascolto che consentano loro di cogliere quei nessi che soprattutto in Italia, luogo di scambio, di incontro e di contaminazione, mettono più che altrove in stretta relazione il contesto culturale e artistico con la produzione musicale e il paesaggio sonoro.